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Si chiama Polonia 2050 (Polska 2050) ed è il nuovo partito del centrodestra polacco su cui sono puntati tutti i riflettori. Registrato ufficialmente il 3 novembre 2020 dal giornalista ed ex candidato alla presidenza Szymon Holownia, il partito sta facendosi rapidamente largo nel panorama nazionale dominato dal duopolio PiS-Po con un abile stratagemma: attrarre a sé i loro deputati.

Genesi di Polonia 2050

Polonia 2050, abbreviazione di Movimento Polonia 2050 (Ruch Polska 2050), nasce da un’idea di Szymon Holownia, poliedrico, carismatico e noto personaggio pubblico i cui interessi spaziano dall’attivismo politico al giornalismo e dalla scrittura alla televisione.

Presentatosi alle presidenziali dell’anno scorso come indipendente, e non godendo del supporto di alcuna piattaforma partitica alle spalle, Holownia aveva concluso la competizione con un sorprendente terzo posto: due milioni e 693mila preferenze, ovvero il 13,9% del totale; un risultato eccezionale per una prima assoluta nel mondo politico e in assenza di sponsor. Davanti a lui soltanto i principali contendenti, Andrzej Duda e Rafal Trzaskowski, alle sue spalle un’intera rosa sconcertata, da Krzysztof Bosak di Confederazione a Robert Biedron di Primavera.

La prestazione inaspettatamente ragguardevole ha giocato un ruolo determinante nel convincere Holownia a dar vita ad un proprio movimento, poi registrato ufficialmente il 3 novembre sotto il nome di Polonia 2050. A partire da quel momento il presentatore televisivo divenuto politico ha avviato un’intensa campagna acquisti nel dietro le quinte del Parlamento con l’obiettivo di ingrossare le file del neonato partito.

Il colpo grosso

Il “colpo grosso” di Holownia reca una data precisa: 20 gennaio. Quel giorno, infatti, una figura di primo piano della politica polacca ha annunciato il cambio di casacca: Joanna Mucha, deputata del Sejm ed ex ministro dello sport (2011-13), si è presentata ad una conferenza stampa con il fondatore di Polonia 2050 per informare il pubblico di aver abbandonato Piattaforma Civica (PO).

L’abbandono di Mucha, oltre a risaltare per la mediaticità, è fonte di un rumore assordante perché Holownia non ha ottenuto l’entrata nel proprio partito di un deputato anonimo ma di una politica conosciuta ed influente, con alle spalle un’esperienza ministeriale, vicina a Donald Tusk e, fino a inizio mese, addirittura in corsa assumere la guida di Po.

Non è da escludere che la decisione della Mucha, anche alla luce della sua caratura, possa innescare un effetto valanga a detrimento di Po, da lei accusato di anacronismo in sede di conferenza stampa: “Sogno la Polonia del futuro, […] penso a una Polonia dopo Diritto e Giustizia, quando il governo di PiS sarà un ricordo. […] Po, [invece], è rimasta incastrata nella sua relazione con il PiS”.

Che cosa propone?

La decisione della Mucha non è stata assunta in maniera avventata: è stata calcolata freddamente. Secondo gli ultimi sondaggi in tema di tendenze di voto, Polonia 2050 sarebbe la terza forza politica del Paese, godendo del supporto del 18% dei polacchi, e ciò sarebbe da imputare alla popolarità del fondatore e alla natura moderatamente conservatrice del programma proposto – quest’ultima starebbe sottraendo potenziali voti a PiS.

Holownia sta avendo successo perché, contrariamente a Biedron, erroneamente decantato dalla stampa estera come “il Macron polacco”, è in grado di rappresentare simultaneamente vecchie e nuove generazioni, liberali e conservatori, credenti e non credenti. Nel corso delle proteste pro-aborto di novembre, ad esempio, Holownia ha condannato in maniera ugualmente energica le violenze dei dimostranti e la sentenza del Tribunale costituzionale; una mossa che ha consentito a Polonia 2050 di raddoppiare i consensi presso l’opinione pubblica (dal 9% al 18%).

Polonia 2050 è conservatore nel modo in cui ritiene che il cattolicesimo definisca l’identità nazionale polacca, ragion per cui non si dovrebbe giungere ad una legalizzazione tout court dell’interruzione volontaria di gravidanza sino alla dodicesima settimana di gravidanza, ed è liberale nella maniera in cui reclama la fine dei finanziamenti statali alla Chiesa cattolica.

Rimanendo in tema di politica interna, il partito si caratterizza per una forte impronta ambientalista (decarbonizzazione, transizione verde, sviluppo sostenibile) ed è economicamente interventista (opere pubbliche, investimenti, potenziamento della sanità statale) e nazionalista (promozione dei prodotti polacchi nel mercato europeo e difesa degli interessi delle corporazioni domestiche operanti nel mondo).

A livello di politica estera, invece, oltre al classico americanismo che accomuna ogni forza politica di Varsavia, Polonia 2050 si distanzia dall’euroscetticismo morbido e dall’attitudine antitedesca di Pis, sostituiti da una forte devozione all’europeismo e dal proposito di riattivare il Triangolo di Weimar.