ISCRIVITI ALLE ANTEPRIME GRATUITE
SCOPRI I NOSTRI CORSI

C’è chi lo definisce l’ “architetto di Narendra Modi” per evidenziare il suo ruolo chiave nello scandire, e forse persino realizzare, l’agenda politica del primo ministro dell’India. Altri ancora lo considerano il “Richelieu” dell’uomo più importante del Paese, il suo confidente, gran consigliere e addirittura tutore ed erede prescelto.

Amit Shah ricopre attualmente le cariche di ministro degli Interni e della Cooperazione, ma in realtà questo attempato signore di 61 anni incarna un potere molto più grande. È stato al fianco di Modi per 40 anni, per il Guardian è il “secondo uomo più potente dell’India” e starebbe rimodellando la nazione in maniera radicale.

Entrambi nazionalisti indù, i Shah e Modi hanno lavorato insieme nei governi nazionali o provinciali per più di due decenni, a partire dal loro Stato nativo, il Gujarat, diventato la roccaforte del Bharatiya Janata Party (BJP), il partito ultra nazionalista che sta plasmando la nuova India (sempre più etnocentrica e meno pluralista).

Shah è stato presidente del BJP dal 2014 al 2020, anni duranti i quali avrebbe consentito al partito di ottenere il predominio politico, tanto a livello locale quanto nazionale, e spianato la strada all’ascesa di Modi. Non a caso, quando vinse il secondo mandato nel 2019, il primo ministro indiano si presentò alla prima conferenza stampa ufficiale senza rispondere alle domande dei giornalisti. Modi rilasciò soltanto una breve dichiarazione. Indicando l’allora presidente del partito Shah, seduto accanto a lui, disse: “Sono un soldato disciplinato del BJP e il presidente (che in quel periodo era proprio Shah) è tutto per me”.

Amit Shah e, dietro di lui, Narendra Modi

Un passato ambiguo

Il passato di Shah è avvolto nell’ambiguità. Nel 2010 il Central Bureau of Investigation (CBI), l’equivalente indiano dell’FBI, era impegnato ad indagare su alcuni strani omicidi: cittadini uccisi dalla polizia con l’accusa di essere estremisti islamici o di appartenere a gruppi radicali.

Il CBI accusò Shah di rapimento, estorsione e omicidio, sostenendo, in un caso specifico, che gli ufficiali che avevano ucciso due civili indiani, Sohrabuddin Sheikh e sua moglie, Kausar, stessero lavorando su ordine di Shah. Fu emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti, lui eluse l’arresto per quattro giorni, prima di riemergere in una conferenza stampa negando ogni illecito. Disse alla stampa di essere vittima di una caccia alle streghe politica, orchestrata dal governo centrale, che all’epoca era gestito dal partito del Congresso Nazionale Indiano, rivale del BJP.

Servì a poco, perché Shah trascorse tre mesi in galera per poi essere rilasciato su cauzione. Nei mesi seguenti i quotidiani indiani pubblicarono testimonianze accusandolo di aver gestito un racket di estorsioni tramite la polizia di Stato. Quattro anni più tardi, nel 2014, ogni accusa contro Shah fu improvvisamente ritirata. Che cosa stava succedendo? All’inizio di quell’anno si erano tenute le elezioni nazionali e il CBI stava rispondendo a un nuovo governo a Delhi, guidato dall’ex primo ministro del Gujarat, al cui fianco Shah ha trascorso tutta la sua vita adulta: Narendra Modi…

L’uomo ombra di Modi

Shah e Modi si sono incontrati per la prima volta negli anni ’80 tra le file del BJP. Nei successivi 40 anni, il primo ha svolto i ruoli di confidente, consigliere, ed esecutore di Modi. Ne è diventato l’ombra assoluta. “Oggi, dal cuore del potere a Delhi, Mr. Shah è responsabile della politica interna dell’India, comanda la forza di polizia della capitale e supervisiona l’apparato di intelligence dello Stato indiano. È, in parole povere, il secondo uomo più potente del Paese”, ha tagliato corto il Guardian.

Insomma, negli ultimi dieci anni il signor Shah ha plasmato l’India seguendo l’ideologia nazionalista indù del BJP: l’Hindutva, per la quale l’India e la sua cultura non sarebbero nient’altro che la massima manifestazione dell’induismo. Ecco che, mentre Modi è impegnato a tessere alleanze geopolitiche, accogliere capi di Stato stranieri, favorire investimenti, Shah si occupa dei dettagli interni al Paese, di proteggere il suo partner, di fungergli da scudo.

I conduttori dei notiziari, intanto, ringraziano Shah per aver “onorato” il loro palco e i giornalisti evitano di interrompere i suoi monologhi durante le interviste. Il motivo? Il presunto uso da parte del governo indiano di spyware israeliani per prendere di mira giornalisti, attivisti e critici. L’immagine di Shah nell’immaginario pubblico coincide dunque con quella di un uomo che conosce i segreti di tutti. “Bisogna davvero pensare a come parlare di Amit Shah. Le cose che vale la pena di dire non possono essere realmente dette o pubblicate”, spiega chi ha avuto a che fare con lui.

Nel 2016, Shah ha confidato al giornalista Patrick French di aver trascorso gran parte della propria adolescenza, vissuta nel Gujarat, frequentando la shakha (scuola) locale dell’RSS (Rashtriya Swayamsevak Sangh), l’organizzazione nazionalista indù che ha come ala politica il BJP. Quando la sua famiglia si trasferì ad Ahmedabad, allora capitale del Gujarat, il 17enne Shah incontrò Modi. Il futuro primo ministro aveva il doppio dei suoi anni e “Modi era responsabile di tre distretti RSS nel Gujarat, tra cui la città di Ahmedabad. Aveva formato migliaia di lavoratori”. Non si sarebbero più politicamente persi di vista.

Certo, a differenza di Modi, che ama mitizzare la propria esistenza, di Shah sappiamo pochissimo. Se non che è un indù kattar, parola hindi che letteralmente significa “di ferro” e che suggerisce la condivisione di un fondamentalismo violento. Quello che, a detta dei loro detrattori, Modi e Shah starebbero mettendo in pratica per cambiare il volto dell’India.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto