L’evento Nato2030 e l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca hanno dato impeto ai processi di integrazione euroatlantica nell’Europa allargata, in particolare nell’Ucraina di Volodymyr Zelensky e nella Moldavia di Maia Sandu. È a Kiev, tuttavia, che il ritmo della andatura in direzione di Alleanza Atlantica (ed Unione Europea) ha registrato l’accelerata maggiore.

Gli ultimi aggiornamenti

Nel 2025 la Polonia assumerà la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea e l’Ucraina è fermamente intenzionata a cogliere l’opportunità per concretare il progetto di entrare nell’Ue. Varsavia, infatti, dopo Washington, è il principale partner di Kiev nella Comunità euroatlantica sin dal dopo-Euromaidan e sta contribuendo in maniera determinante a supportarne e accelerarne l’ingresso nell’Ue e nella Nato.

Il moto riformista della presidenza Zelensky, che sta soddisfacendo con celerità ogni istanza di cambiamento e modernizzazione proveniente da Bruxelles e Washington, ha permesso all’Ucraina di conseguire lo status di “partner rafforzato” dell’Alleanza Atlantica lo scorso giugno. Da quel momento in poi, divenuta più nitida la vista oltre l’orizzonte, la dirigenza ucraina ha iniziato a puntare “al passo successivo, ovvero la concessione del piano d’azione per l’adesione”.

Tra le misure preannunciate da Kiev per approssimarsi alla meta risaltano l’aumento del suo impegno complessivo nelle missioni internazionali dell’Alleanza Atlantica – specialmente in Kosovo, Iraq e Mediterraneo –, la costruzione di due nuove basi navali nel Mar Nero, l’incremento delle attività e delle esercitazioni con i Paesi Nato per aumentare l’interoperabilità e un piano per elevare la qualità delle proprie forze armate agli standard richiesti.

Soprascritte iniziative stanno venendo implementate sullo sfondo dell’intensificazione del dialogo e della cooperazione dell’Ucraina con dei membri specifici della Nato, in primis Polonia e Turchia, e con due candidati all’adesione, ovvero Moldavia e Georgia. A quest’ultimo proposito, è eloquente che il primo viaggio all’estero della neo-presidente moldava sia stato a Kiev, dove, lo scorso 12 gennaio, ha avuto una bilaterale con Zelensky per discutere di rapporti bilaterali e percorso verso l’Ue e la Nato.

L’importanza dell’Ucraina

Il Cremlino è riuscito a riaffermare la propria influenza su Minsk e Yerevan, sfruttando a proprio favore, rispettivamente, un tentativo maldestro di rivoluzione colorata e una guerra. La situazione, però, è radicalmente diversa a Chișinău, dove dinamiche sociali e demografiche hanno determinato l’ascesa dell’europeismo, a Tbilisi, per ragioni storiche di gran lunga antecedenti alle interferenze occidentali, e a Kiev, trasformatasi in un bastione dell’atlantismo dalle venature turciche nel dopo-Euromaidan.

Sarà precisamente in Ucraina che si giocherà una parte significativa della competizione tra Occidente e Russia: dal suo inglobamento ufficiale e irreversibile nel blocco atlantico dipendono l’espulsione del Cremlino dall’Europa orientale e l’asiatizzazione dello stato-civiltà russo – due passi fondamentali, secondo il defunto stratega Zbigniew Brzezinski, per assicurare agli Stati Uniti il controllo totale del Vecchio Continente e allontanare per sempre l’incubo mackinderiano di un asse russo-tedesco o, alla luce dell’attualità, un asse russo-franco-tedesco.

Accelerare l’ingresso e stabilizzare il posizionamento di Kiev all’interno dell’orbita occidentale equivale a ridurre le probabilità di un’inversione del processo iniziato con Euromaidan, ossia di un remoto – ma non impossibile – ritorno del Paese sotto l’influenza russa, e quanto la comunità euroatlantica consideri seria la minaccia del Cremlino sarà possibile comprenderlo prossimamente, perché la presidenza Zelensky ha intenzione di chiedere l’avvio formale delle pratiche per l’incorporazione nella Nato prima della fine del 2021.