Il prossimo lunedì l’influente segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, inizierà un breve ma intenso tour dell’Europa centro-orientale con l’obiettivo di indicare agli alleati americani quali saranno le future tappe del confronto con la Cina e le mosse di Washington nel Vecchio Continente in chiave antirussa (e antitedesca).

L’annuncio

Pompeo ha dato notizia del viaggio questa settimana, durante una conferenza stampa avvenuta al Dipartimento di Stato : “Lunedì partirò per la Repubblica Ceca, la Slovenia, l’Austria e la Polonia – grandi amiche dell’America. Sarà un viaggio molto importante e produttivo”.

Il Dipartimento di Stato ha comunicato che i principali argomenti ad essere discussi saranno l’energia nucleare, l’espansionismo russo nell’Europa orientale e la guerra fredda con la Cina, ma verrà dato spazio anche ad altri dossier. Per quanto riguarda il primo punto, Pompeo avrà un incontro a Vienna con Rafael Grossi, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Comunque, la tappa più importante del viaggio sarà l’ultima: la Polonia. Qui, Pompeo, arriverà il 15 agosto e parteciperà alle celebrazioni in pompa magna del centenario della battaglia di Varsavia, durante la quale la neonata Polonia riuscì a fermare l’avanzata sovietica nel Paese. Si tratta di uno degli appuntamenti storici più sentiti nel Paese e la ricorrenza non ha mai avuto un valore così attuale: oggi come allora, è Varsavia il principale muro che impedisce alla Russia di entrare in Europa.

L’importanza della visita

Il tour di Pompeo avverrà a pochi giorni di distanza dall’annuncio della finalizzazione delle trattative riguardanti lo stabilimento in Polonia di una presenza militare statunitense di natura permanente e sullo sfondo di due eventi molto significativi, indicativi dello stato di salute del partenariato polacco-americano e, più in generale, dell’agenda della Casa Bianca per l’Europa: il ricollocamento altrove di 12mila soldati statunitensi attualmente ospitati nelle basi Nato tedesche e l’aumento delle pressioni sul Nord Stream 2 sia da parte di Washington, via sanzioni, che di Varsavia, via multe a Gazprom.

Il centenario della battaglia di Varsavia sarà l’occasione per fare un passo ulteriore verso la nascita di una nuova Europa, all’interno della quale dovrà esserci minore spazio per la lingua tedesca e maggiore spazio per la lingua polacca.

I rapporti fra Washington e Berlino non sono mai stati idilliaci e hanno raggiunto il loro punto più basso negli ultimi quattro anni. Ma sarebbe sbagliato imputare la responsabilità di questa rottura a Donald Trump, perché i primi segnali di ciò che sarebbe avvenuto a partire dal 2016 erano stati lanciati durante l’era Obama: lo scandalo Dieselgate e il caso Monsanto.

La tendenza naturale della Germania all’egemonia sommata ad una tradizione di politica estera che non ha mai smesso di guardare ad Oriente, dapprima in Russia e poi in Cina, sono state le determinanti di un cambio di rotta al quale Trump ha voluto dare impulso, vedendo due validi alleati nell’euroscetticismo dalle venature antitedesche e nella russofobia dilaganti nell’Europa orientale.

Nel 1920 alle porte di Varsavia fu fermata un’avanzata sovietica che avrebbe potuto ridisegnare la mappa di un’Europa in macerie, nel 2020 sarà di nuovo una trincea, ma questa volta con tre direttrici: Cina, Russia e Germania.

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