Legge e Giustizia (Pis) ha vinto le consultazioni legislative in Polonia e potrà governare per un secondo mandato. Questo almeno è quanto emerge dai dati ufficiali, basati sul conteggio del 90 per cento dei voti espressi. Il Pis si è aggiudicato, a questo punto dello scrutinio, il 44,5 per cento dei voti (in crescita rispetto al 37 per cento del 2015) mentre Coalizione Civica, la principale formazione dell’opposizione e dall’ideologia liberale, si è fermata al 26 per cento dei consensi. La Sinistra (Lewica), invece, ha ottenuto il 12 per cento dei voti riuscendo così a tornare in Parlamento dopo quattro di assenza e dopo la clamorosa umiliazione delle elezioni del 2015, nelle quali non aveva superato la soglia di sbarramento. Chiudono l’elenco La Coalizione Polacca, un’alleanza di partiti rurali e Partito popolare, con il 8.6 per cento dei suffragi e Confederazione, destra radicale anti-europeista, al 6.7 per cento. L’affluenza ha registrato una forte crescita, in particolar modo nelle regioni occidentali e settentrionali che sono i bastioni delle opposizioni ed ha raggiunto il 61 per cento degli aventi diritto. La soglia di sbarramento era del 5 per cento per i partiti e dell’8 per cento per le coalizioni.

Un successo convincente

I risultati parziali non sembrano lasciare spazio e dubbi e Legge e Giustizia dovrebbe ottenere, a meno di clamorose ed improbabili inversioni di tendenza dell’ultima ora, la maggioranza assoluta dei seggi nel Sejm, la Camera Bassa del Parlamento polacco. Il conteggio ufficiale ha premiato ancor più degli exit-poll il partito di governo che, secondo gli istituti demoscopici, si sarebbe fermato al 43 per cento mentre la Coalizione Civica era data al 27 per cento dei voti. Jaroslaw Kaczynski, leader del Pis, ha proclamato il movimento, nel corso di un evento svoltosi nella serata a Varsavia, come vincitore delle elezioni ed ha affermato che il partito, pur avendo ottenuto molti voti, avrebbe meritato ancora di più.

La vittoria di Legge e Giustizia è dovuta anche all’introduzione di una serie di popolari programmi di supporto sociale, come un mini stipendio mensile di 113 euro dato alle famiglie per ogni figlio ed una serie di impegnative promesse elettorali: dalle visite mediche gratuite per gli over 40 all’aumento dei salari minimi e delle pensioni. Hanno pesato, di certo, anche i toni nazionalisti e conservatori con cui il Pis ha condotto la campagna e con i quali è riuscito a mobilitare la sua base elettorale, concentrata nelle regioni orientali e nelle aree rurali del Paese. La possibilità di governare per un nuovo mandato senza necessità di alleati, proprio come nel primo, è destinata ad accendere nuovi conflitti con Bruxelles che ha espresso più di qualche critica alla riforma del sistema giudiziario polacco. Secondo le istituzioni europee, infatti, questa riforma metterebbe a rischio l’indipendenza dei giudici. Bisognerà poi vedere se Legge e Giustizia riuscirà ad introdurre le tante misure di welfare annunciate senza compromettere lo stato delle finanze pubbliche del Paese. La Polonia vive una fase di forte espansione della sua economia e anche questo fattore ha inciso, grazie ai benefici sentiti da molti cittadini polacchi, sulla popolarità del Pis.

I problemi dell’opposizione

Le buone notizie per l’opposizione potrebbero giungere solamente dal Senato polacco. La Camera più debole, che ha una capacità di veto provvisorio alle proposte legislative del Sejm, elegge i suoi cento senatori con un sistema maggioritario basato sui collegi. Qui l’opposizione ha presentato candidati unitari, anche se potrebbe comunque non bastare. Le prospettive per Coalizione Civica non sono buone ed il movimento europeista, fondato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, sembra destinato ad altri quattro anni di marginalità. La Sinistra è invece galvanizzata dal ritorno in Parlamento e dalla possibilità di tornare a far sentire la propria voce in sede legislativa, ma continua a contare molto poco nelle dinamiche politiche del Paese e non si intravede una strada che possa portarla a tornare ad essere forza alternativa di governo. La narrativa liberale e progressista sembra non convincere buona parte dell’elettorato, sedotto anche dal welfare generoso e dai toni nazionalisti di Legge e Giustizia. Non si può escludere, infine, che Confederazione possa schierarsi dalla parte del Pis, che supera a destra e contribuire ad allargare ancora di più il perimetro della maggioranza.

L’alleanza tra Budapest e Varsavia sembra destinata a saldarsi ancora di più nei prossimi anni ed il fronte conservatore ed euroscettico, molto radicato in Europa Centrale, potrebbe trarre nuova linfa vitale dall’esito delle consultazioni polacche. Il vento del sovranismo rischia di trasformarsi, nel prossimo futuro, in una tempesta poderosa che potrebbe travolgere molte altre nazioni europee e giungere fino a Bruxelles. Il peso della Polonia, nell’ambito delle istituzioni europee, è infatti consistente e Kaczynski reclamerà, per il suo movimento, un’influenza ed un ruolo sempre maggiori.

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