Un anno dopo il suo viaggio italiano, il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo sarà di nuovo nella penisola a fine mese: Pompeo, stando a quanto riportato dal quotidiano La Verità, si recherà a Roma per entrare in territorio vaticano, perfezionando una visita ufficiale alle autorità della Santa Sede a cui, tra Washington e Oltretevere, si lavora dal giugno scorso.

Per la strategia geopolitica degli Usa e le mosse del Segretario di Stato italo-americano il Vaticano ha una rilevanza fondamentale. In primo luogo per il suo peso diplomatico globale, che dall’inizio del pontificato di Francesco in avanti è stato esercitato nella direzione della costruzione di un mondo multipolare in stridente dissonanza con le direttrici politiche statunitensi. In secondo luogo, per la criticità del dossier cinese: la Santa Sede è prossima ad incassare il rinnovo degli accordi sulle nomine episcopali del 2018, ulteriore passaggio verso la graduale strutturazione di piene relazioni con la Repubblica popolare. Il triangolo Cina-Usa-Vaticano riguarda gli unici attori sul pianeta capaci di portare avanti una vera e propria diplomazia di scala globale. E su questo dossier, come vedremo, Pompeo è deciso a intervenire. Infine, perchè il Vaticano è una sponda fondamentale quando si vuol osservare le dinamiche politiche italiane. E certamente Pompeo approfitterà della tappa vaticana per incontrare, informalmente, esponenti delle istituzioni italiane e referenti statunitensi a Roma per parlare del futuro delle relazioni italo-americane. Sul cui sviluppo aleggiano numerose questioni di importanza fondamentale.

In Vaticano il muscolare ed energico Pompeo si troverà di fronte, come interlocutore, il regista della politica estera del pontificato di Bergoglio, il Segretario di Stato Pietro Parolin. Il quale da anni traduce in azioni diplomatiche concrete ed iniziative ben precise le linee diplomatiche del Papa e, sul dossier cinese, ha contribuito a sviluppare un sentimento di fiducia reciproco con gli esponenti del Partito comunista cinese via via incontrati. Il cardinale veneto si troverà di fronte alle pressioni politiche del Segretario di Stato con ascendenze abruzzesi per ripensare gli accordi con Pechino, all’accentuazione della presa di posizione statunitense per la tutela dei cristiani della Chiesa sotterranea cinese e di Hong Kong, a tutto il bagaglio ideologico di Pompeo rivolto nei confronti della “nuova tirannia”, “principale minaccia della nostra era”.

Ma il significato del viaggio non si ferma qui. Parolin è un interlocutore fondamentale per gli Usa anche per concretizzare l’obiettivo di far arrivare al governo Conte messaggi precisi sulle linee politiche in evoluzione oltre Atlantico. Dall’inizio del suo mandato nell’era gialloverde Giuseppe Conte ha mantenuto un’attiva e forte frequentazione dei salotti vaticani, in cui vantava le entrature legate al suo passato da ricercatore al collegio di Villa Nazareth, fondato dal cardinale Achille Silvestrini e a lungo diretto dallo stesso Parolin. In un recente evento dedicato a Silvestrini, il premier e il diplomatico in capo del Vaticano si sono intrattenuti a conversare, rimarcando una sintonia che in campo politico più volte si è concretizzata in un atteggiamento non eccessivamente duro di Roma nei confronti degli interessi cinesi.

Qualora gli avvertimenti che gli Usa stanno mandando a Roma sulle linee rosse da loro indicate per i rapporti con la Cina (5G, accordi commerciali, scambi di dati) non dovessero bastare, Pompeo potrebbe arrivare a portare il dossier Italia nei colloqui con la diplomazia vaticana. Nelle ultime settimane, molto si è mosso nella strutturazione effettiva dei rapporti italo-cinesi sui temi chiave: ad agosto Huawei è stata ridimensionata ma non bandita dai programmi 5G di Telecom Italia; la pandemia di coronavirus ha portato a una vera e propria guerra degli aiuti all’Italia, primo Paese travolto dal virus in Europa; la disciplina sul golden power, rinforzata, non ha pienamente convinto Washington che attende sviluppi concreti più sostanziali. Il Copasir, in questo contesto, vigila con attenzione e il suo ex presidente, il Ministro della Difesa dem Lorenzo Guerini, è stato tra i più espliciti a seguire le raccomandazioni del comitato oggi guidato dal leghista Raffaele Volpi e animato dal senatore Adolfo Urso (Fdi) chiedendo un forte scrutinio degli investimenti cinesi in Italia.

Il contesto, insomma, è estremamente liquido, e la visita di Pompeo in Italia e Vaticano non mancherà di provocare conseguenze sulle dinamiche politiche interne e sulle strategie internazionali di Roma. Dentro le Mura Leonine, una volta di più, si giocherà una fetta del futuro politico della penisola: la centrale diplomatica più importante nella capitale italiana, è bene tenerlo presente, è quella di Oltretevere, e gli Usa sanno che per condizionare attivamente il contesto istituzionale italiano è bene cominciare dal Vaticano.

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