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Con il riconoscimento da parte di Donald Trump della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, l’alleanza tra Stati Uniti e Israele è adesso, secondo il presidente americano, “più forte che mai”. Con un’azione diplomatica non allineata rispetto alla comunità internazionale – e che ha già suscitato le reazioni contrariate di Russia e Turchia – Washington ha inteso ribadire il proprio sostegno a Tel Aviv, già concretamente espresso mediante l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme.

La portata di tale riconoscimento, tuttavia, potrebbe non riguardare soltanto i turbolenti equilibri tra Israele e gli altri Paesi della regione mediorientale, primi tra tutti Siria e Iran. È infatti nota la preoccupazione degli Stati Uniti rispetto alle mire espansionistiche della Cina verso il Mediterraneo. Già nel 2016, infatti, aziende della Repubblica popolare avevano ottenuto appalti per l’implementazione del porto di Haifa, lo stesso che ospita la Sesta Flotta della Marina americana. Con la progressiva concretizzazione del progetto cinese per la Nuova Via della Seta, gli Stati Uniti hanno alzato il livello di allerta, ritenendo urgente cercare di intervenire mediante l’esercizio della propria influenza sui Paesi coinvolti al fine di limitare il principale competitor a livello globale.

Le relazioni commerciali sempre più fitte tra Israele e Cina non sono certo viste di buon occhio dalla Casa Bianca, la quale si è espressa chiaramente tramite il Segretario di Stato Mike Pompeo, il quale, ai microfoni dell’emittente israeliana Channel 13, ha dichiarato: “Fintantoché la Cina agisce in modo trasparente, fintantoché è impegnata in vere transazioni economiche, noi siamo tranquilli. Nel momento in cui la Cina agisce utilizzando il debito come trappola, nel momento in cui offre tangenti, fa attività di spionaggio attraverso le proprie imprese commerciali di proprietà statale, e manifesta elementi di rischio con i propri sistemi tecnologici – aziende come Huawei che rappresentano un vero rischio per il popolo israeliano – (…) voglio premurarmi che ogni paese tenga gli occhi aperti e resti vigile rispetto alle minacce poste in essere dalla Cina e voglio assicurarmi che capisca allo stesso modo che anche l’America deve prendere le proprie decisioni. Se certi sistemi vanno in determinate direzioni, gli sforzi degli Stati Uniti volti a collaborare con voi (con Israele, ndr) saranno molto più ardui, e in certi casi non li potremo neanche più produrre”.

Incalzato dall’intervistatore, Pompeo ha ammesso che quest’ultima preoccupazione riguardi soprattutto la collaborazione tra servizi d’Intelligence: “Potrebbe dover essere ridotta, così come potrebbe essere ridotta la condivisione di impianti di sicurezza. Occorre che i Paesi comprendano e conoscano questi rischi.”

Se, da una parte, il riconoscimento americano delle Alture del Golan rappresenta per Benjamin Netanyahuuna boccata d’ossigeno in vista delle elezioni del 9 aprile, il cui esito è, rispetto al recente passato, imprevedibile, Non è escluso, dall’altra, che, in caso di vitoria del Likud, gli Stati Uniti, in considerazione di quanto dichiarato da Pompeo, possano esigere in cambio da Israele un allentamento delle proprie relazioni commerciali ed economiche con la Cina.

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