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In Giappone cresce il malumore contro gli immigrati. Anche se la percentuale di persone nate all’estero si aggira intorno al 3% della popolazione totale, pari a circa 4 milioni di stranieri rispetto ai quasi 121 milioni di autoctoni – un rapporto, per esempio, più basso del 15% presente negli Usa – la sopportazione dei cittadini giapponesi sembrerebbe essere arrivata al limite.

La riprova sta nelle manifestazioni organizzate in gran parte del Paese al grido di “Nihonjin First“, ossia “Prima i giapponesi“, uno slogan sbandierato da piccoli partiti di estrema destra, un tempo irrilevanti ma adesso sempre più rumorosi, almeno a livello sociale.

È il caso del partito Yamato, che ha trasformato le tensioni sociali di Kawaguchi, una città a nord di Tokyo diventata l’epicentro della retorica anti stranieri a livello nazionale, nell’occasione giusta per inveire contro la criminalità e gli immigrati. “Mi batto affinché le donne possano tornare a camminare da sole in città di notte”, ha dichiarato il presidente Yusuke Kawai.

Basta stranieri

Il Giappone è un Paese da sempre restio all’immigrazione e interessato a salvaguardare la propria cultura nazionale. Negli ultimi anni, tuttavia, è successo qualcosa che ha spinto l’elettorato nipponico sempre più a destra, verso l’angolo estremo, dando voce e forza politica a partiti apertamente xenofobi.

Il governo, che si regge su una coalizione guidata dal Partito Liberaldemocratico, è stato costretto ad inasprire i controlli sull’immigrazione per evitare di perdere ulteriori consensi, oltre a quelli già evaporati in occasione delle ultime sfide politiche.

A Kawaguchi, una città di 600.000 abitanti dove è presente una fiorente industria metalmeccanica, la popolazione è in calo – come del resto in tutto il Paese – mentre la percentuale di residenti nati all’estero è in crescita e ha raggiunto il 7,32% del totale. Chi sono questi stranieri? Come ha spiegato Le Monde si tratta di cinesi, coreani, vietnamiti, ma anche nepalesi e curdi. Tutti arrivati qui per costruirsi una vita, attratti dagli affitti moderati e dalla vicinanza a Tokyo (raggiungibile in una mezz’ora di treno).

Nel mirino delle critiche è finita in particolare la comunità curda, composta da circa 2.000 persone, per lo più impiegate nel settore del riciclaggio dei materiali. A far esplodere le tensioni è stato un episodio avvenuto nel 2023: una rissa scoppiata davanti all’ospedale di Kawaguchi, scatenata da alcuni membri della stessa comunità, in seguito a una disputa legata a un caso di adulterio. A questo si sono aggiunti altri gravi fatti di cronaca, tra cui diverse aggressioni sessuali ai danni di studentesse delle scuole medie.

Il rigurgito xenofobo del Giappone

La pentola a pressione di Kawaguchi ha esacerbato la crescente ostilità del Giappone verso gli stranieri, che in precedenza era rivolta principalmente contro coreani e cinesi. Questo sentimento, tra l’altro, è stato alimentato anche da un rapido aumento del numero di immigrati nel Paese: 3,7 milioni registrati nel 2024 rispetto ai 2,2 milioni del 2014. Il motivo è presto detto: gli stranieri sono richiesti dalle aziende che affrontano carenze di manodopera.

Anche se in realtà non ci sono indicazioni nei dati della polizia di un aumento dei crimini e dei reati commessi dagli stranieri, per un elevato numero di giapponesi la misura è colma. Un programma governativo mal spiegato della JICA, l’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale, che proclamava la creazione di “città natale” per quattro paesi africani – Nigeria, Ghana, Tanzania e Mozambico – nelle città giapponesi, ha scatenato un ulteriore putiferio.

I social sono intanto inondati di resoconti di violenze commesse in Europa e negli Stati Uniti da membri di gruppi minoritari, nonché dalla retorica populista del movimento MAGA di Donald Trump. A proposito: l’attivista politico statunitense Charlie Kirk, che aveva visitato il Giappone diverse volte e che è stato assassinato il 10 settembre, è stato commemorato dall’estrema destra giapponese.

Nel frattempo Sanseito, il partito di estrema destra guidato da Sohei Kamiya, continua a crescere sull’onda di due concetti chiave: “Prima i giapponesi” e “Stop alla silenziosa invasione di stranieri”.

Sohei Kamiya, leader del partito Sanseito

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