Secondo gli ultimi sondaggi, nelle primarie democratiche Usa l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e la senatrice Elizabeth Warren, continuano ad essere i principali sfidanti tra i candidati per la corsa alle presidenziali del 2020. Secondo un nuovo sondaggio del Wall Street Journal/Nbc, Biden rimane la prima scelta del 31% degli elettori democratici (+5 punti da luglio), mentre Warren raggiunge il 25% (+6 punti) dopo il terzo dibattito del partito avvenuto a Houston, la scorsa settimana. Biden e Warren rimangono gli unici candidati rispetto a cui “il supporto è cresciuto significativamente dall’ultima rivelazione di luglio, quando Biden ha ricevuto il 26 per cento e Warren era al 19 per cento”.

Le ultime settimane hanno segnato in maniera inequivocabile il declino a sinistra di Bernie Sanders e l’ascesa della senatrice Warren, l’unica, ad oggi, che sembra in grado di infastidire l’ex vicepresidente Joe Biden nella corsa alle primarie dem. Il senatore del Vermont si fermerebbe al 14% delle preferenze tra i democratici. Nessun altro candidato dem gode di un tasso di popolarità a due cifre.

Bernie Sanders in difficoltà e Jimmy Carter lo stronca

Come riporta Politico, nelle ultime ore i sostenitore di Sanders hanno lanciato l’allarme su una campagna elettorale sin qui abbastanza deludente, che vede il senatore del Vermont superato a sinistra dalla Warren. Una campagna, spiega la testata americana, segnata dalla disorganizzazione e da scontri interni nel suo staff che rischiano di compromettere la sua corsa alla Casa Bianca.

Un altro colpo a Sanders e Biden – rispettivamente 78 e 76 anni – è arrivato dall’ex presidente Jimmy Carter, 95 anni il prossimo mese. L’ex presidente, durante un evento al Carter Center di Atlanta, ha risposto con una battuta su una sua possibile candidatura, avendo fatto un solo mandato dal 1976 al 1980. “Spero che ci sia un limite di età”, ha risposto sorridendo alla moglie Rosalynn Carter. “Anche se avessi solo 80 anni, se fossi 15 anni più giovane – ha poi però aggiunto – non credo che potrei affrontare tutti i compiti che ho svolto quando ero presidente. Per prima cosa – ha detto ancora – devi avere una mente molto flessibile, devi esseri capace di andare da un argomento all’altro e concentrarsi su tutto in modo adeguato. E poi mettere tutto insieme in modo complessivo”.

Per l’ex presidente democratico, che nel 2016 votò proprio Sanders, chi è alla guida della nazione deve “avere idee nuove”. “Le cose con cui mi sono dovuto confrontare solo in politica estera – ha detto ancora ricordando gli anni del suo mandato – non credo che avrei potuto affrontarle se avessi avuto 80 anni”. Una bocciatura eloquente nei confronti di Biden e Sanders, di fatto considerati troppo anziani dall’ex presidente per guidare il Paese e sfidare Donald Trump.

Il direttore della campagna nello Iowa lascia

I problemi interni nello staff del senatore del Vermont raccontati da Politico sono confermati dalle dimissioni di Jess Mazour, a capo della campagna del senatore nello stato dello Iowa. Nello New Hampshire, nel frattempo, il direttore della campagna per le primarie Joe Caiazzo è stato sostituito da Shannon Jackson, il che conferma il momento non facile che sta vivendo il senatore, che difficilmente riuscirà a ripetere i fasti della campagna elettorale del 2016 quando per un soffio non sconfisse Hillary Clinton. Come se non bastasse, lunedì il Working Families Party – un’organizzazione progressista che ha spesso lavorato a fianco dei candidati “socialisti” dem Cynthia Nixon e Julia Salazar –  ha deciso di sostenere ufficialmente la corsa alla Casa Bianca della Warren e non quella del senatore, che aveva sostenuto nel 2016. Un altro brutto colpo per Bernie.

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