Nella giornata di venerdì il centro storico di Varsavia si è trasformato in un teatro di battaglia nel quale si sono scontrati una folla inferocita di attivisti lgbt e le forze dell’ordine. Il casus belli non è stato un gay pride violentemente represso dalle forze dell’ordine, come la stampa internazionale sta erroneamente riportando, ma l’arresto di un noto attivista lgbt che la folta schiera di amici, colleghi e simpatizzanti ha tentato di impedire, fermando la macchina nella quale era stato caricato e scatenando la pronta reazione degli agenti.

Gli scontri, che hanno turbato la tradizionale quiete della capitale polacca, sono l’espressione più eloquente del clima di divisione e di tensione che aleggia nel Paese e che sta diventando più pesante con il passare del tempo. Tutto sembra indicare che sarà la questione arcobaleno il vero banco di prova per Diritto e Giustizia, il terreno su cui giocherà la partita fondamentale per la stabilità del governo e per la sopravvivenza di una determinata visione nazionale, elaborata dai fratelli Kaczynski, che vorrebbe fare della Polonia il bastione del conservatorismo e del cristianesimo in Europa.

Gli scontri

Tutto è scaturito dall’arresto di un attivista, preso in custodia dalle forze dell’ordine negli uffici dell’organizzazione Campaign Against Homophobia in ottemperanza ad una sentenza di condanna a due mesi di reclusione. La notizia, che ha fatto rapidamente il giro dei circoli lgbt della capitale, ha spinto sul posto diverse centinaia di persone, che hanno circondato l’auto nella quale si trovava l’arrestato e hanno tentato di farlo fuggire.

La reazione delle forze dell’ordine è stata immediata e l’arrivo sulla scena di altri attivisti, che all’apice degli scontri sarebbero stati più di 1.500, ha esacerbato ulteriormente la situazione. Il confronto è terminato con diversi feriti e una dozzina di arresti, ed è in corso un’analisi dei filmati delle telecamere per procedere all’identificazione di coloro che hanno partecipato al fermo dell’auto della polizia e ai tafferugli.

L’arrestato è un attivista transgender polacco, membro del gruppo anarco-femminista Stop Bzdurom, ed è noto negli ambienti investigativi per via del suo coinvolgimento in una serie di atti violenti compiuti contro i manifestanti di destra e di profanazioni e vandalismi contro i luoghi di culto e i simboli cattolici. La traduzione in arresto dell’uomo è il risultato di una condanna per aggressione: a giugno aveva danneggiato il furgoncino di un’associazione pro-vita e aggredito uno dei volontari.

L’uomo è anche sospettato di aver partecipato ai vandalismi operati nei tempi recenti contro alcuni monumenti storici di Varsavia e ad alcune profanazioni, inclusa quella del 28 luglio contro la statua di Gesù che porta la croce, per la quale finora sono state identificate tre persone.

Che cosa sta accadendo in Polonia?

Gli scontri del 7 agosto sono soltanto l’ultimo di una lunga lista di episodi che stanno scuotendo la quotidianità del Paese, la cui società è ormai ampiamente polarizzata in due fazioni contrapposte, i conservatori e i liberali, che stanno affrontando un percorso di radicalizzazione. Un bilancio di quanto accaduto nell’ultimo anno e mezzo è il modo migliore per capire quanto sia profonda la divisione e, soprattutto, quale sia il suo potenziale in termini di violenza politica.

Il 2019 si era aperto con la tragica morte del carismatico sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, accoltellato a morte il 13 gennaio da uno squilibrato durante un evento di beneficenza. Le immagini dell’assassinio, avvenuto sul palco e davanti a migliaia di persone, erano diventate l’icona del clima di tensione che aveva avvolto la società polacca alla vigilia delle parlamentari.

La morte di Adamowicz può essere ritenuta l’evento spartiacque che ha determinato la traslazione della divisione e dell’odio dalla rete alle strade, sancendo l’inizio di un ciclo a base di violenze e provocazioni. L’estate scorsa era stata dominata dagli scontri tra gli attivisti di destra e gli attivisti lgbt durante la celebrazione dei gay pride, alcuni dei quali provocatoriamente organizzati davanti luoghi di culto e nella città-santuario di Czestochowa, sullo sfondo dell’aumento degli attacchi anticristiani, sotto forma di profanazioni, vandalismi e di aggressioni fisiche contro il clero.

L’opinione di un esperto

Per capire se e quali potrebbero essere le conseguenze politiche della battaglia arcobaleno sulla stabilità dell’esecutivo e della presidenza e per avere una comprensione dei fatti quanto più lucida possibile, abbiamo raggiunto Giuseppe Adamo, che era presente agli scontri di venerdì. Adamo è un esperto di affari polacchi residente a Varsavia, membro di un’organizzazione giovanile vicina a Diritto e Giustizia e ambasciatore per la promozione del sistema universitario polacco nel mondo.

Secondo l’esperto, per capire l’importanza giocata dalla questione arcobaleno nel paese è necessario capire che “in Polonia si tende ad avere dei dibattiti su uno specifico argomento per lunghi periodi, a cadenza quasi ciclica. Adesso è il turno dell’agenda lgbt”. Quel turno non è iniziato alle presidenziali di quest’anno, ma si tratta comunque di “un fenomeno abbastanza recente, emerso quando l’attuale partito di governo ha adottato delle iniziative a favore della famiglia tradizionale. L’opposizione a quel punto, per ragioni politiche, ha deciso di sostenere con più fervore le istanze lgbt. Ma fino al 2018 l’argomento lgbt era molto di nicchia; la discussione su argomenti etici e sociali riguardava maggiormente l’aborto e, prima ancora, il ricollocamento dei rifugiati”.

La battaglia culturale si è spostata dai comizi elettorali alle strade, quando sulla scena nazionale sono comparsi dei gruppi anarchici e del femminismo radicale, come ad esempio Stop Bzdurom, che hanno lanciato una campagna d’azione contro la presunta omofobia imperante nella società e contro il governo.

Sull’origine e sul finanziamento di questi gruppi, che sono “dei collettivi, formati in prevalenza da giovani ed adolescenti” non è ancora stata piena fatta luce perché come spiega Adamo, “spesso nascono da iniziative partorite nell’internet, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma come abbiamo visto il tutto spesso si traduce in atti illegali. Non si sa ancora bene da chi siano finanziati, togliendo le raccolte fondi”.

Nel caso specifico di Stop Bzdurom, il collettivo nei tempi recenti ha catturato l’attenzione di inquirenti, politica e media per via di una serie di azioni dimostrative, i suoi membri “si definiscono come appartenenti ad un gruppo femminista queer radicale”. La guerra culturale sta avendo gravi ripercussioni dal punto di vista della coesione sociale e “l’opinione pubblica è molto polarizzata, come si è visto dalle recenti elezioni presidenziali“. Ma secondo Adamo, e questo è un punto di vista molto interessante, “è ingenuo pensare che quel 49% preso dal candidato liberale, Rafal Trzaskowski, sia formato da simpatizzanti lgbt, perché tantissime persone, anche della destra nazionalista, hanno supportato questo candidato in chiave anti-PiS. La stragrande maggioranza dei polacchi è sensibile a questo tipo di atti profanatori e vede negativamente o in maniera neutra l’agenda lgbt”.

Il rischio è che la questione arcobaleno crei un clima di scontro tale da minare la stabilità del governo e della presidenza, determinando il crollo del sistema che PiS sta faticosamente tentando di costruire. Non è un mistero il fatto che PiS sia fortemente inviso all’asse franco-tedesco e ai suoi satelliti, perciò non è da escludere a priori che qualcuno stia tentando di strumentalizzare la guerra culturale in corso con scopi antigovernativi.

In questo contesto di scontro e diffidenza, e di possibili trame ordite all’estero, va inquadrata la postura anti tedesca assunta da Andrzej Duda durante la gara presidenziale e i lavori in corso per ridurre le infiltrazioni straniere nel mondo dell’informazione.

Secondo Adamo, però, PiS ha il potenziale per resistere ai contraccolpi: “Dubito che ci saranno ripercussioni; chi ha votato il Pis e sostiene il governo è saldamente ancorato a dei principi cattolici, quindi vede di buon occhio questa battaglia per la famiglia tradizionale. Bisognerà vedere se ci sarà un’escalation in sede europea a base di sanzioni contro la Polonia per via della sua agenda anti-lgbt. Le sanzioni per adesso sono state molto marginali ma se dovessero essere ampliate, e io credo che non convenga a nessuno, si assisterebbe probabilmente ad un’ulteriore separazione all’interno dell’Ue fra le forze liberali e quelle conservatrici. Del resto, questa divisione è già in atto: pensiamo all’esistenza dell’alleanza Visegrad”.