Come ogni anno, i sostenitori della linea dura di Varsavia contro l’immigrazione ed i sostenitori delle politiche sociali tradizionaliste si sono trovati nella capitale della Polonia, per ricordare l’indipendenza della loro madrepatria. Alla manifestazione erano presenti circa 47mila persone, segnando così la maggiore affluenza di partecipanti (gli organizzatori parlano addirittura di 150mila partecipanti).

Una marcia per la Polonia

In passato, gli organizzatori sono stati accusati di essere xenofobi e di ispirare odio verso le minoranze, soprattutto omosessuali, ebrei e musulmani. Accuse che però sono sempre state respinte: “Ci occupiamo solamente del bene comune”, ha detto Ziemowit Przebitkowski, uno degli organizzatori. La marcia, a detta degli organizzatori, avrebbe infatti lo scopo di difendere i valori fondanti della nazione e ad essa partecipano persone di ogni (o quasi) credo politico. Giovani e meno giovani. Nel 2018 vi partecipò anche il primo ministro Andrzej Duda.

Libera Chiesa (polacca) in libero Stato

Uno dei temi centrali di quest’anno era la conservazione degli usi e dei costumi del popolo polacco, con focus in primo luogo sulla famiglia tradizionale e sui valori del cattolicesimo. Dichiaratamente contrari alle famiglie Lgbt, gli organizzatori hanno voluto portare alla luce il fenomeno che negli ultimi anni, secondo il loro punto di vista, ha minato i valori tradizionali sulla quale gli abitanti della Polonia hanno sempre contato, fondati sugli stretti legami famigliari e, soprattutto, della famiglia tradizionale.

Sebbene la Chiesa polacca abbia preso le distanze dalla manifestazione, gli organizzatori non hanno voluto cambiare la propria posizione. Ammesso infatti sia vero che politica e religione siano due cose differenti, lo stesso non si può dire di politica e tradizione, che spesso sono strettamente correlate.

Le critiche alla marcia

Le critiche alla manifestazione provengono principalmente dalle comunità Lgbt e dall’Alleanza della sinistra democratica (Sld), che sostengono che la marcia abbia finalità xenofobe e discriminatorie. Nell’ideale comune, tuttavia, queste opinioni non trovano il riscontro del popolo polacco, che molto deve ad Andrzej Duda in termini occupazionali e di miglioramento delle condizioni della vita nel Paese. Con un tasso di disoccupazione inferiore al 5%, risulta il più occupato del blocco di Visegrad e ai massimi dell’Unione europea, nonostante le politiche contrastanti con la visione migratoria e occupazionale di quest’ultima: a chiara conferma che il popolo polacco ha apprezzato le politiche portate avanti negli ultimi anni.

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