Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

La destra francese si divide nella sua ala più radicale tra Eric Zemmour e Marine Le Pen nella fase in cui maggiormente si scalda la corsa all’Eliseo? Emmanuel Macron è diviso tra la possibilità di approfittare delle incertezze degli avversari e un trend che soprattutto sull’economia appare cospirare contro di lui? L’opinione pubblica francese appare sempre più distante da una sinistra che nella sua componente radicale (Jean-Luc Mélenchon), verde (Yannick Jadot) e socialista (Anne Hidalgo) presenta candidati ancorati a percentuali ridotte nei sondaggi? Ecco che per Les Republicains arriva l’ora della mossa con cui i gollisti puntano a conquistare terreno e a riprendersi, dieci anni dopo, il trono repubblicano di Francia. Per coniugare lo slittamento a destra dell’opinione pubblica, la necessità di rispondere alla sindrome divisionista del campo, la sfida alle difficoltà di Macron e la necessità di capitalizzare i consensi ottenuti alle elezioni regionali estive i gollisti hanno scelto con le loro primarie Valerie Pécresse come candidata alla presidenza in vista delle elezioni di aprile.

Battendo col 61% contro il 39% dell’avversario il vincitore del primo turno, il deputato della destra del partito Eric Ciotti, e ottenendo il sostegno di Xavier Bertrand e Michel Barnier, i favoriti della vigilia esclusi dal ballottaggio, la Pécresse ha consolidato un’agenda politica che mira a proporre in vista dell’Eliseo e che appare la più articolata, ma al tempo stesso, potenzialmente sostenibile sintesi tra le varie anime dei gollisti.

Ministro dell’Istruzione (2007-2011) e del budget (2011-2012) ai tempi della presidenza di Nicolas Sarkozy nel governo presieduto da François Fillon la Pécresse mira a riportare la destra neogollista al ballottaggio dopo la clamorosa débacle del 2017, quando per la prima volta nella Quinta Repubblica proprio l’ex premier ultraconservatore si classificò terzo dietro Macron e la Le Pen e per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica nessun rappresentante del partito che fu tra gli altri di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy superò il primo turno.

Eletta governatrice della regione dell’Île-de-France, centrata sulla capitale Parigi, nel 2015 la Pécresse si è riconfermata nel giugno scorso e da allora ha coltivato crescenti ambizioni presidenziali. La sua agenda politica mira, come detto, a portare dentro un’unica tenda tutte le differenti visioni proprie di un partito lacerato negli ultimi anni dalla contrapposizione tra l’anima sovranista e quella non ostile a Macron, tra la componente conservatrice e quella più libertaria, tra l’anima “giacobina” e centralista e una maggiormente favorevole alla devoluzione di poteri. Parliamo di un partito, quello dei Republicains, che ha in particolare sofferto molto la corsa dei candidati sovranisti a destra e il tentativo di Macron di consolidare la sua presa sugli elettori moderati dopo il graduale allontanamento dalla sinistra.

Cattolica, ecologista moderata e orientata al centro-destra in termini di visioni personali, la Pécresse immagina una corsa di più mesi che permetta ai Republicains di sfidare Macron, Le Pen e Zemmour partendo da una somma di voti oggi pari, nelle intenzioni, a un 11% non sufficiente per garantire la qualificazione al ballottaggio. Per recuperare a destra la Pécresse mira a proporre un’agenda più dura in termini di contrasto al crimine, difesa dell’identità nazionale e contrasto all’immigrazione clandestina che Ciotti perora con forza e che anche un liberalconservatore quale Barnier ha in passatto appoggiato; posizionandosi con chiarezza a destra, attaccando Macron accusandolo di andare a “zigzag” tra destra e sinistra, la Pécresse unisce un’anima giacobina e centralista a un’apertura all’alleggerimento del peso politico della burocrazia e sul fronte economico intende tutelare le fasce più deboli della popolazione contrastando “la globalizzazione senza regole” ma anche mirando alla costruzione di posti di lavoro ben pagati spingendo sull’aumento dei salari e i tagli delle tasse i fondi legati a molti ammortizzatori sociali.

“Gireremo la pagina di Macron senza lacerare le pagine della storia di Francia”, ha aggiunto la Pécresse nel suo discorso pronunciato dopo la vittoria attaccando, in particolare, l’identitarismo sfrenato di Zemmour, il suo apocalittico sentimento declinista, la sua retorica. Christian Jacob, presidente del partito, ha aggiunto dopo le primarie: “La destra ha ritrovato il suo Dna, è popolare e solidale, una vera squadra nazionale pronta a dirigere il nostro Paese”. I Repubblicani d’oltralpe vogliono dunque riscoprire il filo rosso che li lega a una tradizione avviata dal generale de Gaulle oltre sessant’anni fa ritrovando l’orgoglio identitario della loro tradizione politica e facendo leva sulla competenza amministrativa come volano per trasformare in un cambiamento dopo l’era Macron la loro agenda politica. Valerie Pécresse mira a farsi interprete di questa svolta forte di una visione politica consolidata e della consapevolezza di dover mantenere coeso un partito dalle molte anime. La sfida per l’accesso al ballottaggio sarà lunga e dura: ma l’unica via per i Republicains appare quella di presentarsi come sintesi tra moderati e conservatori per poter portare una sfida a Macron che non si appiattisca sul radicalismo identitario di Zemmour e sul sovranismo ghettizzato dei lepenisti. Due opzioni che in vista di un ballottaggio appaiono inevitabilmente perdenti.

 

 

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