Gli scaffali dei suoi uffici parlamentari a Tokyo sono pieni di modellini in plastica di navi e aerei militari. È appassionato, o meglio ossessionato, da qualsiasi tematica faccia riferimento alla Difesa. “Riporterò in auge un Giappone vibrante, dove le persone possano vivere con un sorriso”. Parola di Shigeru Ishiba, il nuovo leader del Partito Liberal Democratico (Ldp) al governo in Giappone. Ishiba ha vinto le elezioni presidenziali interne al partito sconfiggendo al ballottaggio il ministro della sicurezza Economica, la signora Sanae Takaichi, con 215 voti contro 194.

Veterano della politica, 67 anni, la prossima settimana verrà nominato primo ministro dopo un voto parlamentare. Sostituirà Fumio Kishida come leader nazionale. Dal momento che il Ldp ha la maggioranza parlamentare, infatti, chiunque avesse vinto la tornata elettorale sarebbe diventato primo ministro.
L’incombenza toccherà dunque all’ex ministro della Difesa, che per quattro volte aveva tentato di scalare i vertici della sua formazione politica, e che adesso guiderà il partito alle prossime elezioni legislative (in programma nel 2025).
Shigeru Ishiba ai raggi X
In Giappone, in una cultura politica che premia il conformismo, Ishiba è da tempo considerato una sorta di outsider. Ha infatti più volte criticato il Partito Liberal Democratico, e questa disponibilità a “parlare apertamente” lo ha reso tanto una mina vagante in seno al suo stesso partito, quanto apprezzabile agli occhi del pubblico pubblico e di una nutrita base di elettori.
In ogni caso, Ishiba siede nell’ala più progressista del partito conservatore che ha governato il Paese, quasi ininterrottamente, sin dal 1955. La sua esperienza in politica interna ed estera lo hanno probabilmente portato ad ottenere la vittoria.

Ishiba è entrato in parlamento nel 1986 dopo una breve carriera in banca. In tempi recenti era stato messo in disparte da Kishida, diventando una voce dissidente in seno al Ldp. Si è più volte ribellato a politiche quali l’aumento dell’uso dell’energia nucleare e ha criticato il suo partito per non aver permesso alle coppie sposate di usare cognomi separati.
“Considero questa la mia battaglia finale”, ha affermato Ishiba un mese fa lanciando la sua campagna in un santuario shintoista nella prefettura rurale di Tottori, dove suo padre era governatore e dove lo stesso Ishiba aveva iniziato la carriera politica alla fine degli anni Ottanta, all’apice della rapida crescita dell’economia del Giappone. Nel corso della sua attività politica (38ennale), ha ricoperto diversi incarichi chiave, tra cui quelli di segretario generale del Ldp (dal 2012 al 2014), ministro dell’Agricoltura (dal 2008 al 2009) e della Difesa (dal 2007 al 2008).

Un conservatore progressista
Ishiba, acerrimo rivale del defunto premier Shinzo Abe, ha promesso di spostare alcuni ministeri e agenzie governative fuori da Tokyo per aiutare a far rivivere le regioni moribonde del Giappone. Ha anche proposto di istituire un’agenzia per supervisionare la costruzione di rifugi di emergenza in tutto il Giappone soggetto a calamità naturali.
Da sempre considerato esperto di politica di sicurezza nazionale, Ishiba sostiene un Giappone più assertivo e al contempo in grado di ridurre la dipendenza dal suo alleato di lunga data, gli Stati Uniti, in una posizione che potrebbe complicare i rapporti con Washington.
Durante la campagna elettorale per ottenere la leadership del Ldp, per esempio, ha chiesto che il Giappone potesse guidare la creazione di una “Nato asiatica” per respingere le minacce nordcoreane e cinesi, un’idea subito respinta dagli Usa perché ritenuta troppo affrettata.
E ancora: ha lasciato intendere di voler chiedere una maggiore supervisione delle basi situate a Okinawa, dove è concentrata la maggior parte delle truppe statunitensi in Giappone. Vorrebbe anche che Washington desse voce in capitolo a Tokyo su come usare le armi nucleari in Asia.

