La società polacca sta vivendo uno dei momenti più difficili e tesi dell’epoca postcomunista e il motivo potrebbe sembrare paradossale: la questione lgbt. In tutto il Paese sta montando un clima di tensione tra favorevoli e contrari ai diritti arcobaleno, come palesato dall’aumento degli attacchi anticristiani compiuti da esponenti dell’estrema sinistra e del femminismo radicale e dagli scontri di piazza di Varsavia del 7 agosto.

Un rapporto recentemente pubblicato dai servizi segreti tedeschi, e ripreso dai media polacchi, sembra indicare che la tensione sia destinata a sfociare in qualcosa di ben più grave, una stagione all’insegna della violenza politica e delle guerre urbane, perché gli Antifa polacchi si stanno rivolgendo agli omologhi berlinesi per ottenere addestramento nelle tattiche del combattimento corpo a corpo e dei conflitti asimmetrici su teatro urbano contro le forze dell’ordine.

Il rapporto dei servizi tedeschi

Il documento che mette in allarme le autorità di Varsavia è stato realizzato dall’Ufficio federale della Protezione della costituzione (BfV, Bundesamt für Verfassungsschutz), il servizio segreto tedesco di controspionaggio interno, ed è stato pubblicato recentemente, all’indomani dei disordini di Varsavia.

Il rapporto è molto sintetico, probabilmente è stato formulato in tempi rapidi, condensando soltanto le informazioni essenziali, con il semplice obiettivo di avvisare i servizi segreti polacchi di quanto potrebbe accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi per le strade delle grandi città della Polonia.

Il BfV, monitorando i circoli anarchici e dell’estrema sinistra di Berlino e Potsdam, ha riscontrato la presenza insolita di attivisti stranieri intenti a ricevere addestramento e formazione alle tattiche del combattimento corpo a corpo e della guerriglia urbana. Questi attivisti che attraversano il confine, imparano ciò che devono e poi fanno rientro velocemente in patria, sono accomunati da una caratteristica: sono tutti polacchi, la maggior parte proveniente da Poznan e Varsavia.

Arrestare il flusso internazionale è difficile, anche perché gli attivisti utilizzano come scusante la partecipazione a dei semplici corsi di autodifesa oltreconfine, ma secondo il BfV dietro quei corsi apparentemente innocui si cela dell’altro: “Per gli estremisti di sinistra, l’addestramento alle arti marziali è un mezzo per combattere i presunti estremisti di destra e la polizia durante le manifestazioni. […] È noto da tempo che gli estremisti di sinistra, in particolare quelli violenti, vengano addestrati alle arti marziali”.

Altrettanto complicato è agire a livello interno, perché gli Antifa polacchi hanno imparato dagli omologhi tedeschi a nascondere la loro agenda dietro il paravento degli “spazi liberi dalla discriminazione”, come le palestre antirazziste, luoghi in cui ufficialmente si addestrano i partecipanti ad arti marziali come il pugilato e il karate ma dove, in realtà, si tengono corsi di combattimento specialistico, ad esempio focalizzati su come affrontare delle squadre antisommossa o trasformare in arma tutto ciò che offre l’arredo urbano.

Quest’ultimo punto in particolare ha spinto i media polacchi a riportare alla luce il ricordo di un evento organizzato in passato dal collettivo comunista Biennale Warszawa, intitolato “Tattiche urbane: ginnastica di strada e tecniche dell’azione di gruppo”, pubblicizzato da un manifesto molto ambiguo stando al quale i partecipanti avrebbero ricevuto nozioni di “sessioni pratiche” e “tattiche urbane”.

Il rapporto del BfV è di grande rilevanza per diversi fattori: la Polonia sta venendo attraversata da un clima di scontro politico senza precedenti nella storia recente, l’intromissione di specialisti stranieri nell’arte dell’insurrezione urbana renderà la situazione più esplosiva, aumentando la violenza nelle piazze, questa è una prova ulteriore della pericolosità rappresentata dal movimento Antifa.

La Polonia, in quanto ritenuta cuore pulsante del conservatorismo europeo, riveste una grande importanza per i collettivi organizzati della sinistra radicale del Vecchio Continente che, dopo anni di passività e di attenzione a distanza, potrebbero aver visto nell’ascesa di Diritto e Giustizia e nella diffusione dei movimenti di destra l’occasione ideale per passare all’azione.

Non sarebbe la prima volta, del resto, che gli Antifa tedeschi decidono di intervenire nelle questioni interne polacche. Nel 2011, ad esempio, centinaia di attivisti berlinesi valicarono i confini per seminare il caos durante il Giorno dell’indipendenza, che cade annualmente l’11 novembre, cercando ed ottenendo lo scontro con i manifestanti polacchi. L’azione di disturbo terminò con l’arresto di quaranta cittadini tedeschi, tutti appartenenti ad organizzazioni dell’estrema sinistra. Da allora è calato il silenzio, ma la questione lgbt potrebbe essere il leitmotiv di un ritorno in scena.

Polonia, tensione alle stelle

La tensione nel Paese è rimasta elevata da quando, il 7 agosto, una folla composta da almeno 1.500 attivisti di sinistra radicale ha tentato di impedire l’arresto di un esponente di spicco del mondo lgbt, condannato per aggressione e sotto indagine per altri reati, provocando una reazione da parte delle forze dell’ordine che ha dato vita a degli scontri pesanti.

Da Varsavia a Cracovia proseguono le azioni di disturbo dei collettivi lgbt, che si posizionano davanti le chiese per ostacolare l’entrata dei fedeli e/o compiono gesti dimostrativi contro siti di interesse culturale come statue e monumenti, soprattutto cattolici, fenomeno che sta spingendo gli attivisti di destra, ma anche i semplici cittadini, a manifestare contro quello che viene percepito un assalto ideologico ai valori fondanti e imperanti della nazione polacca.

Quando le parti vengono a contatto, come accaduto nel pomeriggio del 16 agosto nella capitale polacca, le forze dell’ordine sono costrette a intervenire onde evitare l’esplosione di violenti disordini, essendo entrambi i fronti predisposti e alla ricerca dello scontro.

Chi sono gli Antifa?

Antifa è il diminutivo di Azione Antifascista ed è un collettivo apolide, de-strutturato e de-centralizzato, che opera in numerosi paesi occidentali attraverso cellule che sono completamente autonome l’una dall’altra, anche all’interno della stessa nazione, e che non possiedono né liste di membri ufficiali né una dirigenza riconoscibile e riconosciuta.

Antifa, in pratica ed in sostanza, è un termine ombrello riferibile più ad una costellazione transnazionale di movimenti fra loro poco o nulla comunicanti e collegati che ad un’entità formale e perseguibile. Questo è il motivo per cui, fino ad oggi, è stato difficile definire un’agenda nei confronti di Antifa, di cui Donald Trump sta tentando di ottenere la messa al bando e l’inserimento nell’elenco delle organizzazioni terroristiche.

Il fenomeno Antifa non è fonte di preoccupazione soltanto in Europa. Negli Stati Uniti, ad esempio, fra il 2010 e il 2016, i gruppi della sinistra radicale hanno compiuto il 12% di tutti gli attentati avvenuti sul suolo nazionale – dato in aumento rispetto agli anni precedenti.

I movimenti Antifa alternano militanza reale e virtuale. La prima è divenuta sempre più palese e propensa alla violenza negli anni recenti, sia negli Stati Uniti che nei Paesi europei. La seconda indica l’attivismo in rete, su internet, luogo in cui i movimenti Antifa sono incredibilmente presenti, disponendo di propri organi di informazione, siti web, blog, e di pagine sulle principali piattaforme sociali, come Facebook e Twitter. Internet è il luogo in cui gli Antifa fanno proselitismo ed organizzano le proteste, coordinano gli attacchi e stabiliscono i propri obiettivi.

L’unico trait d’union di questo amalgama transnazionale, ricco, complesso e composto da movimenti autonomi, è l’ideologia, ossia la condivisione di valori, l’aderenza ed il cieco supporto a scuole di pensiero, visioni del mondo e valori appartenenti alla produzione culturale della sinistra radicale: anarchismo, anticapitalismo, anti-conservatorismo, anti-identitarismo, comunismo, femminismo di terza e quarta ondata, marxismo-leninismo, socialismo rivoluzionario, teoria queer.

Nel campo comunista di Goli Otok
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