“Puoi dire pure che sono fascista, è più facile”: lo show Trump-Mamdani che nessuno si aspettava

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno avuto un incontro sorprendentemente cordiale alla Casa Bianca. In molti si aspettavano uno scontro frontale tra il leader repubblicano e il giovane politico democratico-socialista; invece, i due hanno dato vita a uno show tipicamente americano, mettendo da parte i toni da guerra civile che dominano il dibattito pubblico statunitense per scambiarsi attestati di stima tanto inattesi quanto bizzarri.

Da una parte, infatti, c’era il giovane sindaco etichettato dai conservatori come un pericoloso “comunista” e “antisemita”; dall’altra il presidente Usa che viene bollato dai liberal come un pericolo per la democrazia. Entrambi, pur partendo da posizioni radicalmente opposte, hanno dato prova – con questo siparietto a tratti surreale – di una straordinaria intelligenza politica. E forse, in quel modo tutto loro, hanno lanciato un messaggio chiaro all’establishment da cui si sentono (e si sono sempre sentiti) estranei.

L’incontro che ha spiazzato l’opinione pubblica americana (e mondiale)

Seduto al centro della scena, Trump ha elogiato a più riprese il giovane sindaco della Grande Mela, arrivando persino a toccargli amichevolmente il braccio mentre lo aiutava a schivare le domande più spinose dei giornalisti, per poi azzardare una previsione sorprendente: “Penso che riuscirà a rendere New York più grande che mai, e se ci riuscirà noi saremo lì a fare il tifo per lui – io per primo farò il tifo”.

Dopo un colloquio privato di 45 minuti definito da entrambi “produttivo” e concentrato sul tema centrale della campagna di Mamdani – l’accessibilità economica della città – Trump ha continuato a sorprendere i presenti: “È diverso dal politico medio, ha davvero la possibilità di fare qualcosa di grande per New York”.

L’immagine dei due ex avversari che si scambiano complimenti e strette di mano sotto le bandiere dell’Oval Office ha rapidamente fatto il giro del mondo, trasformando quella che tutti si aspettavano fosse una visita di cortesia tesa in uno degli incontri più amichevoli e inaspettati dell’intera presidenza Trump.

Trump si è detto in piena sintonia con Mamdani sulla necessità di costruire più case per far scendere gli affitti, mostrando particolare interesse per un approccio “di buon senso” che riduca gli oneri burocratici su costruttori. Tra gli altri argomenti, il caro-bollette e la sicurezza delle strade: il presidente ha lodato la scelta di Mamdani di confermare la dura commissaria NYPD Jessica Tisch.

La distensione siglata da Trump e Mamdani

Come nota la Cnn, non si è trattato solo di complimenti reciproci: Trump sembrava quasi difendere il suo nuovo alleato. Quando un reporter ha chiesto a Mamdani se considerasse ancora Trump un “fascista”, il presidente è intervenuto: “Va bene. Puoi semplicemente dire sì. È più facile che spiegare”. Allo stesso modo, notando che Mamdani aveva chiamato Trump un “despota”, il presidente ha replicato: “Mi hanno chiamato di peggio di un despota”.

Su un tema caldo come le operazioni di deportazione di Trump, criticate da Mamdani, il presidente ha minimizzato: “Non è stato un grande argomento della nostra conversazione”. Nonostante le deportazioni siano state una priorità per Trump a New York per gran parte dell’anno, ha aggiunto: “Lui non vuole vedere crimine, e nemmeno io. Ho pochi dubbi che andremo d’accordo su questo“. In un Paese lacerano dalle divisioni e da un dibattito sempre più polarizzato, un segnale di distensione estremamente importante.

Tra i temi toccati durante la conferenza stampa con i cronisti, anche il Medio Oriente e il conflitto a Gaza. Mamdani ha ribadito, dal canto suo, che Israele sta commettendo un genocidio nella Striscia, sottolineando che i dollari dei contribuenti americani starebbero contribuendo a finanziarlo. Trump, tuttavia, ha provato a togliere le castagne dal fuoco precisando di non aver discusso con il sindaco di Ny della promessa di quest’ultimo di arrestare il premier Benjamin Netanyahu nel caso in cui mettesse piede nella Grande Mela. Reazione di Trump a queste parole “oltraggiose” per Israele? Nessuna.

Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!