VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI

Mario Draghi incassa lo stop del Consiglio Europeo alla convocazione di una riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo europei a luglio ma richiama i colleghi: in autunno non ci sarà spazio per alcun temporeggiamento sul tetto ai prezzi del gas.

“Ho chiesto un vertice a luglio sull’energia”, ha sottolineato Draghi nella conferenza stampa seguita alla riunione del Consiglio di Bruxelles, aggiungendo che bisognerò “attendere la valutazione della Commissione in merito e ciò sarà possibile solo nel Consiglio di ottobre”. Nel frattempo, l’Italia si muoverà per ridurre la “dipendenza dal gas russo: l’anno scorso era 40% oggi 25%”, nota Draghi, per il quale “le misure messe in campo già all’inizio della guerra cominciano a dare risultato”. E l’Italia chiede all’Europa più “coordinamento e solidarietà” partendo da un contesto che vede Roma andare “bene con gli stoccaggi”, come ha confermato nella giornata di ieri anche il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Diversa la situazione per Paesi come la Germania ove sussistono maggiori criticità.

Draghi sottolinea che le previsioni economiche sono di “rallentamento” ma che l’Italia sta andando “benino” anche grazie al rimbalzo garantito dal turismo. Ma ora per i Ventisette si aprono sfide decisive.

L’Unione Europea deve darsi una road-map per bloccare il circolo vizioso in atto: la crisi energetica agisce in una situazione di inflazione galoppante (“il 70 per cento dei beni presenti nell’indice degli acquisti ha registrato un aumento del prezzo”) e di incertezza politica aggravata dal trinceramento della Bce e quindi, nota Draghi, “è necessario agire subito”: “L’energia è aumentata di prezzo anche prima della guerra” ma i prezzi sono in volo da quattro mesi e ora l’inflazione che prima dipendeva sostanzialmente dall’energia, ora dipende anche da altri fattori”, ha detto Draghi.

“Come è successo sempre quando c’è stato un protratto aumento di una materia”, nel caso il gas naturale, “questo si è espanso su altre merci“, ha proseguito. “Se riusciamo a fare qualcosa su quel fronte riusciamo a ottenere qualcosa sul fronte del contenimento dell’inflazione e dei tassi di interesse”, ha aggiunto, sottolineando che “bisogna agire ora”. “Ci sono tanti timori e alcuni Paesi sono stati tanto dubbiosi sull’agire”, ha detto il premier strigliando i colleghi.

Nella conferenza stampa in tal senso, il “fare qualcosa” appare un richiamo in tono minore al Whatever it takes di dieci anni fa. Allora Draghi era governatore della Bce con ampi poteri decisionali, oggi uno tra diversi capi di governo. Ieri decideva tassi e costo del denaro, oggi subisce con gli altri leader scelte altrui. E dunque, non citata, l’imputata nelle parole di Draghi è Christine Lagarde, dato che la sterzata sui tassi data dalla Bce guidata dalla burocrate francese non appare in grado di invertire la rotta sull’inflazione ma rischia di causare distorsioni recessive. A marzo, profeticamente, l’economista Francesco Saraceno ammoniva sul rischio di un circolo vizioso tra rialzo dei tassi, austerità e blocco all’economia reale. Oggi l’Italia può vedere gli spettri di una nuova recessione arrivarle addosso, e Draghi intende fugarli con uno sforzo a livello europeo in grado di depotenziare la componente più importante, quella energetica, non toccabile per via monetaria.

Nel frattempo, il premier prevede di intervenire sul fronte nazionale. “Il governo è impegnato a proteggere e sostenere il potere di acquisto degli italiani”, logorato da un’inflazione giunta nel maggio scorso al 5,7% su base contingente e al 7,3% su base annua. Il fine è arrivare a “proteggere la pace sociale” messa a rischio da potenziali ricadute recessie. Pertanto, nota Draghi, “ho intenzione di convocare presto un incontro con le parti sociali”.

Il premier ha concluso la conferenza stampa con una punta di ottimismo: ritiene l’Unione Europea “meno arcigna e burocratica, più aperta del passato” dopo la guerra in Ucraina, che ha segnato una “svolta identitaria” facendola diventare potenziale garante di sicurezza per molti Paesi. A tal proposito, la seconda battaglia dopo quella del gas sarà per Draghi quella per far accelerare il processo di allargamento. Da un lato, Draghi garantisce che “non ci saranno ritardi” nel processo di adesione dei Paesi dei Balcani occidentali, come Albania, Serbia e Macedonia del Nord. Per Draghi “uno degli effetti della riunione di ieri dove i Paesi sono stati abbastanza uniformi nel protestare contro la lunghezza del processo decisionale dell’Unione è stato che non ci saranno più ritardi”. E l’Italia, garantisce Draghi, farà di tutto per accogliere Kiev nell’Ue: la mossa del cavallo con cui il premier intende consolidare l’influenza di Roma nell’Ue e ampliare la sua battaglia contro l’austerità e le logiche del rigore potrebbe essere, lo avevamo anticipato, proprio la sponda con Kiev che è fortemente intrecciata con la questione energetica. Le due sfide sono la via con cui l’Italia vuole costruire quell’Europa “più forte, sostenibile e giusta” prefigurata da Draghi e Emmanuel Macron nella lettera aperta di fine 2021. Edificabile solo con il giusto gradiente di coraggio e originalità politica.

 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.