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iL’Indonesia, una delle nazioni chiave dell’Indo-Pacifico e quarto Paese più popoloso del mondo, ha un nuovo presidente. Certo, gli scrutini sono molto lenti e i risultati ufficiali non dovrebbero arrivare prima del 20 marzo, visto che le votazioni hanno coinvolto 17.000 isole abitate da 270 milioni di persone. Eppure l’attuale ministro della Difesa, Prabowo Subianto, 72 anni, e indicato alla vigilia come favorito, ha già annunciato la propria vittoria.

Secondo i conteggi rapidi diffusi dalle agenzie elettorali indonesiane Subianto ha ottenuto tra il 57% e il 59% delle preferenze, con oltre l’80% dei voti conteggiati nei seggi elettorali presi a campione, piazzandosi molto più avanti dei suoi due sfidanti, l’ex governatore di Jakarta, Anies Baswedan (fermo tra il 24 e il 25%), e l’ex governatore di Giava centrale, Ganjar Pranowo (15-17%).

Anies e Ganjar, che durante le rispettive campagne elettorali avevano parlato di non meglio specificate “frodi strutturali” nel sistema elettorale indonesiano, riconosceranno la vittoria del loro rivale non appena sarà annunciato il risultato finale delle elezioni.

L’erede di Widodo

Subianto, che pure intende attendere i risultati ufficiali, è tuttavia ad un passo dal succedere a Joko Widodo, del quale del resto era l’erede politico ideale. In realtà il rapporto tra i due è un mix tra rispetto e rivalità. Il ministro aveva infatti perso contro Widodo nelle due precedenti elezioni presidenziali, anche se in questa tornata, a detta dei sondaggisti, sarebbe riuscito ad accrescere la propria popolarità nominando come compagno di corsa e vicepresidente Gibran Rakabuming, figlio maggiore del presidente uscente.

A meno di clamorosi colpi di scena, dunque, l’eredità politica di Widodo – così come la sua agenda economica – dovrebbe esser finita in mani sicure. L’attenzione si sposterà adesso su come Subianto cementerà il suo potere prima di entrare in carica, il prossimo ottobre, e quindi su come adempirà i suoi impegni elettorali.

Nei mesi scorsi, il futuro leader indonesiano spiegava di voler proseguire con le principali politiche di Widodo, incluso il trasferimento della capitale da Giacarta a Nusantara, una nuova città in costruzione sull’isola del Borneo, e la sua politica delle risorse naturali, grazie alla quale l’Indonesia ha sviluppato un’industria di trasformazione nazionale.

Allo stesso tempo, però, tra le priorità di Subianto, troviamo un piano dal valore di 460 trilioni di rupie (29 miliardi di dollari) per garantire il pranzo e il latte gratuiti nelle scuole, nonché l’aumento della spesa per la Difesa della nazione. Queste due politiche, molto costose, potrebbero effettivamente influenzare l’agenda di Widodo, soprattutto per quanto concerne gli stanziamenti di bilancio per dare vita alla nuova capitale, in un’operazione che dovrebbe aggirarsi intorno alle 466 trilioni di rupie.

La storia di Subianto

La storia personale di Subianto, ex generale legato a precedenti violazioni dei diritti umani, ha tuttavia destato qualche perplessità per un risultato che solleva interrogativi sull’impegno del nuovo leader nei confronti dei valori democratici nell’estesa nazione insulare (che è la terza più grande democrazia del mondo).

All’attuale ministro fu vietato l’ingresso negli Stati Uniti per due decenni a causa della sua condotta in materia di diritti umani, e fu generale dell’esercito durante il governo di Suharto, terminato poco più di 25 anni fa. Il padre di Subianto, Sumitro Djojohadikuso, era un ex ministro delle Finanze e del Commercio, e suo nonno, Margono, fondò la Banca statale Negara Indonesia e guidò un consiglio consultivo presidenziale.

Il futuro ministro si iscrisse all’Accademia militare indonesiana nel 1970 e divenne comandante delle forze speciali, con le quali condusse missioni contro i gruppi indipendentisti durante la spietata occupazione militare di Timor Est da parte dell’Indonesia, durata 24 anni. Si dice, inoltre, che abbia ordinato il rapimento di attivisti pro democrazia negli ultimi mesi del governo di Suharto, servendo come comandante delle forze speciali in un’unità collegata a torture e sparizioni.

Tutte accuse, queste, che il diretto interessato – nel frattempo trasformatosi in un sostenitore della vibrante democrazia indonesiana – nega con veemenza. L’immagine pubblica di Subianto, da almeno un decennio, è adesso quella di una sorta di nonno amichevole impegnato nella vita politica e democratica del Paese.

Il futuro dell’Indonesia

Nel frattempo l’Indonesia continua a crescere. Nel 2023 la sua economia ha fatto registrare un’impennata del +5,05% mentre le stime per il 2024 parlano di una crescita altrettanto simile, intorno al +5,2%. Toccherà a Subianto, dunque, prendere il timone di un Paese chiave per gli equilibri asiatici e non solo.

Già, perché oltre al fatto di trovarsi geopoliticamente a metà strada tra Cina e Stati Uniti (anche se Pechino, almeno sul fronte economico, appare in vantaggio su Washington per accreditarsi come partner prediletto di Jakarta), la probabile prossima Tigre asiatica può sfoggiare un trittico strategico formato da terre rare, un enorme mercato interno e risorse naturali e minerali critici strategici (come nichel, carbone e olio di palma).

Basti pensare che l’Indonesia dispone dell’80% dei minerali necessari per produrre batterie al litio, componente fondamentale per l’industria dei veicoli elettrici. Non è un caso che Goldman Sachs ritenga che Jakarta possa diventare la quarta potenza mondiale entro il 2075, dietro a Cina, India e Stati Uniti. Ma molto dipenderà anche da come Subianto (e i suoi successori) guideranno la nazione negli anni a venire.

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