Non solo ministri e principi, non solo membri del clero influenti, bensì anche ricchi imprenditori e tra i più importanti uomini d’affari: c’è davvero di tutto tra le quasi cinquanta persone poste agli arresti dalla retata anti corruzione in Arabia Saudita, la quale ha preso di mira i principali oppositori di Mohamed Bin Salman, principe ereditario e nuovo uomo forte di Riyadh. In medio oriente, così come in altre parti del mondo, in tanti vedono il timbro del principe ereditario dietro i fermi delle ultime ore; tra gli arrestati però, spicca senza dubbio soprattutto un nome: è quello del principe Alwaleed bin Talal, uno dei 50 uomini più ricchi del pianeta ed a capo della KHC, la Kingdom Holding Company, quotata in borsa a Riyadh e con i ‘tentacoli’ sparsi in tutto il mondo tra azioni all’interno di importanti aziende editoriali ed investimenti in società immobiliari e del settore turistico.
In manette l’uomo da venti miliardi di Dollari
Il profilo di Alwaleed è quello di un classico membro della famiglia Saud che, tra investimenti all’estero e nelle società del suo paese, è riuscito a ritagliarsi una larga fetta di consenso e di autorità all’interno del governo e delle istituzioni; ma oltre a questo, il miliardario saudita negli anni ha anche avuto dalla sua molto carisma ed una decisa intraprendenza in grado di fargli acquisire notorietà all’estero. Dall’Eliseo alla Casa Bianca, passando per altre importanti sedi istituzionali nel resto del mondo, è possibile vedere il volto di Alwaleed nei video cerimoniali dei viaggi istituzionali del governo saudita; la rivista Forbes, negli anni scorsi, lo ha descritto come uno dei più creativi ed influenti imprenditori non solo del medio oriente ma dell’intero pianeta. Scorrendo i nomi delle società in cui possiede azioni o con le quali ha avuto dei contatti, non si fa fatica del resto a scorgere il profilo dell’imprenditore.
CityGroup è, ad esempio, la prima di una lunga serie di importanti società internazionali di cui Alwaleed è socio; la sua KHC, ha inoltre quote nelle società alberghiere Four Seasons Hotels, Movenpick e Plaza, così come all’interno di Swisseotel e Resorts AG, mentre non mancano investimenti anche nel settore dell’entertainment grazie alla sua partecipazione azionaria all’interno della società che controlla EuroDisney. Il ‘pezzo forte’ dei suoi investimenti è però nei media: Alwaleed con la sua holding controlla l’80% di Rotana, la più importante ‘media company’ del medio oriente grazie a sette radio, una tv ed una casa di produzione cinematografica presenti al suo interno, ma le ramificazioni nel settore arrivano anche dritte all’impero di Murdoch grazie a delle quote che l’uomo d’affari saudita ha acquisito negli anni nel pacchetto azionario di News Corporation e 21st Century Fox. Non solo quindi un’influenza dettata dai venti miliardi di dollari di patrimonio personale attestato nel 2016, ma anche dal suo potente inserimento nel mondo mediatico e delle comunicazioni, visto che la KHC controlla alcune quote di Twitter.
Alwaleed paga la troppa visibilità?
Forse è proprio quest’ultimo aspetto ad aver attirato su di lui la scure data dal giro di vite di Mohamed Bin Salman: Alwaleed non è solo un ricco uomo d’affari di casa Saud, è un personaggio molto noto negli USA e capace di influenzare pezzi da novanta dell’imprenditoria americana e non solo. Esempio di tutto ciò è un aneddoto che risale ai giorni successivi all’11 settembre 2001, quando l’imprenditore e principe saudita ha donato dieci milioni di dollari alla città di New York; non è nemmeno un caso se il nome di Alwaleed compare nell’intestazione di una fondazione filantropica attiva oltreoceano ed anche in Europa. Nell’ottica della strategia del principe ereditario saudita, all’interno del governo e delle istituzioni finanziarie del paese lo spazio per chi potrebbe oscurare la sua ascesa al trono o potrebbe, in qualche modo, avere pari o superiori capacità di influenza internazionale, sembra destinato ad essere fortemente limitato tanto da arrivare anche all’arresto per accuse di corruzione.
Al momento da Riyadh non si conoscono i reali motivi che hanno portato al fermo di Alwaleed; in tal senso, al di là dell’accusa di corruzione, non sono stati rivelati altri dettagli e questo fa immancabilmente aumentare il sospetto sul fatto che l’arresto sia in realtà inquadrabile nel giro di vite contro gli oppositori interni compiuto in questi mesi da Mohamed Bin Salman. Alwaleed tuttavia, almeno pubblicamente non si è mai espresso o lasciato andare in considerazioni sul figlio del sovrano; le uniche prese di posizioni politiche riguardano invece i diritti da accordare alle donne, con l’imprenditore spesso al fianco di chi ha rivendicato l’eguaglianza femminile nel suo paese. Per il resto, tutto al momento lascia pensare che i suoi miliardi ed il suo potere d’influenza siano stati, almeno in parte, determinanti per il fermo decretato nei suoi confronti nelle scorse ore.