Popolari e socialisti in volata: la Spagna è il nuovo laboratorio d’Europa?

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A poco meno di un anno dalle elezioni politiche della scorsa estate, in Spagna le elezioni europee hanno confermato un trend in controtendenza alla frammentazione generalizzata del panorama politico del Vecchio Continente. Primo il Partito Popolare di Alberto Nunez Feijoo, con oltre il 32%, secondo il Partito Socialista Operaio di Spagna (Psoe) del premier Pedro Sanchez, che si mantiene oltre il 30%.

Il panorama politico di Madrid vede staccati, stampelle radicali delle due coalizioni, rispettivamente l’ultradestra di Vox e la sinistra di Sumar, poco sopra il 6%. E questo è un dato: dopo aver subito, prima della pandemia di Covid-19, tra il 2016 e il 2019, la pressione delle formazioni ai loro estremi, popolari e socialisti iberici sono stati capaci di interiorizzare le spinte più forti che ne imponevano un condizionamento dell’agenda. E questo dato di fatto può essere un laboratorio per l’Europa. Perché, sì, la Spagna resta polarizzata e tra questioni economico-sociali come la riforma del lavoro di Sanchez e temi politici quali la questione identitaria degli autonomisti attorno cui il premier ha costruito il suo governo Pp e Psoe sono agli antipodi. E conglomerano attorno a loro vasti corpi sociali. Ma il dato importante è che la politica resta centrale.

I partiti sono luogo di espressione di questo confronto e le forze di sistema non hanno paura di evitare di dibattere sui temi. In casa del Pp, ad esempio, si discute di una via liberale all’economia di mercato con il “modello Madrid” perorato dalla governatrice Isabel Diaz Ayuso al centro del discorso; si è a lungo sfidata Vox sul tema dell’identità e della lotta all’immigrazione clandestina ma anche, se non soprattutto, sul tema della ricerca di una via pragmatica all’ambientalismo.

Sanchez ha interiorizzato da Podemos prima e Sumar poi la sfida della lotta senza quartiere alla povertà, alla disoccupazione, al caro-vita, alle rendite e al precariato, tanto da arrivare a svuotare i consensi dei suoi alleati. Che hanno però guadagnato dalla convivenza con il Psoe una legittimazione di governo che dura da cinque anni. Pp e Psoe porteranno dunque una pattuglia di una quarantina complessiva di eurodeputati da partiti avvezzi a confrontarsi con l’altro da sé e le spinte radicali e a trasformarle in proposte concrete. Un emblema di ciò che oggigiorno manca a molte formazioni comunitarie. E può offrire una traccia per l’Europarlamento che verrà.