“Pronto, sono Crosetto!”: la Totòtruffa ai Vip in salsa IA

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Un telefono che squilla, un numero sconosciuto, dall’altra parte della linea la voce del ministro Guido Crosetto e di funzionari del suo staff che chiedono un esborso da capogiro: in ballo la sicurezza nazionale. Perfino la vita di giornalisti italiani rapiti in nonsisbenedoveinMedioOriente, facendo leva sul drammatico precedente di Cecilia Sala.

Una foto combo mostra le vittime di una truffa in cui si è usato il nome del ministro della Difesa Guido Crosetto. Prima fila da sx: Massimo Moratti, Marco Tronchetti Provera, Diego Della Valle
Seconda fila: Giorgio Armani, Lucia Aleotti, Pietro Gussalli Beretta (ANSA).

Così, di fronte alla possibilità di salvare vite e avere la gratitudine in pectore della Repubblica, i nababbi nostrani sembrano non pensarci due volte e mettono mano alle raffinate tasche sborsando senza fiatare il loro argent de poche. Nelle mire della febbre filantropica Giorgio Armani, Esselunga, Luxottica-famiglia Del Vecchio, la famiglia Caprotti, le famiglie Aleotti (gruppo Menarini) e Beretta. L’apice viene raggiunto dall’imprenditore Massimo Moratti, che versa quasi un milione di euro. A rivolgere gli appelli ai facoltosi italiani, fra i tanti, un certo generale Giovanni Montalbano (e ci mancherebbe avesse esordito con “Montalbano sono!“), che richiedeva di versare soldi su conti esteri, giustificando la richiesta col fatto che lo Stato non avrebbe potuto versare direttamente denaro ai sequestratori e trattare con loro. Le somme sarebbero state restituite attraverso un bonifico della Banca d’Italia, con tanto di gratitudine eterna di Roma. Come tutto questo potesse avvenire in maniera fluida nel Paese che promette di tracciare anche i risparmi della casalinga di Voghera, non è dato sapere.

Scrive lo Zingarelli alla voce “buonsenso“: “la capacità di comportarsi con saggezza e senso della misura, attenendosi a criteri di opportunità generalmente condivisi”. Il bon sens, good sense, gesunder Mensschenversand, “norma ideale” kantiana, la “chose du monde la mieux partagées” per Cartesio dei Discours: l’equivalente dell’uso della ragione. Quella che ha utilizzato un famoso imprenditore che ha alzato la cornetta per chiedere conto di una telefonata della segreteria del Ministro per avere un suo contatto. Tramite dei suoi conoscenti, si rivolge a uno dei collaboratori di Crosetto, un generale dei Carabinieri, che chiede al ministro l’autorizzazione a poter dare il suo numero cellulare. Lì la scoperta della mandrakata in salsa IA.

Scusi se la disturbo signor ministro, io volevo sapere, ma ieri ho parlato con lei?”.

“No non ci siamo mai sentiti, non ci conosciamo, mai sentiti”.

“Ah lo sapevo, mi era sembrato”.

Il ministro denuncia, però…

Da lì il racconto della vicenda. I Carabinieri. Il caso. Il polverone.
Mentre il ministro, vittima suo malgrado, formalizza la sua denuncia, dai primi accertamenti nelle indagini coordinate dal Pm Giovanni Tarzia della Procura guidata da Marcello Viola e condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri, vien fuori un conto di un istituto di credito olandese, che ora è stato congelato grazie alla cooperazione internazionale e dopo la sua denuncia. Il denaro versato sul conto olandese sarebbe poi stato trasferito ad Hong Kong, regno di matrioske finanziarie.

La vicenda, al di là dei toni tragicomici, è agghiacciante per due ordini di motivi. Il primo, non è difficile intuirlo, riguarda i pericoli dell’IA. L’intelligenza artificiale, nonostante la sua giovane età, sta producendo una tale quantità di raggiri, truffe, deep fake da far tremare i polsi per il mondo da “La regola del sospetto” che sta plasmando di giorno in giorno. Con pochi click si è in grado di fare credere tutto a chiunque con l’aggravante – si pensi alle fake news – che pur in presenza di smentite e controlli incrociati che mostrano il vero a intervenire tranchant arriva lei: la post verità. Il grande male della modernità.

Il secondo, il più grave. La segreteria di presidenza del gruppo farmaceutico Menarini è fra quelli che ha ricevuto una telefonata in cui un presunto collaboratore di Crosetto avrebbe parlato di “questioni di sicurezza nazionale” e di una cosa “urgente”, promettendo che “la Repubblica ringrazierà”. Ma Luisa Aleotti non è chiunque, bensì vicepresidente di Confindustria, e la sua segretaria si è chiesta perché il Ministero non ci avesse messo qualche secondo a trovare un contatto diretto. Stessa cosa per Giorgio Armani: la sua scaltra segreteria chiede una richiesta scritta da parte del ministero, mai arrivata. La famiglia Gussalli Beretta, o meglio, il presidente della holding, Pietro, conosce il ministro. Una volta ricevuta la richiesta, l’imprenditore chiama Crosetto. Storia simile per Della Valle, Tronchetti Provera, Bertelli e altri.

Come è mai possibile che l’ex presidente dell’Inter, patron della Saras e della Sarlux, sborsi un milione di euro per via di una “semplice” telefonata di un fake-Crosetto? Senza alcun controllo incrociato, senza un’esitazione, un dubbio. E non si tratta della truffa telefonica “Papà ho perso il telefono, mi chiami?”. Non solo, ricordiamo che se un Mario Rossi qualsiasi va in banca e compie un’operazione sopra i diecimila euro dal suo conto corrente e con soldi suoi, come minimo gli si controlla anche la glicemia. “Sembrava vero, questi sono bravi e uno non se l’aspetta”, si difende Moratti, in quanto parte lesa. Sì, saranno pure stati bravi, ma sei Massimo Moratti, non Giggino o’ zuzzuso…