La Cina fa sul serio e ha intenzione di costruire una città ultramoderna e futuristica in Sri Lanka, nella zona della capitale Colombo denominata Port City. C’è chi l’ha già battezzata la Dubai cinese e chi ha preferito etichettarla come la nuova Singapore. È difficile chiamare in altro modo il mastodontico investimento da 1,4 miliardi di euro. Un progetto che farà nascere grattacieli e palazzi dove oggi ci sono soltanto le onde dell’Oceano indiano.

I numeri impressionanti del progetto

I lavori sono già iniziati, proseguono a ritmi serrati e presto se ne vedranno i frutti. I primi numeri sono impressionanti. Si parla di 1,5 milioni di metri quadrati di uffici, con investimenti privati che potrebbero sfiorare la cifra di 13 miliardi di dollari. La città sarà un vero e proprio gioiello, e ricalcherà il distretto di Pudong sorto nei pressi di Shangai. La realizzazione di Port City è affidata alla China Communications Constructions Company, che ha il suo bel da fare. I 2,6 chilometri quadrati di terreno su cui sorgerà l’avamposto cinese fanno parte di un’area rubata al mare. Le navi di Pechino devono dragare dai fondali oceanici 65 milioni di metri cubi di sabbia prima di costruire in superficie. Port City avrà un proprio regime fiscale e legale, e ospiterà circa 80mila persone e 250mila pendolari al giorno, come riporta il Guardian.

Il significato geopolitico dell’investimento

Da un punto di vista geopolitico Port City rappresenta uno snodo fondamentale nell’ottica della Nuova Via Marittima promossa da Xi Jinping, il progetto parallelo alla Belt and Road Initiative terrestre. Lo Sri Lanka è infatti collocato in una posizione intermedia tra la Cina e il continente africano. Con i rapporti sempre più tesi con l’India, Pechino punterà tutto su questa città portuale. Le merci passeranno da qui, prima di finire in Kenya e risalire attraverso il Canale di Suez.

Equa convenienza o sfruttamento?

La convenienza, in teoria, sarà equamente suddivisa tra Cina e Sri Lanka. I cinesi, come detto, trarranno da Port City un vantaggio commerciale e politico. Lo Sri Lanka, invece, potrà prima di tutto intascare il più grande investimento estero effettuato all’interno del paese. Inoltre vedrà rinascere dalle ceneri un’area, quella portuale, che non è mai stata sfruttata a dovere. Attenzione però, perché nei mesi scorsi una parte della popolazione srilankese è scesa in piazza per denunciare la perdita di sovranità. Gli ultimi accordi stretti tra Pechino e Colombo consentono alla joint venture cinese di controllare l’80% del porto con una concessione prolungata a 99 anni, contro gli iniziali 40.

Ambientalisti all’attacco

C’è inoltre l’allarme lanciato dagli ambientalisti. La nuova Dubai cinese potrebbe essere una bomba ecologica. Oltre ai previsti 300mila viaggi giornalieri in auto dei pendolari, ci sarebbe da aggiungere l’inquinamento aereo e marittimo, in una Paese che già non brilla per ecologia. Il dragaggio della sabbia starebbe poi distruggendo l’habitat di varie specie, tra cui quello dei coralli e di alcuni pesci. Le navi, intanto, continuano a creare nuovo terreno.

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