Se sei più piccolo, cerca di essere più furbo e di avere più inventiva. Così la Russia, oggettivamente più debole, dal punto di vista economico e militare, del fronte formato dagli Usa e dai loro alleati, ha reagito al tentativo di isolarla con una originale “strategia dei ponti”.

Il primo esempio è, ovviamente, il Ponte della Crimea, stradale e ferroviario, lungo 18,1 chilometri (che ne fanno il ponte più lungo di Russia e d’Europa), costruito a partire dal maggio 2015 e inaugurato alla presenza di Vladimir Putin il 16 maggio 2018. Opera ardita dal punto di vista ingegneristico (le sue arcate consentono il passaggio di navi alte 35 metri e larghe 180) ma soprattutto dal punto di vista politico. Progettato nel 2014 subito dopo il referendum (16 marzo) con cui gli abitanti della Crimea votarono per l’autodeterminazione e l’ingresso nella Federazione russa, il ponte serve non solo ad “attaccare” la Crimea alla Russia ma anche, in senso opposto, a tenere ancorata la Russia all’Europa da cui la spinta americana, con il rovesciamento del governo legittimo in Ucraina nel 2014, la catena di Paesi vassalli o alleati (i Baltici, la Polonia, la Romania…) e la presenza aggressiva della Nato, mirava appunto a staccarla.

Lo stesso principio anima ora un altro progetto di gigantesca portata: il ponte ferroviario, lungo 45 chilometri, che la Russia vorrebbe costruire insieme con il Giappone per unire l’isola russa di Sakhalin con Hokkaido, l’isola più a Nord dell’arcipelago giapponese. Una progetto che è da anni sul tavolo delle relazioni tra i due Paesi ma che ora sembra entrato in una fase più operativa. Lo dimostra un fatto: nella primavera di quest’anno, subito dopo aver inaugurato il ponte della Crimea, Putin ha dato istruzioni affinché il governo dia il via ai lavori per la costruzione di un ponte per collegare la terraferma russa all’isola di Sakhalin.

Anche questa è una mossa dai notevoli risvolti politici, perché Sakhalin e le isole Kurili furono occupate dall’Armata Rossa negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e sono tuttora rivendicate dal Giappone. Il ponte verso Sakhalin, però, è indispensabile non solo per ribadire che l’isola appartiene alla Russia ma soprattutto per passare poi alla costruzione del collegamento ferroviario tra Sakhalin e Hokkaido che, a sua volta, è già collegata alla grande isola di Honshu (quella su cui si trovano tutte le maggiori città giapponesi, da Tokyo a Osaka, da Yokoama a Kioto), dal tunnel Seikan.

Se le diverse opere venissero infine realizzate, il Giappone diventerebbe uno Stato continentale e le sue merci avrebbero un accesso enormemente facilitato a un mercato come quello russo, con 145 milioni di potenziali consumatori, e poi anche a quello europeo.

La Russia, a propria volta, aprirebbe una porta fondamentale sull’Asia e agevolerebbe in misura decisiva gli scambi con la terza economia del mondo, da sempre assetata di risorse energetiche. Le ricadute, però, non sarebbero limitate ai due Paesi. In un domani, sarebbe possibile andare in treno da Londra a Tokio, attraverso la Russia, in meno di una settimana, coprendo un percorso di 13.520 chilometri. Uno scenario capace di rivoluzionare le relazioni economiche tra Europa e Asia e, in ogni caso, tale da restituire alla Russia il ruolo storico di grande ponte tra le due civiltà e di Paese partecipe di entrambe. Addio isolamento, in quel caso, e addio, forse per sempre, al progetto di dividere i Paesi e spezzettare i continenti per meglio dominarli.