La geopolitica della corsa allo spazio
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Alleanze più solide e rafforzamento della difesa, sull’esempio di quanto messo a punto in queste ultime settimane per contenere la Russia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. L’Unione europea è pronta a fare la sua parte anche nell’Indo-Pacifico, con l’esplicita intenzione di intensificare la strategia difensiva a sostegno della regione, alla luce dei timori per la crescente presenza in loco della Cina e e delle preoccupazioni per l’ordine internazionale innescate dal conflitto ucraino.

“Il nostro motto è sempre cooperare quando possibile, ma anche difendere quando necessario”, ha affermato Gabriele Visentin, inviato speciale dell’Ue nell’Indo-Pacifico, secondo quanto riportato dal Guardian. “Non è diretto contro un paese o un altro, è un modo per rafforzare la nostra capacità e la nostra credibilità in termini di difesa dei nostri interessi”, ha quindi aggiunto l’alto funzionario europeo.

Certo, Visentin ha spiegato che al momento non ci sono prove capaci di suggerire una guerra imminente nella regione. In ogni caso l’Unione europea teme che gli echi delle vicende ucraine possano arrivare fino a questa parte del mondo. In altre parole, c’è il timore che la mossa della Russia in Ucraina possa rappresentare un segnale per tutti quei Paesi “che vorrebbero rompere l’attuale ordine multilaterale in modo così violento”.



La questione cinese

Impossibile parlare di Indo-Pacifico senza citare la Cina. E, infatti, Visentin l’ha tirata in ballo sottolineando che questo Paese è visto dall’Ue come “un partner”, ma anche come “un concorrente” e pure “un rivale”. Più nello specifico, le suddette preoccupazioni dell’Europa nei confronti di Pechino sarebbero cresciute a dismisura in seguito al recente patto di sicurezza stipulato tra il Dragone e le Isole Salomone.

Una mossa, quella cinese, che ha preso alla sprovvista i partner occidentali del Paese, tra cui Australia, Stati Uniti e Nuova Zelanda. Detto altrimenti, l’accordo ha fatto scattare l’allarme per l’eventualità che la Cina possa alterare la stabilità regionale e piazzare le sue navi da guerra nel Pacifico, a meno di 2mila chilometri dalle coste di Canberra. “Il segnale che le Isole Salomone ci hanno inviato è forte e chiaro: l’Ue e gli altri devono fare di più”, ha ribadito Visentin.

L’Ue nell’Indo-Pacifico

Il punto è che l’esperienza dell’Ue in materia di sicurezza e difesa nel Pacifico è molto limitata se non inesistente. Anche perché da queste parti l’Unione europea è sempre stata una sorta di partner di sviluppo. Adesso la sfida più grande di Bruxelles consiste nel fare un importante passo in avanti, trasformandosi (o almeno provare a trasformarsi) in un partner strategico nella sicurezza e nella difesa dell’Indo-Pacifico.

Lo scorso marzo l’Ue ha approvato un piano per rafforzare la sua politica di sicurezza e di difesa globale. Questo piano non comporta né la creazione di basi militari né il dispiegamento di truppe se non in caso di crisi, ha evidenziato Visentin. Al contrario, la strategia europea mira a svolgere addestramenti militari ed esercitazioni con nuovi partner, potenziando al tempo stesso l’intelligence e il passaggio di navi Ue in zone con interesse marittimo. “La guerra in Ucraina è un momento storico che contribuisce all’affermazione dell’ambizione europea in materia di sicurezza e difesa”, ha concluso, ancora, Visentin. Il percorso dell’Ue è dunque segnato.

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