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La giornata di giovedì 11 maggio ha visto l’apertura, in Brasile, del processo all’ex Presidente della Repubblica Luiz Inácio Lula da Silva, accusato di corruzione e di aver architettato lo sviluppo dell’ampio sistema di tangenti che ha legato la politica e l’imprenditoria del gigante sudamericano nel corso degli ultimi anni, su cui da tempo proseguono le indagini dell’inchiesta Lava Jato che hanno portato a un vero e proprio terremoto istituzionale nel Paese. Il “processo del secolo” del Brasile giunge al culmine di tre anni colmi di problematiche politiche, economiche e sociali, nel corso dei quali è stato portato allo scoperto il peso notevolissimo esercitato dall’endemica corruzione sistemica e dal legame tra i partiti politici e colossi industriali come Petrobrás e Odebrecht. Lava Jato ha fornito, di fatto, le basi per la delegittimazione e l’impeachment della presidentessa Dilma Rousseff e ora vede coinvolto in prima persona Lula, portato alla sbarra dal giudice Sergio Moro e ora sottoposto ad una serie di pesanti accusi che ruotano attorno a un appartamento da oltre 300 metri quadri situato nello Stato federale di San Paolo, il quale sarebbe stato “offerto a Lula dalla OAS, una holding delle costruzioni, come tangente per tre contratti che la società avrebbe ottenuto dalla Petrobras, il colosso energetico statale”, come riporta Daniele Mastrogiacomo su Repubblica.  In ogni caso, le prove addotte dall’accusa sembrano decisamente labili sotto molti punti di vista: come riportato dal network mediatico latinoamericano TeleSur, infatti, l’avvio del processo è stato fortemente sospinto dalle pressioni di un sistema mediatico-informativo fortemente ostile alle politiche condotte nel corso delle sue esperienze di governo dal celebre leader progressista e ora deciso a sbarrargli la strada che porta verso una sua eventuale rielezione al voto presidenziale del 2018, in vista del quale Lula è accreditato di un consenso oscillante tra il 29 e il 31%.In un’intervista col giornale brasiliano Brasil de Fato Cristiano Zanin, avvocato di Lula, ha lanciato un diretto attacco ai media che avrebbero tentato di dipingere un’immagine fuorviante di Lula “rimuovendo la presunzione di innocenza”. Zanin ha stigmatizzato il “clima di colpevolezza” artificiosamente creato e alcune mosse di Moro, che è stato fortemente criticato per aver utilizzato come prova un’ambigua intercettazione di una conversazione tra Lula e Dilma Rousseff nonostante il parere contrario della Corte Suprema.L’importanza politica del processo a Lula, che dato l’elevato numero di testimoni chiamati in causa è destinato a protrarsi per lungo tempo, è  elevatissima: in questo momento, infatti, il governo del Presidente Michel Temer, entrato in carica dopo la discussa rimozione della Rousseff a seguito di una manovra parlamentare non priva di retroscena oscuri, soffre una gravissima crisi di consensi a seguito dell’impopolarità di numerose riforme economiche, primi fra tutti gli interventi sul mercato del lavoro e il famigerato Emendamento 241, attraverso il quale Temer punta a una vera e propria “costituzionalizzazione dell’austerità” impedendo aumenti della spesa pubblica per i prossimi vent’anni. Lula, come riportato dal Financial Times, è accreditato come sicuro vincitore in un’eventuale sfida al ballottaggio con Temer, e in caso di elezione non esiterebbe a riportare in auge le politiche sociali che hanno contribuito a un netto decremento delle disuguaglianze nei primi Anni Duemila, all’abbattimento dei tassi di povertà e a una sostanziale crescita dell’economia brasiliana, rilanciando molti programmi decurtati dal mix di austerità e neoliberismo su cui si incentrano le politiche di Temer. Il Paese, al momento, è spaccato sulla sua figura: sicuramente, un’eventuale condanna per corruzione assesterebbe un gravissimo colpo alle sue speranze di rielezione, ma allo stato attuale delle cose è importante sottolineare come la debolezza delle prove addotte dall’accusa porta a ritenere non secondarie le motivazioni politiche sottostanti il processo dell’ex Presidente, ribadite anche della Commissione ONU sui Diritti Umani. In sostegno a Lula, in questi ultimi giorni, si sono mobilitate a più ripresa imponenti manifestazioni di sostegno popolare, che hanno eguagliato in partecipazione quelle a cui i brasiliani hanno assistito nel mese di febbraio, quando centinaia di migliaia di cittadini si strinsero attorno all’ex Presidente dopo la morte della moglie Maria Leticia. Nonostante la crisi economica e le turbolenze politiche, il legame tra il leader del Partido dos Trabalhadores (PT) e i suoi storici sostenitori rimane ferreo: riforme come Brazil Alfabetizado , Fome Zeroe Bolsa Familia hanno segnato un destino migliore per decine di milioni di brasiliani, e nei prossimi mesi la grande sfida di Lula sarà duplice. L’ex Presidente, infatti, dovrà da un lato difendersi da un insidiosissimo processo e, dall’altro, portare avanti un progetto politico che garantisca una piattaforma elettorale capace di portare il Brasile a una nuova fase di sviluppo che sembra essersi bruscamente interrotta sotto i colpi delle turbolenze degli ultimi anni.

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