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C’erano altre strade, ma non sono mai state prese in considerazione. Si poteva agire prima, e soprattutto in modo migliore. Magari stringendo accordi a “scatola chiusa” con le Big Pharma quando ancora i vaccini erano in fase di sperimentazione, proprio come hanno fatto Stati Uniti e Regno Unito. Oppure, data l’acuta fase emergenziale, esplorando opzioni alternative in aggiunta alle case farmaceutiche occidentali. L’Unione europea non ha fatto niente di tutto questo. Anzi, ad oggi, a quasi quattro mesi esatti dall’inizio delle vaccinazioni nel continente, Bruxelles è rimasta arroccata sulle proprie posizioni.

La Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, e incaricata di gestire il piano vaccinale dell’Ue, è in completa balia degli eventi. Non bastano un paio di frasi a effetto per cambiare una situazione iniziata male e proseguita – se possibile – peggio di quanto non immaginassero perfino i più accaniti oppositori dell’Europa. Rimasta vittima dei suoi stessi accordi stretti con le Big Pharma, probabilmente presa in giro da clausole più o meno beffarde, travolta da ritardi nelle consegne vaccinali messe nere su bianco – per non parlare dei tagli inaspettati e della carenza ormai cronica di dosi – l’Ue è stata travolta da mille polemiche.

La legge del più forte

Dopo settimane di speranze, puntualmente vanificate dalla realtà dei fatti, i governi Ue stanno iniziando a perdere le staffe. Del resto, sono saltate tutte le previsioni paventate dagli esperti, molti dei quali immaginavano un’immunizzazione quasi totale di gran parte dei cittadini europei entro l’estate. Per non parlare, poi, della mezza promessa uscita dalla bocca di Thierry Breton, commissario alle politiche industriali, che, soltanto una decina di giorni fa – forse investito da uno slancio di eccessivo ottimismo – paventava per l’Europa l’ipotesi del raggiungimento dell’immunità di gregge entro il prossimo luglio. Difficile possa avvenire qualcosa del genere, visto e considerando la penuria di vaccini che ha spinto molti Paesi membri dell’Ue a smarcarsi da Bruxelles per cercare soluzioni in piena autonomia.

La sensazione è che la famosa “solidarietà europea sui vaccini”, la stessa che avrebbe dovuto guidare il Vecchio Continente a una missione comune, sia evaporata come neve al sole di fronte ai macroscopici errori a ripetizione commessi da Bruxelles. E che al suo posto sia comparsa una sorta di giungla nella quale vige la legge del più forte. Fuor di metafora: i governi che saranno in grado di stringere accordi pro domo sua con le aziende produttrici di vaccini riusciranno, con un po’ di pazienza, a uscire dall’incubo.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Mario Draghi auspica un “coordinamento europeo” sui vaccini ma, così come altri Paesi Ue, è pronto a perseguire la politica dei contatti con i Ceo delle Big Pharma e con l’amministrazione Usa. La linea di Joe Biden è tuttavia chiara. Gli Stati Uniti vaccineranno prima i cittadini americani, poi penseranno a vendere le loro dosi in giro per il mondo, alleati compresi. Le case farmaceutiche statunitensi non possono far altro che seguire la linea della Casa Bianca.

In mille pezzi

L’Ue sperava di stringere accordi strabilianti con le Big Pharma, bruciare la “concorrenza” e uscire presto dalla pandemia. Le intese, nella migliore delle ipotesi, sono invece state alquanto mediocri, al contrario di quelle strette da altri player globali (Stati Uniti, Regno Unito, Israele). Risultato: Bruxelles è rimasta ferma al palo, a secco di dosi e, per motivazioni geopolitiche, impossibilitata a reperire i vaccini da fonti produttive che non siano occidentali. Washington, che in seguito all’elezione di Biden è tornato a professarsi grande alleato dell’Ue, non ha alcuna intenzione di cedere vaccini all’estero (almeno, non in questa fase). Allo stesso tempo, le pressioni (vere o presunte, dirette o indirette) della Casa Bianca sulle istituzioni Ue paralizzano ogni tentativo europeo di rivolgersi concretamente a Russia e Cina per reperire i vaccini mancanti.

Nel frattempo, lontano dalla geopolitica del vaccino, la penuria di dosi ha spinto molti Paesi europei a cercare soluzioni in autonomia. La Germania è ufficialmente interessata al russo Sputnik, già utilizzato, assieme al cinese Sinopharm, da Ungheria, Serbia e Slovacchia. In mezzo a tutto questo, sottolinea ancora il Corsera, Roberto Speranza, ha ammesso gli errori di contrattazione commessi dall’Ue. Il ministro della Salute italiano è convinto che l’Europa stia pagando “soprattutto la mancanza di una produzione propria”, anche se “è stata giusta la scelta di comprare insieme i vaccini per evitare il tutti contro tutti”. Di questo passo tutta l’Europa, e non solo l’Unione europea, rischia di finire in mille pezzi.

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