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Politica

La guerra dei dazi tra Usa e Italia

Mike Pompeo sarà presto a Roma e, mentre il Segretario di Stato Usa prepara gli incontri istituzionali, la visita Oltretevere da Papa Francesco e il viaggio nella terra dei suoi avi (l’Abruzzo) sullo sfondo si staglia la fondamentale questione commerciale,...
Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo (LaPresse)

Mike Pompeo sarà presto a Roma e, mentre il Segretario di Stato Usa prepara gli incontri istituzionali, la visita Oltretevere da Papa Francesco e il viaggio nella terra dei suoi avi (l’Abruzzo) sullo sfondo si staglia la fondamentale questione commerciale, con la faglia tra Stati Uniti ed Europa che potrebbe presto divaricarsi ulteriormente. Si attende il verdetto del Wto sulla natura dei dazi che gli Usa sono autorizzati a imporre verso i prodotti europei come ritorsione dopo la causa presentata contro gli aiuti pubblici ad Airbus, considerati distorsivi della libertà di concorrenza.

Il Wto potrebbe garantire agli Usa spazi di manovra per dazi da 11 miliardi, ma l’amministrazione Trump ne vuole imporre quasi il doppio: 20 miliardi. Con Ginevra che oltre ad aeronautica e auto è pronta a dare semaforo verde a Washington anche su settori esterni come l’agroalimentare. E qui per Roma potrebbero essere dolori: Ettore Prandini, presidente bresciano di Coldiretti, ha dichiarato al Corriere della Sera che “i prelievi su Parmigiano e Grana, per esempio, potrebbero balzare da 2 a oltre 20 euro al chilo, con un crollo dell’ export pari al 90%”. Trump ha preparato due liste di beni da colpire con dazi per un valore complessivo di 25 miliardi di dollari di importazioni europee. L’obiettivo? Usare come leva i settori meno aperti dall’Unione, come l’agricoltura, per ottenere vantaggi a tutto campo. Le nuove tariffe potrebbero arrivare già ad ottobre e il rischio è quello di innescare una vera e propria guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, che colpirebbe l’export italiano negli Usa, salito dell’8,3% nei primi otto mesi del 2019.

In seno all’opposizione, il governatore leghista del Veneto Luca Zaia ha chiesto al governo di operarsi per evitare che la mannaia dei dazi sia calata sull’Italia. Le nuove tariffe, sostiene Zaia, aggiungerebbero “ulteriori difficoltà alla nostra economia e richiedono una chiara presa di posizione da parte del governo”.

In questo contesto si inserisce la visita di Pompeo. Che per attaccamento personale e visione strategica mira a un rapporto privilegiato con l’Italia e nei colloqui con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio potrebbe far valere la sua minore propensione a considerare vitali le questioni commerciali. Offrendo una sponda in seno all’amministrazione, di cui è diventato via via il numero due dopo lo stesso Trump, per un atteggiamento più morbido verso quei settori chiave per Roma. L’Italia deve sfruttare il momento favorevole apertosi dopo il siluramento del “falco” John Bolton. “Ma per dare all’ex numero uno della Cia i margini per renderlo possibile, è essenziale che Roma proponga misure concrete e non solo buone intenzioni” sui dossier più interessanti per Pompeo, fa notare Formiche. “Un esempio su tutti: i colossi cinesi saranno o no coinvolti nel 5G italiano? La questione, che nella Penisola viene ritenuta “superata” dal nuovo decreto cyber, resta invece un punto interrogativo oltreoceano, dove si aspettano risposte chiare”, scrive sempre Formiche.

Anche Pompeo è stato uomo d’affari, avendo lavorato nel comparto della Difesa, e non disdegna la diplomazia do ut des di Trump, praticandola con maggiore raffinatezza

In lui possiamo avere un alleato: ma a prezzo di una garanzia sulle reti che richiederebbe una svolta strategica sul tema di ampio respiro. Che un governo appena costituito e coi piedi d’argilla come quello giallorosso non è detto sia in grado di garantire.





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