Rishi Sunak si sta avvicinando alla fine di una tormentata campagna elettorale e nel giorno in cui il Regno Unito andrà al voto per le elezioni anticipate, le terze consecutive a svolgersi prima della fine della legislatura, il quinto premier alternatosi a Downing Street in quota Partito Conservatore sta consumando un crepuscolo politico la cui portata era inimmaginabile pochi mesi fa.
Tutto è andato storto in questa campagna elettorale all’uomo cui, in precedenza, la fortuna aveva spesso arriso. Primo figlio dell’impero, viste le origini indiane, a diventare primo ministro britannico Sunak, 44 anni, nativo di Southampton, ha visto a lungo la fortuna arridergli. Si è laureato brillantemente al prestigioso Winchester College, ha costruito una carriera nel business tra Goldman Sachs e The Childern’s Investment Fund Management, ha sposato Akshata Murty, figlia di un ricchissimo investitore indiano avente un patrimonio personale di 650 milioni di sterline, e ha compiuto una folgorante ascesa politica a partire dalla prima elezione a Westminster coi Tory nel 2015.
Deputato nel 2015, sottosegretario nel 2018, Cancelliere dello Scacchiere nel 2020, “salvatore” del Paese per i commentatori per le politiche economiche impostate durante il Covid-19, eletto dopo la caduta di Boris Johnson leader dei Conservatori e premier dopo la disastrosa esperienza di Liz Truss nel 2022, Sunak si è politicamente squagliato alla prova della campagna elettorale. Ovvero della leadership di taglio nazionale. Tra collaboratori e colleghi che si scommettevano la data delle elezioni anticipate e un’agenda politica che vedeva le proposte conservatrici sempre più criticate da un’ampia fetta della popolazione, Sunak ha scelto la peggiore delle strade: correre verso il “tanto peggio, tanto meglio”.
Da premier Sunak ha colpito i rivali del Partito Laburista usando la strategia della paura: Keir Starmer è stato accusato di essere un leader destinato ad aprire all’immigrazione di massa e di non pensare alla sicurezza del Paese. I Tory perdevano consenso tra i giovani? Sunak ha impostato una svolta da boomer promettendo il ritorno della leva obbligatoria nel Regno Unito e scagliandosi nella crociata contro il gender. I Tory apparivano distanti dal popolo? Lui in un’intervista ricordava i sacrifici fatti da giovane: tra questi, quello, testuali parole, “di non aver avuto Sky” per accedere alla pay-tv. I Laburisti attaccavano i Conservatori per la loro possibile irresponsabilità di governo? Ecco Sunak pronto a abbandonare la Normandia nell’80esimo anniversario del D-Day per presenziare a appuntamenti elettorali.
Del resto, il conservatore Spectator ricorda che “è stato proprio sul core business di attaccare Keir Starmer e il Partito laburista che si sono verificati i più grandi fallimenti della campagna dei conservatori. L’idea di 2.000 sterline di aumenti delle tasse per nucleo familiare in una legislatura sotto il partito laburista è stata ampiamente smentita e tuttavia non abbastanza spaventosa da guadagnare terreno, dato l’aumento del carico fiscale che i conservatori stessi hanno organizzato” e che Sunak ha rivendicato nel 2022 come necessario per proteggere i conti pubblici. La discesa in campo di Nigel Farage alla guida del Reform Party è stato il colpo di grazia per i Conservatori, la cui paura non è tanto quella di finire all’opposizione ma di vedere la vittoria travolgente alle urne del 2019 trasformarsi in un’estinzione politica, col rischio di scendere sotto i 100 seggi su 650 della Camera dei Comuni contro i 350 di oggi.
Rincara la dose Politico.eu sostenendo che “la sua politica è un’economia thatcheriana stereotipata, la vaga promessa dell’intelligenza artificiale e il patriottismo pro-Brexit, che non ha senso se non si ha una visione più ampia”. Manca un’agenda per ricucire centro e periferia e dare fiato alla classe media colpita da carovita e rincari; manca un’alternativa al declino industriale del Paese e alla centralità eccessiva di Londra su Pil, creazione di posti di lavoro, servizi mentre nel resto del Paese il servizio sanitario nazionale declina e le infrastrutture deperiscono. “Per la prima volta nella sua vita, non è stato abbastanza bravo per il compito”, nota la testata paneuropea, e sulla sua schiena si sono accumulati problemi figli della stanchezza per quattordici anni di governo consecutivo di un solo partito che rischiano di consumarsi in un disastro elettorale con pochi paragoni nell’ultimo secolo. Il potere logora chi ce l’ha, e Sunak è stato un ritratto di Dorian Gray del Partito Conservatore invecchiato eccessivamente in soli due anni di governo. Fino a pagare politicamente anche colpe non sue. Non sapremo se Sunak fosse l’uomo giusto per Londra. Sicuramente, però, ha governato al momento sbagliato.

