Migliaia di persone, in particolare giovani e studenti, si sono riversate per le strade in Serbia per protestare contro l’elezione di Aleksandar Vucic. Il premier uscente, rieletto con una maggioranza del 55% al primo turno, è diventato oggetto di manifestazioni di dissenso che, per la vita politica serba, sono da considerare effettivamente imponenti. In molte città serbe, in particolare a Belgrado, da giorni i manifestanti scendono in piazza e continuano a organizzarsi per contestare l’esito del voto. A detta di molti, le votazioni sarebbero frutto di manipolazioni del voto, di brogli, che dimostrerebbero il dispotismo di cui è accusato il premier Vucic.In queste manifestazioni, si nasconde la profonda spaccatura sociale che sta vivendo tutte la nazionale in questi ultimi anni. Una divisione generazionale molto sentita in tutti i Paesi dell’Europa orientale e balcanica, che vede nel rapporto con i giovani uno dei più gravi problemi quanto a tenuta del tessuto sociale. Basta vedere le immagini elle strade di questi giorni per comprendere come la maggioranza dei manifestanti sia rappresentata da giovani studenti. Tra loro, una larga fetta è quella dai cosiddetti “millenials”, i giovani nati e cresciuti negli anni Duemila, che si sentono completamente fuori da una politica che non sembra voler essere permeabile alle loro necessità di cambiamento. Non a caso, la protesta è nata più o meno spontaneamente proprio dai social network, da Facebook. La piattaforma, utilizzata in larghissima parte dai giovani e giovanissimi serbi, è divenuta negli ultimi mesi il catalizzatore del malcontento popolare.A questo carattere scomposto e giovanile delle proteste, si collega un non chiaro scopo politico di queste manifestazioni di dissenso. Per ora, l’unica certezza è rappresentata dalla volontà di far cadere Vucic, paragonato da molti studenti a quel Milosevic di cui in molti nulla ricordano se non per i racconti dei genitori e per i traumi della guerra.Per ora l’opposizione politica al governo Vucic non ha preso possesso delle piazze, che sembrano pertanto rimanere dei teatri di dissenso senza un chiaro colore politico. Le opposizioni, pur consapevoli della loro possibilità di ottenere il favore delle strade, sanno anche che il premier vincitore alle urne ha dalla sua parte una grande parte del popolo serbo. Proprio per questo motivo mentre alcuni partiti hanno tentato subito la scalata della piazza, Jankovic, leader dell’opposizione indipendente con il maggior numero di voti (16,3%), ha mantenuto per ora un profilo molto basso. L’intento è di rendere la protesta più solida e strutturarla incanalandone il malcontento in un voto nei suoi confronti.Finora, le proteste hanno mantenuto un tono pacifico. Lo stesso premier Vucic ha voluto spegnere immediatamente il fuoco dell’odio politico, affermando anzi che la protesta è segno di democrazia, contrariamente a quanto vogliono far credere i manifestanti riguardo alla sua presunta dittatura. Il premier eletto ha voluto rassicurare della tenuta del suo governo ed ha anzi confermato la sua volontà di continuare nel processo di riforme già iniziato nel precedente mandato.Vucic ha del resto stravinto le elezioni, essendo il primo degli eletti in ogni distretto elettorale serbo. Le proteste, che pure stanno iniziando a diventare eccessive per gli standard della democrazia serba, non hanno scalfito il suo appoggio elettorale. Perché se a Belgrado e altri centri più sviluppati i giovani e gli universitari hanno fatto breccia nella neonata classe media serba, dall’altra parte c’è tutto un mondo rurale ma anche di operai e classe medio-bassa che vede in Vucic un fattore di stabilità. Una stabilità che è il desiderio soprattutto dalla Serbia più profonda.La stessa comunità internazionale, per ora, proprio perché si sente sicura dalla vittoria di Vucic, non è intervenuta sulle proteste di piazza. Europa e Mosca sono entrambe soddisfatte della vittoria del premier uscente alle elezioni e l’Occidente, questa volta, non sembra interessato a mettere mano al finanziamento alle proteste. La Serbia è uno Stato ancora fortemente avverso alle politiche di Bruxelles e della NATO e i semi della discordia che molto spesso i Paesi occidentali hanno piantato in vari Stati, qui sembrano non avere terreno fertile. Ma a queste motivazioni sociali, prevale soprattutto il desiderio di tutte le potenze coinvolte nei Balcani a non far esplodere il dissenso in un Paese come la Serbia. Vucic garantisce stabilità e si sente sicuro di poter controllare la situazione.A questa sicurezza di Vucic fa però da contraltare l’annuncio da parte della Commissione elettorale centrale della necessità di ripetere il voto in almeno otto seggi. Questo significa che almeno diecimila serbi dovranno tornare alle urne l’11 di aprile. Non saranno certo questi diecimila a cambiare la percentuale di voti ottenuti da Vucic, ma è comunque un segnale di come ci sia effettivamente coscienza anche in seno all’amministrazione di Belgrado di alcune stranezze nel processo democratico. 

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