Polonia, la marcia dei nazionalisti che ha cambiato il volto del Paese

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Politica /

La festa dell’indipendenza polacca ha attratto più di sessantamila nazionalisti da tutta Europa. Centomila, per gli organizzatori. Il giorno in cui in Polonia si celebra tradizionalmente il ritorno alla sovranità nazionale e la rinascita della Repubblica, pare sia diventato un’occasione per la riunione annuale dell’estrema destra continentale. Già negli anni passati, infatti, il nazionalismo polacco era stato “affiancato” in questa festività da movimenti provenienti da altri paesi. Secondo alcuni quotidiani, la presenza dei militanti sovranisti sarebbe stata così massiccia da “oscurare” la celebrazione ufficiale e le commemorazioni governative. Dopo il rosario al confine contro l’invasione islamica organizzato da una parte dei vescovi polacchi, insomma, la Polonia si conferma un simbolo geopolitico del sovranismo contemporaneo. La marcia – secondo l’Ansa – avrebbe coinvolto “fascisti e altri gruppi di estremisti”.

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Secondo altri quotidiani, poi,  a simbolo dell’evento sarebbe stato erettoDonald Trump, che rappresenterebbe, nonostante le rinomate distanze tra il neocapitalismo e le rivendicazioni sovraniste, una sintesi identitaria per questi movimenti : “Sappiamo che Donald Trump non è l’uomo più religioso e penso che non lo siano nemmeno la maggior parte degli organizzatori” – riporta sempre l’Ansa citando frasi del sociologo Pankowski – “Ma usano il cristianesimo come una specie di segno identitario, che adesso è per lo più essere anti-Islam”. Lo slogan della manifestazione, del resto, è stato quel “Vogliamo Dio”, strofa di una canzone polacca che il presidente degli Stati Uniti stesso aveva scandito con forza nel luglio scorso, durante la sua prima visita a Varsavia. Cristianesimo e sovranismo politico, insomma, raffigurerebbero il mix valoriale delineato dai partecipanti alla marcia. 

Nel novantesimo anniversario del Giorno dell’Indipendenza, sono stati dodici i cortei a sfilare per la capitale. Uno di questi, appunto, è stato quello nazionalista. Tra i presenti alla sfilata – secondo La Stampa – Tommy Robison, ex capo della England Defence League, e Roberto Fiore di Forza Nuova. Tra gli organizzatori dell’evento, invece, il National-Radical Camp, il National Movement e la All Polish Youth: tre movimenti che affonderebbero “le loro radici” in “in gruppi antisemiti attivi prima della seconda Guerra Mondiale”.

Richard Spencer, poi, non ha preso parte all’iniziativa: uno degli esponenti più in vista dell’Alt-Right americana, infatti, avrebbe dovuto tenere un discorso all’interno della manifestazione, ma il governo polacco pare abbia fatto sapere che la presenza di Spencer non fosse affatto gradita. Qualche commento non troppo negativo, però, è giunto dalla Polonia stessa: Mariusz Blaszczak, ministro dell’Interno polacco, ha detto che l’evento “è stato un bel colpo d’occhio”, la tv pubblica Tvp – riporta sempre il quotidiano di Torino – ha definito i manifestanti “patrioti che hanno espresso il proprio amore per il Paese”. Tra i  cori dai partecipanti all’evento, ci sarebbero stati anche riferimenti al suprematismo bianco, alla lotta all’islam e al comunismo e al ritorno dei confini nazionali. Il presidente polacco Andrzej Duda, invece, ha commemorato il milite ignoto. Alla cerimonia istituzionale era presente anche il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che sarebbe stato invitato da Duda stesso. “Nessun politico in Polonia ha il monopolio del patriottismo”, ha detto Tusk dopo che la commemorazione istituzionale era terminata. La difesa della sovranità nazionale, in definitiva, continua ad essere protagonista del dibattito politico polacco, tanto in forme di patriottismo mitigato quanto in emanazioni estreme di certe istanze.