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Rimozioni e voci di corridoio. Accuse di tradimenti e nomi che si alternano. Quello che succede nei corridoi di una capitale in guerra e specialmente quando si tratta di nomine e cambi al vertice della sicurezza è inevitabilmente collegabile all’evoluzione del conflitto in cui è coinvolto il governo. E la guerra in Ucraina, che ha visto una serie di rivoluzioni (o presunte tali) anche nelle stanze del Cremlino e dei palazzi del potere russi, non fa certo eccezione.

In queste ore, la notizia principale giunta non dal campo ma da Kiev è proprio quella che riguarda le decisioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di rimuovere dall’incarico il capo del servizio di sicurezza, Ivan Bakanov, e il procuratore generale Iryna Venediktova, colei che doveva raccogliere prove anche per i presunti crimini di guerra commessi dalle forze russe nelle diverse fasi dell’invasione. Una scelta che non è certo passata inosservata, dal momento che se è vero che da tempo si parla di un giro di vite generale su alcuni funzionari statali accusati più o meno di collaborazionismo, una mossa così ferma e soprattutto così diretta verso l’lato indica inevitabilmente un problema all’interno delle forze di Kiev. L’esercito ucraino e i reparti di intelligence hanno indubbiamente mostrato capacità di resistenza di fronte a un’invasione su vasta scala e con una forza, quella russa, evidentemente superiore in termini di numeri e mezzi. Ma ora, da qualche tempo, l’impressione è che qualcosa stia cambiando all’interno della difesa e dell’intelligence ucraina. E questa nuova ondata di procedimenti giudiziari indica che si rafforzano i sentimenti di sospetto e la paura di crollare come sistema amministrativo centralizzato.

Un timore che si ripercuote su due nomi che non sono affatto secondari nella gestione del conflitto anche dal punto di vista politico. Per quanto riguarda la procuratrice Venediktova, in molti si chiedono se la rimozione sia stata dettata da sospetti di collaborazionismo oppure dall’incapacità di raggiungere i risultati sperati da Kiev nella caccia ai militari nemici accusati di crimini di guerra. Al suo posto, in ogni caso, è stato messo il vice procuratore generale Oleksiy Symonenko, cosa che sembrerebbe escludere il sospetto su una rete di traditori più estesa.

Ancora più complessa la vicenda Bakanov, considerato un fedelissimo di Zelensky. Come ricorda il Corriere della Sera, il capo dei servizi sembra aver scontato non solo le forti inimicizie collezionate all’interno dei circuiti del potere di Kiev, ma anche l’artefice della caduta di Kherson con alcune decisioni dei servizi di sicurezza che a posteriori sono considerate a dir poco improvvide. In primis quella di non far saltare il ponte Antonovskiy sul fiume Dnepr. La presa della città, fondamentale tanto per la strategia russa quanto ucraina, è stato un punto di non ritorno nella carriera di Bakanov.

Secondo Ukrinform, l’alto funzionario è stato rimosso in base all’articolo 47 dello statuto disciplinare delle forze armate ucraine per “mancato svolgimento dei compiti di servizio” che avrebbero provocato la morte o una minaccia molto grave alle unità ucraine. Ma sono le parole giunte dallo stesso presidente a fornire un quadro molto dettagliato della complessità della situazione e della profondità di questo colpo all’interno del sistema di difesa ucraino. Zelensky, come riporta l’agenzia ucraina Unian, ha parlato di “sospetto tradimento”, di “azioni criminali documentate”, di un “gruppo criminale che ha lavorato nell’interesse della Federazione russa”. E il giro di vite di 651 procedimenti con accuse di tradimento e collaborazionismo indicano che la rete di sospetti è estremamente estesa. Il posto di Bakanov è stato ora dato a Vasyl Maliuk, il primo vice dell’ex capo dello Sbu. Ma Andriy Smyrnov, vice capo dell’Ufficio del presidente, ha detto – in maniera anche abbastanza curiosa – che la nomina è solo temporanea e che quanto accaduto a Bakanov non è un “licenziamento” ma solo una sospensione per cui poi ci sarà una mozione in parlamento.

Dalla Russia le reazioni sono state soprattutto caratterizzate dall’ironia. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha parlato di queste rimozione come di “denazificazione è in pieno svolgimento”, ricordando così quello che è considerato il principale obiettivo dell’invasione. Segnale di come queste manovre interne a Kiev siano di particolare interesse anche per Mosca, dal momento che ogni nome rappresenta un meccanismo preciso all’interno di un ingranaggio avversario che può scricchiolare o rafforzarsi a seconda delle scelte fatte al vertice.

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