C’è allarme in Portogallo e nelle agenzie di sicurezza di tutta Europa per un enorme furto di armamenti avvenuto la scorsa settimana nell’arsenale militare portoghese di Tancos, a un centinaio di chilometri da Lisbona. Il furto, la cui entità è stata per alcuni giorni nascosta dalle autorità militari portoghesi, si è invece svelato per la sua particolare gravità, tanto da mettere sotto accusa non soltanto le gerarchie militari delle forze armate lusitane, ma anche lo stesso governo del Portogallo. Secondo le informazioni rese pubbliche dall’esercito portoghese, il furto avrebbe avuto ad oggetto un numero altissimo di vari tipi di armamenti e munizioni: 120 granate, 44 lanciagranate anticarro, 20 bombe lacrimogene e 1500 munizioni da nove millimetri.

All’aumentare delle notizie concernenti il furto, crescono gli interrogativi in Portogallo così come le perplessità non soltanto in ambito portoghese ma anche in ambito europeo e della NATO. Il furto è di dimensioni cospicue, certamente eccessive per un arsenale inserito nell’ambito dell’alleanza atlantica. La domanda che tutti si pongono è come sia avvenuto questo furto, dal momento che ancora nessuno sa con certezza chi, quante persone e in che modalità abbiano avuto modo di penetrare nei depositi dell’arsenale e rubare un tale quantitativo di armi. La seconda domanda, conseguenziale, è in che modo un gruppo di uomini possa aver rubato un così alto quantitativo di armi e muoversi indisturbato per il Portogallo senza che nessuno si sia reso conto del trasporto di un tale arsenale.

Il governo portoghese ha attivato immediatamente un’inchiesta che ha visto, tra le altre cose, la destituzione di cinque alti comandanti dell’esercito che avevano fra le loro mansioni quella di responsabilità nel controllo dell’arsenale. Ma ciò non è bastato ovviamente per placare le richieste di chiarimenti da parte del governo, dell’opposizione e della stampa nazionale. Il governo di Antonio Costa, sotto attacco da diverse settimane per la profonde lacune dimostrate dal sistema lusitano dopo l’incendio di Pedrogao Grande, ancora una volta non ha dato garanzie ai cittadini sul tema della scurezza pubblica. E più l’inchiesta va avanti, e più si rende evidente una paurosa carenza di vigilanza e di sicurezza all’interno dell’arsenale di Tancos: il sistema di videosorveglianza non era operativo da mesi, nonostante fosse installato; le protezioni intorno ai depositi erano delle semplici inferriate; le ronde di guardia ai depositi oggetto del furto avevano un intervallo fra loro di circa venti ore, fra cui la notte in cui sono state sottratte le armi. Lacune che non potevano essere sconosciute a chi ha commesso il furto, tanto da far ritenere da subito che all’interno dell’esercito vi siano dei collaboratori dei criminali.

José Luis Azeredo Lopes, Ministro della Difesa lusitano, non ha voluto minimizzare il problema, parlando apertamente di “situazione molto grave”. Il ministro, intervistato dalla stampa locale, ha anche detto che il rischio che questo furto sia avvenuto per opera di persone legate a gruppi radicali o cellule jihadiste, è molto alto. Per ora, le piste battute dalle indagini sono appunto due: quella jihadista e quella del traffico delle armi. In entrambi i casi, l’allerta è massimo, tanto che anche la stessa ambasciata statunitense a Lisbona ha deciso immediatamente di aumentare il livello di allarme al massimo, in particolare per la concomitanza con la festa del 4 luglio. Il problema, inoltre, non è soltanto legato al Portogallo, ma si riflette immediatamente sulla Spagna e in generale su tutta l’area Schengen.

L’assenza di controlli alle frontiere e l’incapacità di individuare il mezzo con cui vengono trasportate armi e munizioni rubate, rappresentano due elementi che dimostrano l’assoluta gravità del problema. Quel camion, perché probabilmente si tratta di un autocarro, può viaggiare in questo momento in ogni parte d’Europa, e probabilmente è arrivato da tempo nella destinazione prefissata. Tutte le intelligence dell’Unione Europea e della NATO hanno immediatamente dato il via a una ricerca capillare per riuscire a individuare il prima possibile il carico di armi. Se arrivano a destinazione, e se questa destinazione è la sede di un gruppo terrorista, i rischi per la collettività sono altissimi. Con centinaia di granate e migliaia di munizioni, un gruppo terroristico può pianificare non soltanto un attentato di proporzioni gigantesche, ma può assicurare anche all’intera rete un notevole numero di armi.