Prosegue l’ascesa inarrestabile di Elise Stefanik. La 40enne deputata di Albany, New York, è stata infatti scelta dal presidente eletto Donald Trump quale prossima ambasciatrice presso le Nazioni Unite, secondo quanto annunciato dallo stesso tycoon sui social. “Sono onorato di nominare Elise Stefanik come ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite nel mio governo. Elise è una combattente incredibilmente forte, tenace e intelligente per l’America First”, ha dichiarato il presidente eletto repubblicano in un comunicato.
Stefanik ha detto di sentirsi “davvero onorata” dall’annuncio. “Sono pronta ad avanzare il programma di restaurazione di Donald J. Trump, riportando l’America First e la leadership di pace attraverso la forza sulla scena mondiale, dal primo giorno alle Nazioni Unite”, ha affermato. Ma chi è, davvero, Stefanik?
Chi è la deputata trumpiana
Se escludendo l’ex Segretario di Stato Mike Pompeo e l’ex ambasciatrice all’ONU Nikky Haley Trump ha dato una spallata alla fazione più “neoconservatrice” del partito repubblicano, quella stessa corrente di pensiero, se così possiamo definirla, ritrova in Stefanik certamente un “falco” della politica estera statunitense e un punto di riferimento. La deputata repubblicana è stata infatti una ferrea sostenitrice di Israele nella sua risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre e ha preso più volte posizione contro l’antisemitismo nei campus universitari degli Stati Uniti. Il giorno prima delle elezioni presidenziali, la deputata del Gop ha ribadito il suo appello per il blocco dei finanziamenti all’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente, sostenendo che sia stata infiltrata da Hamas.
Commentando la risoluzione approvata dalle Nazioni Unite il 18 settembre scorso, Stefanik ha affermato che si tratta di una risoluzione “vergognosa e antisemita, in cui si chiede a Israele di arrendersi a terroristi barbari che mirano alla distruzione sia di Israele che degli Stati Uniti“. Ancora una volta, ha rimarcato la deputata in quell’occasione, “l’ONU espone apertamente il suo pregiudizio antisemitico, punendo Israele per essersi difeso e premiando i terroristi sostenuti dall’Iran”.
Come osserva il giornalista Usa Michael Tracey, Elise Stefanik è stata centrale nel creare una “campagna allarmistica sull’antisemitismo” durante l’ultimo anno, ricevendo premi da parte di sostenitori influenti come Sheldon Adelson, mentre si inseriva abilmente nell’entourage politico di Trump. Non ci sarebbero reali differenze, a suo dire, tra Stefanik e Nikky Haley; entrambe condividono posizioni simili su molti temi. Stefanik ha condannato duramente l’amministrazione Biden-Harris per il “supporto insufficiente” a Ucraina e Israele e per l’atteggiamento troppo accomodante verso la Cina, criticando inoltre il ritiro dall’Afghanistan. Le sue posizioni, aggiunge Tracey, sono simili a quelle di Liz Cheney, suo predecessore alla guida della conferenza repubblicana della Camera.
Banco di prova per una stella nascente
Come nota Foreign Policy, il ruolo di ambasciatore presso l’ONU è spesso considerato un banco di prova per le stelle nascenti del partito al potere. La nomina di Elise Stefanik, che ha scalato rapidamente i ranghi repubblicani fino a diventare presidente della House Republican Conference, non sorprende chi ha seguito la sua carriera.
Dopotutto, è una fedelissima del presidente repubblicano. Nel 2019, salì alla ribalta per la sua energica difesa del magnate repubblicano durante le udienze pubbliche sull’impeachment. Eletta nel 2014 a soli 30 anni, la neo-ambasciatrice all’ONU è stata la più giovane donna mai eletta al Congresso, record poi superato da Alexandria Ocasio-Cortez nel 2018. Trump stesso l’ha elogiata al tempo come una “stella emergente”, sottolineando il suo potenziale e l’impatto che potrebbe avere all’interno del partito repubblicano e della politica americana in generale. Dopo essersi laureata ad Harvard nel 2006, ha ricoperto diversi incarichi a Washington, Dc: alla Casa Bianca di George W. Bush, in alcuni think-tank e come collaboratrice nelle campagne presidenziali di Tim Pawlenty e Mitt Romney – prima di tornare a casa, nello Stato di New York, per candidarsi al Congresso alle elezioni di metà mandato del 2014. Ora, dieci anni dopo la sua prima elezioni, è pronta all’affermazione definitiva della sua carriera politica.