Il caso della nave Diciotti ha portato a una sfida a “braccio di ferro” tra governo e Ue per la ridistribuzione dei migranti. Mentre si accende lo scontro politico, emergono contraddizioni e cambi di versione sulle reali condizioni a bordo della nave. Il rischio di strumentalizzazione è insomma alto.

Quello che sembra però sfuggire a molti è la problematica legata al rischio sicurezza proveniente dall’Africa. Non a caso il ministro dell’Interno Matteo Salvini starebbe valutando la possibilità di mettere in atto procedure di identificazione e riconoscimento per individuare profughi veri, che sono la minoranza, dai “finti profughi” prima ancora che le persone sbarchino.

Cresce la presenza di Al Qaeda e Isis in Nord Africa

Il “filtro” ponderato da Salvini è di importanza fondamentale e si inserisce in un momento delicatissimo in cui numerose segnalazioni indicano che una parte dello zoccolo duro dell’Isis si sarebbe spostato dai territori siriano-iracheni al nord Africa, in particolare nelle aree desertiche della Libia e in un’area a cavallo tra Tunisia e Algeria.

Un rapporto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu datato 27 luglio 2018 parla chiaro e mette in evidenza alcuni aspetti di estrema importanza per quanto riguarda la presenza dei jihadisti in Nord Africa.

L’Isis sta infatti sfruttando la caotica situazione libica per insediarsi nell’area e organizzare le proprie reti. Nonostante la sconfitta di Sirte, cellule dell’Isis continuano ad essere presenti sia nella zona costiera che al sud del Paese, con un numero di uomini che viene stimato tra le 3mila e le 4mila unità.

Tra le varie zone indicate vi sono Ghat, Al Uwainat, Ajdabiyah, Darnah, nonché il triangolo tra Bani Walid, Jufrah e la parte sud di Sirte. Il rapporto Onu cita poi la zona orientale della Tunisia dove viene segnalata la presenza di gruppi jihadisti legati a Isis e Al Qaeda, oltre che il pericolo di jihadisti africani di rientro da Siria e Iraq pronti a destabilizzare i propri Paesi d’origine. Vengono citati in particolare due gruppi: Jund al-Khilafa e Al-Mourabitun, presenti tra Algeria e Tunisia.

Nel medesimo rapporto viene inoltre indicata la presenza di gruppi jihadisti come Isgs (Stato islamico nel Grande Sahara) e Jamaat al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (Jnim), attivi rispettivamente al confine tra Mali e Niger e nel Sahel.

Nel rapporto Onu si legge chiaramente che questi due gruppi condividono il comune obiettivo di destabilizzare il Sahel e qualsiasi tipo di normalizzazione della vita in modo da mantenere la libertà di movimento nel nord e l’accesso alle rotte dei trafficanti.

La Libia come rampa di lancio verso l’Europa

Il fatto che la Libia sia diventata la rampa di lancio per il traffico di immigrati è ormai noto e sotto gli occhi di tutti; gran parte del traffico di esseri umani proveniente dall’area sub-sahariana punta lì a causa della facilità con la quale i barconi riescono a salpare dalle coste libiche alla volta dell’Italia.

La Libia è però diventata anche un hub dei jihadisti, a causa dell’anarchia nella quale il Paese imperversa da anni, dopo il rovesciamento del regime di Gheddafi causato dai bombardamenti francesi e anglo-americani. Il jihad prospera dove lo Stato è assente e la Libia è il contesto perfetto, specialmente dopo la pesante sconfitta subita dall’Isis in Siria.

Recentemente, in Libia sono stati registrati campi di addestramento mobili e una serie di reti clandestine insurrezionali prive di base fissa proprio per evitare di essere bersagliate da raid aerei.

Altrettanto nota è la collusione tra Isis e trafficanti, con i jihadisti che sfruttano i flussi migratori come pool di reclutamento per rafforzare le proprie katiba africane.

Non si può inoltre escludere che jihadisti legati a gruppi come quelli precedentemente citati possano cercare di infiltrarsi in Europa a bordo di barche, sfruttando il flusso migratorio, con l’obiettivo di mettere in atto attacchi. I precedenti ci sono, basta pensare al caso di Anis Amri (l’attentatore del mercatino di Natale a Berlino) o a quello di Sillah Osman, gambiano arrestato lo scorso 25 giugno a Napoli mentre stava organizzando in attentato in Europa; Osman aveva partecipato a un addestramento dell’Isis in una zona desertica della Libia.

Lasciar dunque entrare indiscriminatamente barconi provenienti dall’Africa, senza alcun controllo e lasciando che i migranti girino liberamente in Italia pone un rischio altissimo per la sicurezza nazionale. Ben vengano dunque identificazioni rapide e messe in atto prima che i migranti giungano in suolo italiano e immediati respingimenti per chi non ha diritto all’ingresso. In gioco c’è la sicurezza del Paese.