Si è chiusa con un epilogo amaro per il libertario e una vittoria annunciata per l’establishment neocon e filo-israeliano la notte delle primarie nel Kentucky. Thomas Massie, deputato repubblicano uscente di sette mandati, è stato sconfitto dal suo sfidante Ed Gallrein con il 54% contro il 45%, con quasi tutti i voti scrutinati. Ma ciò che ha reso questa competizione un caso di studio politico non è solo il risultato, bensì la dinamica: una mobilitazione senza precedenti di fondi provenienti dai circoli pro-Israele e l’intervento diretto di Donald Trump hanno trasformato un seggio del Kentucky nel campo di battaglia delle primarie più costose nella storia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.
Oltre 32 milioni di dollari spesi in pubblicità, l’appoggio del tycoon e il potere di fuoco del super Pac dell’Aipac (American Israel Public Affairs Committee) e della Republican Jewish Coalition. Tutto contro un uomo che, pur avendo votato con Trump circa il 90% delle volte durante la presidenza, aveva commesso l’“imperdonabile” peccato di opporsi al consenso bipartisan su Iran e Israele. Non solo: è stato anche il repubblicano che più di tutti si è battuto per la pubblicazione degli Epstein Files, irritando – e non poco – il presidente Usa che, evidentemente, voleva «proteggere» l’élite che intratteneva rapporti con il finanziere-pedofilo.
“Ci ho messo un po’ a trovarlo… a Tel Aviv”
La sconfitta di Massie è stata amara, ma la sua reazione è già entrata negli annali della polemica politica. Nel suo discorso in cui ha ammesso la sconfitta, il deputato uscente ha lanciato una frecciata velenosa all’indirizzo dell’avversario:
«Avrei annunciato la mia sconfitta prima, ma ho dovuto chiamare il mio avversario… e ci ho messo un po’ a trovare Ed Gallrein a Tel Aviv».
Una battuta che riassume il leitmotiv della campagna elettorale: Gallrein, ex Navy Seal, è stato accusato da Massie e dai suoi sostenitori di essere un burattino, in particolare della lobby israeliana e dei miliardari che finanziano l’intervento americano in Medio Oriente come Miriam Adelson e Paul Singer.
Non è un caso che, non appena i risultati sono stati certificati, l’Aipac abbia esultato su X (ex Twitter): “Gli americani pro-Israele sono orgogliosi di sostenere candidati che appoggiano una forte alleanza (USA-Israele) e di contribuire a sconfiggere coloro che lavorano per minarla. Essere pro-Israele è una buona politica e una buona linea!”.
Massie, ingegnere del MIT con idee libertarie, aveva costruito la sua carriera politica su un’ortodossia conservatrice ma anche su una coerenza istituzionale che spesso lo ha messo in rotta di collisione con il suo stesso partito. Durante la presidenza Trump, fu uno dei pochi repubblicani a votare contro il maxi-piano da 2.200 miliardi di dollari per il Covid, definendolo una follia fiscale.
Più recentemente, aveva infiammato la base e quella degli attivisti per la trasparenza proponendo e facendo approvare una legge per la declassificazione degli “Epstein Files” (i documenti legati al trafficante sessuale Jeffrey Epstein). Ma il vero colpo di coda è stato il suo netto rifiuto di sostenere gli aiuti militari a Israele e la sua opposizione alla guerra per procura contro l’Iran. Questo è costato caro a Massie. Nelle ore antecedenti il voto, Trump ha scatenato un vero e proprio sfogo su Truth Social, definendolo «Il peggior membro del Congresso nella storia del nostro Paese», oltre che «idiota, vagabondo, ostruzionista e stupido». Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth è sceso personalmente in campo per Gallrein, attaccando Massie per essersi «messo fuori dal movimento che il presidente Trump guida».
Il commento del collega dem Khanna
A commentare la dèbacle di Massie è stato il deputato democratico Ro Khanna, che con il repubblicano libertario aveva stretto un’insolita alleanza proprio sugli “Epstein Files”. In un tweet diventato virale poche ore dopo la sconfitta, Khanna ha scritto: «Il mio caro amico @RepThomasMassie ha perso stasera. Ha perso perché ha avuto il coraggio di sfidare la classe Epstein e la guerra. Ha vinto tra gli elettori under 45 con 30 punti di scarto. Stasera dico a quegli elettori che si sentono rifiutati da Trump: siete i benvenuti. Unitevi alla nostra coalizione per smantellare un sistema marcio e schierarvi con la classe lavoratrice contro la classe Epstein. Costruiremo un movimento per la vera Team America».
Era una missione quasi impossibile per Massie competere in un’elezione che ha visto oltre 32-34 milioni di dollari di spesa, concentrati quasi interamente in pubblicità, di cui circa 25 milioni impiegati proprio contro di lui. Una sfida che, tuttavia, ha messo a nudo, ancora una volta, l’ingombrante ingerenza di Tel Aviv e della Israel Lobby nella politica americana. Legittima? Sì. Ma politicamente intollerabile per molti, soprattutto tra i giovani.
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