L’Iran è in fermento dal settembre 2022. Da quando cioè si è diffusa la notizia della morte di Mahsa Amini, giovane arrestata per non aver indossato correttamente l’hijab. Da allora tutte le tensioni interne alla società iraniana sono divampate coinvolgendo intere classi sociali e diverse minoranze etniche. Teheran ha risposto con la repressione, arrivando anche ad eseguire anche condanne a morte. Ma le proteste e le sollevazioni continuano.
Il detonatore delle proteste: la morte di Mahsa Amini
Tutto è iniziato quando, il 16 settembre 2022, si è diffusa la notizia della morte a Teheran di Mahsa Amini. Di origine curda, la giovane aveva solo 22 anni ed era stata arrestata dalla polizia morale per aver indossato in modo “improprio” l’hijab. Ossia il copricapo che ogni donna in Iran, dopo la rivoluzione islamica e dopo un’apposita legge introdotta nel 1983, è obbligata a portare.
La morte di Mahsa Amini ha subito generato rimostranze da parte di alcuni gruppi di giovani studentesse. A cui, poco dopo, si sono aggiunti altri movimenti radunati nelle piazze della capitale iraniana. A rendere possibile l’organizzazione delle proteste, è stato il fitto passaparola sui social.