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Politica

Profili: Wang Huning, il consigliere di Xi che vuole avvicinare Taiwan alla Cina

Xi avrebbe affidato al suo principale consigliere, Wang Huning, la delicata gestione delle relazioni politiche tra Cina e Taiwan.

Wang Huning ha svariati soprannomi: il Kissinger della Cina, il Cardinale Richelieu di Xi Jinping, l’eminenza grigia del Partito Comunista Cinese (Pcc), il Rasputin d’oltre Muraglia. Sono tutti epiteti affascinanti, ma risultano ancor più utili per tratteggiare il profilo del più importante teorico politico della Cina odierna. Questo misterioso 69enne, infatti, ha plasmato i concetti chiave sbandierati dai due predecessori di Xi: la “Teoria delle tre rappresentanze” di Jiang Zemin e la “Prospettiva scientifica sullo sviluppo” di Hu Jintao. È quindi diventato il demiurgo del pensiero dello stesso Xi, ha accompagnato le idee dell’attuale presidente cinese fino a farle inserire prima nello Statuto del Pcc, poi nella Costituzione.

Non solo: Mr. Wang è stato confermato (da Xi in persona ovviamente) nel ruolo di membro della potente Commissione permanente del Politburo, il massimo organo decisionale cinese composto da sette persone (Xi incluso) che riunisce gli alti funzionari più importanti del Paese.

La mente di Wang per risolvere il rebus Taiwan

Che cosa c’entra Taiwan con Wang Huning? Semplice. Xi, che si fida ciecamente di Wang, avrebbe affidato al suo principale consigliere la delicata gestione delle relazioni politiche tra la Cina e Taiwan: la “provincia ribelle” che Pechino intende riunificare. Non è un caso che Wang figuri anche come vicepresidente del cosiddetto Central Leading Group for Taiwan Affairs, un gruppo di coordinamento delle politiche interne del Comitato centrale del Partito comunista cinese incaricato di supervisionare e coordinare la politica di unificazione della Cina nei confronti di Taiwan.

Dopo aver perfezionato le dottrine del Pcc, e dato forma alle teorie che il Partito ha messo (e metterà) in pratica, all’ex professore di politica internazionale della Fudan University toccherà portare a termine una missione ancor più decisiva per il futuro della Cina.

I funzionari taiwanesi non hanno dubbi: Wang sta supervisionando gli sforzi del Dragone per approfondire l’influenza cinese sull’isola.

Un nuovo piano ideologico

Pare che Wang stia cercando di capire quale sia la strategia migliore da impiegare per fare breccia nel cuore della società taiwanese, per trasformare il rifiuto dei cittadini di Taipei nei confronti della Cina in attrazione, oltre che per rafforzare i legami culturali di Taiwan con la terraferma.

Negli ultimi mesi, intanto, il consigliere di Xi ha corteggiato decine di membri del Kuomintang il partito nazionalista taiwanese all’opposizione, favorevole all’esistenza di legami più forti tra l’isola e la terraferma – e interrogato molti dei suoi membri per capire quanti (e chi) di loro provenisse da famiglie fuggite dalla Cina continentale nel 1949.

La sensazione è che Wang abbia intenzione di isolare il presidente taiwanese William Lai e il Partito Democratico Progressista al potere, e al contempo di influenzare l’opinione pubblica dell’isola con messaggi mirati.

Per esempio, Wang ha smesso di utilizzare la formula politica di “un Paese, due sistemi”, e cioè il concetto impiegato dalla leadership del Pcc per convincere Taiwan a farsi assorbire da Pechino. Al contrario, l’ideologo di Xi parla di un generico “piano globale per Taiwan”.

Due dei nuovi pilastri del suddetto piano includerebbero l’espansione degli scambi interpersonali tra le due parti dello Stretto e l’offerta di incentivi economici a gruppi di pressione taiwanesi desiderosi di aderire (o almeno di non opporsi) alle rivendicazioni cinesi sull’isola.

Più che con i missili e le navi da guerra, per completare la riunificazione del Paese la Cina vuole affidarsi al “potere morbido” incarnato dal suo ideologo di punta.

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