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Uno scambio di spie su un ponte al confine fra Estonia e Russia. Non è un film pronto a essere proiettato nelle sale italiane, ma una scena che è accaduta veramente pochi giorni fa al valico di frontiera di Koidula, tra Estonia e Russia, sul ponte che collega le due rive del fiume Piusa. Lo scambio di prigionieri, accusati di spionaggio ha coinvolto Raivo Susi, un uomo d’affari estone, e Artem Zinchenko, un cittadino russo, quest’ultimo scortato da due macchine al centro del ponte. Una scena ripresa dalle telecamere e che ha fatto subito pensare all’ultimo film di Steven Spielberg, il Ponte delle spie, che parlava della Berlino divisa nel secondo Dopoguerra. Qui non c’era una città divisa, ma il ponte e il confine sì, così come lo scambio di prigionieri e quell’abbraccio liberatorio una volta avvenuto lo scambio.

I governi della Russia e dell’Estonia sono da anni in pessimi rapporti. Il governo estone ha sempre considerato Mosca una minaccia per la sua sicurezza nazionale e considera le forze armate russa un costante pericolo per l’autonomia dei Paesi baltici. La crisi in Ucraina e l’annessione da parte della Russia della penisola della Crimea sono stati soltanto gli ultimi di una serie di fattori che hanno alimentato questo senso di sfiducia e timore nei confronti della Russia. Dall’altro, la Russia, vede nell’Estonia non una minaccia,ma un problema che deriva dal suo scivolamento diretto verso il blocco occidentale e il coinvolgimento nell’Alleanza atlantica. In questa situazione di sfiducia e di reciproci sospetti, nascono dunque i primi arresti per attività legate allo spionaggio. 

Raivo Susi, che lavorava come uomo d’affari nel settore dell’aeronautica, è stato arrestato due anni fa in un aeroporto di Mosca e accusato di spionaggio in Russia dal 2004 al 2007. L’anno scorso, la giustizia russa l’ha condannato a 12 anni di reclusione. Artem Zinchenko, invece, è stato arrestato dal Servizio di sicurezza interna estone, conosciuto con il suo acronimo di “Kapo”, il 9 gennaio 2016, e condannato a cinque anni di carcere per attività di spionaggio sia nei confronti dell’Estonia sia dei suoi alleati della Nato. Zinchenko è stata la decima spia condannata in Estonia negli ultimi nove anni, a dimostrazione di quanto sia ancora prioritaria la questione dello spionaggio e del controspionaggio nell’area baltica.

I due prigionieri hanno entrambi ricevuto la grazia presidenziale. Una scelta dettata dalla volontà di riavere entrambi a casa e che rientra in una tipica operazione dei servizi segreti quando si tratta di avere di nuovo nel proprio Paese una spia che, chiusa in un carcere di un Paese straniero, potrebbe parlare. Ma c’è un altro dato interessante di questo scambio di prigionieri. Mentre del russo, Artem Zinchenko, si è riuscito a sapere molto, anche del reclutamento nell’intelligence della Federazione russa e del suo passato – ne ha parlato in maniera molto dettagliata anche Buzzfeed – di Raivo Susi, l’imprenditorie estone, si sa poco e, soprattutto del suo passato di imprenditore nel settore dell’aviazione, ci sono notizie che non lo fanno ritenere un semplice imprenditore (lui ha sempre negato ogni tipo di coinvolgimento in attività di spionaggio). Secondo i media estoni, Susi era registrato nell’elenco del ministero degli Affari Esteri come mediatore per beni militari di ogni genere, dalle munizioni ai mezzi pesanti e gli aerei. Ma nel mondo dello spionaggio con scambi di prigionieri avvenuti in un valico di frontiera, è normale che molte cose, anche delle vite dei prigionieri, restino nell’ombra.

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