Il 2 e 3 ottobre, il segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo effettuerà una visita in Italia, in quella che sarà la prima da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca. Il viaggio dell’ex direttore della Cia in Italia arriva in un momento cruciale nei rapporti tra i due Paesi che, nonostante rimangano sempre ottimi, hanno subito alcuni “colpi” dalle decisioni del governo Conte I di aprire agli investimenti cinesi. Una decisione in netto contrasto con quanto chiesto da Trump. La visita di Pompeo in Italia, inoltre, avrà anche lo scopo di riavvicinare Washington alla Santa Sede; sfruttando il 35esimo anniversario dall’avvio delle relazioni tra Stati Uniti e Vaticano, il segretario di Stato cercherà di riprendere un dialogo con la Santa Sede per impedire che a prevalere siano le differenze di vedute. Una mossa, per certi versi, anche politica e che s’inserisce nella lunga strada che porterà alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Se non dovessero esserci sconvolgimenti nel programma, Mike Pompeo incontrerà il cardinale Pietro Parolin che ricopre la carica di segretario di Stato della Santa Sede, mentre non è chiaro se sarà ricevuto in udienza da Papa Francesco.

I temi economici sul tavolo

Per quel che riguarda all’Italia, invece, Pompeo incontrerà sicuramente il suo omologo Luigi Di Maio e probabilmente anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che, settimana prossima, vedrà Donald Trump a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite. Gli incontri di Roma, però, paradossalmente avranno un maggior peso soprattutto perché saranno utilizzati dal segretario di Stato Usa per valutare le idee e gli obiettivi del nuovo governo italiano, specialmente per quel che riguarda i rapporti con la Cina e la Russia. Il cambio radicale dell’orientamento governativo potrebbe portare anche alla modifica di alcune posizioni di carattere politico ed economico. A tenere banco negli incontri ci sarà sicuramente la questione degli investimenti cinesi, sostenuti dal Movimento 5 Stelle, e la posizione italiana rispetto al gasdotto EastMed, per il quale, anche a causa dell’opposizione del M5s, non sono stati compiuti passi avanti negli ultimi mesi. Le condotte che da Israele porterebbero il gas in Italia (oltre che in Grecia e Bulgaria) sono fortemente sponsorizzate dagli Stati Uniti specialmente perché permetterebbero di ridurre la dipendenza europea dal gas russo, contribuendo a modificare lo scacchiere energetico mondiale. Pompeo chiederà sicuramente a Di Maio come il governo italiano intende porsi sull’EastMed, ma soprattutto vorrà valutare se il M5s è diventato un interlocutore affidabile. Le basi sembrano esserci tutte anche perché, come riportato su Formiche, il primo incontro ufficiale del nuovo arrivato alla Farnesina è stato un bilaterale con l’ambasciatore statunitense Lewis Eisenberg.

Le richieste Usa

Gli altri temi che saranno toccati nel corso della visita di Pompeo in Italia riguarderanno il programma Lockheed Martin F-35 e i potenziali accordi commerciali tra i due Paesi. L’obiettivo del Governo “giallorosso” sembra essere quello di rafforzare l’alleanza imprescindibile con gli Stati Uniti, così da favorire anche l’export e le aziende italiane presenti oltreoceano. Non solo però, perché tra Italia e Stati Uniti vi sono anche questioni puramente strategiche per via delle basi Usa e Nato nella Penisola, ma anche per la partecipazione italiana a molte missioni internazionali a guida americana. Inoltre il segretario di Stato chiederà una modifica nella posizione italiana rispetto al Venezuela, essendo quello di Roma uno dei pochi governi europei ad aver assunto una posizione neutrale non riconoscendo come presidente Juan Guaidó e chiedendo a Nicolas Maduro di indire nuove elezioni libere. Tema questo affrontato anche nel bilaterale del 3 settembre tra Pompeo e il presidente del parlamento europeo David Sassoli, esponente del Partito democratico.

Più pragmatismo in politica estera?

Oltre agli scambi commerciali, alla Cina, alla Russia e alla questione venezuelana, nel corso della visita di Pompeo in Italia sarà inaugurata, probabilmente, una nuova fase della politica estera statunitense sotto la guida del presidente Trump, nel corso della quale dovrebbe trionfare il pragmatismo e la distensione nei rapporti con gli alleati. L’allontanamento dell’oltranzista consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, ha lasciato a Mike Pompeo campo libero nella politica estera. Gli obiettivi fino alle prossime elezioni presidenziali sono di riprendere con costanza le visite transatlantiche e di cercare soluzioni pacifiche alle principali questioni sul tavolo del Dipartimento di Stato, tra cui vi sono i dossier della Libia, dell’Iran e della Corea del Nord. Per quel che riguarda il primo di questi, il governo italiano potrebbe offrirsi come mediatore tra Khalifa Haftar e Fayez al-Sarraj, che lunedì 16 settembre è stato il primo capo di governo straniero a incontrare Giuseppe Conte dopo il varo del nuovo esecutivo.

La “nuova” svolta atlantica

La visita di Pompeo, ovviamente, non sarà risolutrice di tutti gli attriti che, seppur piccoli, ci sono tra Italia e Stati Uniti, ma potrà essere un passo avanti importante per far tornare Roma nel centro del mirino della politica estera di Washington. Se saranno chiarite tutte le posizioni del Governo italiano nel corso degli incontri potrebbe essere organizzata una nuova visita di Trump in Italia, che potrebbe seguire a quella in programma per metà ottobre di Sergio Mattarella e Luigi Di Maio a Washington. In quella che sembra essere a tutti gli effetti una nuova “svolta” atlantica dell’Italia.