L’Alleanza Atlantica ha l’Oriente come proprio orizzonte sin dal principio e la fine dell’epoca sovietica, con conseguente scioglimento del patto di Varsavia, le ha permesso di realizzare poco alla volta l’obiettivo di estendersi lungo i confini della Russia. A partire dall’era Obama è avvenuta una svolta – manifestatasi nella sua interezza soltanto con Donald Trump – che ha comportato la retrocessione della Germania da alleato a concorrente e la promozione di Polonia e Romania, due Paesi la cui importanza è aumentata di pari passo con l’allargamento ad Est della mai morta cortina di ferro.

La Polonia, uno Stato-caserma

Novembre è stato un mese intenso per la Polonia dal punto di vista degli affari militari: nella giornata del 9 è stato ratificato dal presidente Andrzej Duda l’accordo di cooperazione per la difesa potenziata (Enhanced Defense Cooperation Agreement), mentre il 20 ha avuto luogo a Poznan la cerimonia inaugurale del quartier generale europeo del quinto corpo d’armata degli Stati Uniti

L’accordo di cooperazione per la difesa potenziata è il frutto di mesi di intense trattative tra le diplomazie polacca e statunitense ed è stato firmato lo scorso 15 agosto da Mike Pompeo, il segretario di Stato degli Stati Uniti, e Mariusz Blaszczak, il ministro polacco della difesa, in occasione della commemorazione della battaglia di Varsavia. Pompeo si trovava nel Paese in veste ufficiale, per rappresentare gli Stati Uniti durante le celebrazioni, ed era giunto nella capitale polacca al termine di un tour nell’Europa centro-orientale che lo aveva condotto a Vienna, Lubiana e Praga.

Il contenuto dell’accordo era stato rivelato il 31 luglio dal primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e prevede il rafforzamento della presenza militare statunitense nelle basi dell’Alleanza Atlantica localizzate nel Paese. Il contingente aumenterà di mille soldati, provenienti dalla Germania, passando da 4.500 a 5.500, ma in caso di minaccia reale e immediata potrebbero salire fino a 20mila.

Il nuovo quartier generale europeo del quinto corpo d’armata degli Stati Uniti, popolarmente noto come “il corpo della vittoria” (Victory Corps), è stato ufficialmente inaugurato ed è entrato in fase operativa nella giornata del 20. Alla cerimonia di apertura hanno partecipato, tra gli altri, il già co-firmatario dell’accordo di difesa potenziata e ministro della difesa polacco, Mariusz Blaszczak, e l’ambasciatore degli Stati Uniti a Varsavia, Georgette Mosbacher.

Le attività del corpo erano state sospese nel 2013, dopo quasi un secolo di impegno regolare e costante in tutto il mondo, dalle due guerre mondiali alla più recente guerra al terrorismo, e sono state riprese a febbraio di quest’anno su decisione di Donald Trump. Ad agosto era giunta la notizia che il nuovo quartier generale del corpo in Europa, un tempo sito in Germania, con molta probabilità sarebbe stato allestito in Polonia, notizia poi confermata il mese seguente.

I soldati presenti nel quartier generale sono 200 e la loro presenza seguirà lo stesso meccanismo della rotazione sul quale si regge l’intero sistema dell’Alleanza Atlantica.

La collocazione del corpo della vittoria a Poznan e l’accordo di cooperazione per la difesa potenziata soddisfano diverse esigenze legate alla sicurezza regionale e, più in generale, rientrano nel quadro della comune visione di Obama e Trump per l’Ue: de-germanizzazione dello scheletro Nato, spostamento ad Est della cortina di ferro, centralità della Polonia e dell’alleanza Visegrad. Inoltre, il posizionamento di truppe a Poznan può essere anche letto come un messaggio alla Bielorussia, il cui confine dista dalla città poco più di cinquecento chilometri.

Il ruolo-chiave della Romania

I Balcani sono lo storico ventre molle del Vecchio Continente, il mar Nero è la porta d’accesso per il Caucaso ed un luogo di scontro perenne con la Russia, e in Anatolia sono in corso dei mutamenti politici e geopolitici molto profondi che potrebbero rivoluzionare il rapporto di quasi-simbiosi sviluppatosi tra Occidente e Turchia durante la guerra fredda; per questo insieme di ragioni l’Alleanza Atlantica sembra aver trovato nella Romania la potenza alla quale affidare l’ardua missione di sorvegliare simultaneamente la penisola e quel che accade nell’Europa allargata.

La Romania è stata la co-protagonista dell’Alleanza Atlantica nel mese di novembre; infatti, mentre in Polonia si è assistito all’inaugurazione del nuovo quartier generale del Corpo della Vittoria e all’entrata in vigore dell’accordo di cooperazione per la difesa potenziata, la celeberrima Tigre dei Balcani ha ospitato le esercitazioni militari “Rapid Falcon” e ha monopolizzato l’attenzione degli alleati grazie al proprio dinamismo.

Gli eventi principali sono accaduti tra l’11 e il 20 novembre. L’11 ha avuto luogo una trilaterale fra Nicolae Ciuca, ministro della Difesa rumeno, Daniel Petrescu, capo di stato maggiore della difesa rumeno, e Kenneth J. Braithwaite, segretario della Marina militare statunitense, durante la quale si è discusso dello sviluppo di iniziative navali congiunte per migliorare la sicurezza nel mar Nero.

Il 17 è stata organizzata una conversazione telefonica fra Bogdan Aurescu, ministro degli Esteri rumeno, e l’omologo georgiano, David Zalkaliani, per parlare delle relazioni bilaterali, di sicurezza marittima, del supporto di Bucarest a Tbilisi nel percorso di adesione alla Nato e dei conflitti congelati che minano la stabilità dello spazio postsovietico, dalla Transnistria all’Alto Karabakh, passando per Donbass, Abcasia e Ossezia del Sud. Aurescu ha promesso al collega che la diplomazia rumena farà pressioni sull’Alleanza Atlantica affinché venga dedicata maggiore attenzione all’ultimo punto di cui sopra, poiché dalla risoluzione del problema separatismo dipende l’incorporazione di Moldavia, Ucraina e Georgia nell’Unione Europea e nella Nato.

Aurescu ha affrontato gli stessi temi due giorni dopo, il 19, in una telefonata con Jens Stoltenberg, l’attuale segretario generale della Nato. Il capo della diplomazia rumeno ha posto l’enfasi sulla volontà di Bucarest di partecipare attivamente al consolidamento del fronte sudorientale dell’alleanza militare e sull’imperativo “di rafforzare il ruolo dell’Ue nella sicurezza e nella difesa in piena complementarietà con la Nato e senza duplicazioni inefficienti degli sforzi”.

Nella stessa giornata dall’ufficio di Aurescu è stato prodotto un comunicato indirizzato a Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in cui si chiede ufficialmente a Bruxelles di “diventare più attiva nella gestione dei conflitti nell’area del Mar Nero, compresa la Transnistria” e di introdurre l’argomento tra gli ordini del giorno al prossimo vertice del Consiglio Affari Esteri dell’Ue.

Il 20, infine, da Washington è giunta una notizia che ha funto da cornice ideale per concludere egregiamente una settimana estremamente intensa e all’insegna del dinamismo rumeno all’interno dell’architettura di sicurezza euroatlantica. L’amministrazione Trump, infatti, ha ufficializzato il prossimo invio del sistema lanciarazzi Himars in Romania, che, in tal modo, diventerà il primo Paese della Nato a ricevere tale armamento dagli Stati Uniti.