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Circa 70mila persone si sono radunate a Praga, capitale della Repubblica Ceca, per protestare contro il governo di Peter Fiala. L’esecutivo, a detta degli organizzatori della manifestazione, è colpevole di non avere dato risposte adeguate alla crisi economica che ha investito il Paese, e, secondo diversi esponenti politici intervenuti all’incontro, di non avere perseguito gli interessi cechi ma quelli di altri, a partire dall’Ucraina. Una scelta di parole e di campo particolarmente importante, che fa capire come gli effetti della spirale speculativa sui prezzi dell’energia stiano iniziando a farsi sentire in tutto il continente: con rischi per la tenuta del sistema politico, economico e sociale che sono solo agli inizi.

Quanto accaduto a Praga, infatti, fa riflettere su alcuni importanti elementi che potrebbero ripetersi anche in altri Paesi non soltanto dell’Europa orientale, ma anche potenzialmente di quella centrale e in parte occidentale. Le decine di migliaia di persone intervenute in piazza San Venceslao, cuore di una capitale che ha subito l’invasione dei carri armati sovietici, rappresentano infatti segmenti della popolazione ceca accusati di essere “filorussi” o spinti direttamente da Mosca, ma che appaiono come estremamente trasversali. La presenza di bandiere nazionali, movimenti populisti, movimenti di destra così come anche di figure del Partito comunista di Boemia e Moravia indicano che esiste una spinta dal basso che chiede non soltanto la caduta del governo conservatore, ma anche un cambio di rotta abbastanza rilevante sul piano economico e internazionale. Diverse sigle extraparlamentari comuniste e nazionaliste si sono unite in piazza sotto un unico slogan: “Repubblica Ceca Prima”. E le richieste, così come gli slogan apparsi in piazza confermano un insieme di elementi che uniscono tutti i cosiddetti movimenti populisti degli ultimi anni, sobillati ora dal rincaro dell’energia, che Praga sta subendo in maniera estremamente pesante.

L’esecutivo ha evidenziato che gli organizzatori dell’evento hanno a cuore altri interessi, non quelli cechi, alludendo quindi all’ipotesi di un coordinamento russo. Il premier Fiala ha parlato di un insieme di sigle “di orientamento filorusso, vicine all’estremismo e contrarie agli interessi della Repubblica Ceca” e che interpretano i fatti in un modo che coincide “con la posizione russa”. Tuttavia non va sottovalutato il dato politico e numerico, al punto che lo stesso ministro dell’Interno, Vit Rakusan, ha scritto su Twitter di “prendere sul serio” le preoccupazioni dei manifestanti e che il governo lavora per “soluzioni che allevieranno la paura del futuro delle persone”, ribadendo però che le soluzioni a questa crisi “non risiedono nell’inclinazione verso la Russia di Putin”.

La creazione di un potenziale blocco critico nei confronti delle sanzioni alla Russia e anche dello stesso sostegno all’Ucraina nella resistenza contro le truppe di Mosca è indicativo di un malcontento che può fondere quindi diverse esigenze e anche ideologie profondamente diverse. La presenza in contemporanea di movimenti dichiaratamente comunisti e di altri invece avvicinabili alla destra più radicale, ma anche a settori dell’economia nazionale (a partire dagli agricoltori) comporta quindi una spaccatura diversa rispetto a quella tradizionale di alcune regioni europee e di alcuni Paesi. E non è un caso che lo stesso ministro dell’Interno di Praga abbia parlato di divisione della società come di un obiettivo della guerra ibrida di Mosca. Perché appunto il fenomeno ora non è più solo la polarizzazione tra destre e sinistre, ma una polarizzazione che coinvolge inevitabilmente diversi fronti della politica di uno Stato, fondendo la politica interna e quella internazionale di un unico sistema di protesta, perché appunto è impossibile scindere le scelte di politica estera dalle loro conseguenze in ambito nazionale.

Cosa che è avvenuta a Praga quando si sono uniti gli oppositori del governo, i contrati alla Nato, chi critica il sostegno a Kiev e chi chiede interventi sul caro bollette per evitare ulteriori rincari componendo dei blocchi sociali inediti, apparentemente “anarchici” ma che comunque possono essere particolarmente incisivi nel dibattito pubblico ma anche nella stessa stabilità degli esecutivi coinvolti. La critica diventa universale e la richiesta di risposte nette nei confronti di un problema che unisce tutta l’Europa diventa via via sempre più urgente. La stabilità dell’Unione europea, di cui forse non solo simbolicamente la presidenza di turno sarà proprio prossimamente della Repubblica Ceca, passa inevitabilmente per la reazione alla spirale speculativa che sta investendo il mercato energetico e di cui l’invasione russa dell’Ucraina è una componente essenziale anche dal punto di vista mediatico e psicologico.

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