Il verdetto inappellabile dello scorso 22 ottobre del Tribunale Costituzionale di Polonia (Trybunał Konstytucyjny) circa l’incostituzionalità del cosiddetto aborto eugeneticoossia l’interruzione volontaria di gravidanza causa malformazioni al feto, è divenuto effettivo nella giornata del 27 gennaio, data in cui le motivazioni della sentenza sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale (Dziennik Ustaw).

Ora, ad attendere la Polonia oltre l’orizzonte, dopo l’approvazione definitiva del verdetto sull’aborto (e l’entrata in scena del fattore Biden), una stagione di fermento in cui si gioca il futuro della rivoluzione conservatrice di Diritto e Giustizia (PiS).

Un temporeggiamento lungo tre mesi

Dal 22 ottobre al 27 gennaio sono trascorsi tre mesi; tanto lungo è stato il lasso di tempo necessario al governo e alla giustizia per valutare come maneggiare una sentenza che ha scoperchiato il classico vaso di pandora e costretto la dirigenza di Diritto e Giustizia (PiS) a fare i conti con una realtà sino ai tempi recenti colpevolmente trascurata e sottovalutata: l’attecchimento della secolarizzazione e dell’ideologia liberal nella società polacca, in particolare tra le generazioni Y e Z.

Tre mesi di discussioni in sede di governo e di giustizia per capire se e come affrontare i dimostranti – la cui furia si è abbattuta principalmente sui luoghi cattolici, dalle chiese alle statue di Giovanni Paolo II, e non si è esaurita nemmeno con l’avanzare dell’inverno e della pandemia – ma, alla fine, ha prevalso la linea dell’intransigenza e la sentenza, dopo una lunga dilazione, è stata pubblicata.

L’interruzione volontaria di gravidanza continuerà ad essere legale in Polonia, circoscritta e consentita nei casi di stupro, incesto e pericolo di vita e/o per la salute della gestante, ma, de facto, con la messa al bando dell’aborto eugenetico – giustificazione di circa il 97% dei casi registrati annualmente – l’accesso alla pratica verrà significativamente limitato.

Cosa attendersi adesso?

Come avevamo scritto sulle nostre colonne, il vero banco di prova dell’esperimento PiS sarebbe stato rappresentato dalle questioni etiche e arcobaleno – i quali agiscono da detonatori in società polarizzate e divise – e i fatti dell’ultimo semestre lo dimostrano: dall’estate di disordini su impulso dei collettivi lgbt all’autunno di rivolte estese e continue contro governo e Chiesa cattolica.

La pubblicazione del verdetto sulla Gazzetta Ufficiale avviene sullo sfondo di una piazza ancora in agitazione – l’ultimo “Sciopero delle donne” indetto dalla ong anarco-femminista e queer che sta coordinando l’intera mobilitazione, Ogolnopolski Strajk Kobiet (OSK), era avvenuto il 20 gennaio – e di un mondo politico in subbuglio, cause l’ascesa repentina di Polonia 2050 e i malumori tra Mateusz Morawiecki e Jaroslaw Kaczynski scaturiti dall’emorragia di consensi registrata da PiS a partire dallo scorso ottobre.

Nel dopo-sentenza, infatti, diversi sondaggi hanno certificato che PiS avrebbe perduto tra il 9% e il 15% del favore popolare, un calo consistente e che avrebbe galvanizzato in maniera particolare il neonato Polonia 2050, i cui consensi presso l’opinione pubblica sarebbero raddoppiati, passando dal 9% al 18%, permettendogli di divenire la terza forza politica nazionale.

Le tendenze catturate dai sondaggi hanno trovato riscontro nella realtà tangibile: Polonia 2050 ha iniziato una campagna acquisti all’interno del Parlamento avente come obiettivo l’indebolimento e il surclassamento di Piattaforma Civica, e il malcontento delle piazze, lungi dall’esaurirsi dinanzi l’incedere della pandemia e dell’inverno, si è allargato a livelli critici con la trasformazione di una lotta di sinistra radicale e femminismo in una battaglia culturale inglobante  spettacolo, sigle dell’agricoltura, organizzazioni di rappresentanza di varie categorie lavorative, tassisti, studenti, università, e molti altri attori.

La sera del 27, una volta confermata l’approvazione definitiva della sentenza, migliaia di persone, su incitamento della potente Osk, hanno partecipato a delle proteste-lampo a Varsavia, Cracovia, Lodz, Wroclaw, Poznan, Katowice e in altre città. La mobilitazione continuerà nelle prossime settimane, potenziata considerevolmente dall’apporto di nuova linfa vitale e dal progressivo diradarsi di inverno ed emergenza sanitaria, ragion per cui l’esecutivo sarà chiamato ad una missione tanto importante quanto ardua: coscientizzare l’opinione pubblica sul perché del verdetto e, possibilmente, lanciare una campagna a livello culturale per plasmarne e condizionarne voleri e valori.

Avere la società dalla propria parte, infatti, è fondamentale per due ragioni: la prima, lapalissiana, ha a che fare con la stessa esistenza di PiS, che, se ambisce a trasformare la Polonia in un faro della cristianità, deve prima di tutto contrastare l’avanzamento della secolarizzazione; la seconda è di natura più politica che culturale.

Non è da escludere, infatti, che la voluminosa ragnatela antigovernativa, largamente composta da ong e collettivi autonomi che vivono di autofinanziamento e donazioni private, possa trovare degli appoggi oltreoceano, ovvero negli Stati Uniti dell’amministrazione Biden, e che non li abbia già trovati oltreconfine, ad esempio in Germania. Le proteste, se continuate ed ampiamente partecipate, potrebbero condurre alla graduale erosione delle fondamenta dell’esperimento PiS, la cui caduta alle prossime parlamentari (2023) assesterebbe un colpo potenzialmente fatale all’internazionale conservatrice.