La polizia cinese a Manila, nelle Filippine. Quella filippina a Pechino, in Cina. Uno degli ultimi programmi firmati da questi due Paesi riguarda la stretta collaborazione tra le rispettive forze dell’ordine per risolvere i crimini commessi all’estero dai propri cittadini contro i connazionali. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, alcuni funzionari filippini voleranno nella capitale cinese per un paio di settimane al fine di seguire un corso anti rapimento e rafforzare le relazioni con i colleghi d’oltre Muraglia. Il corso includerà tecniche di sorveglianza ma anche di negoziazione. La piaga dei rapimenti, infatti, è assai diffusa nelle Filippine, dove la polizia locale ha dovuto gestire 53 casi nel periodo compreso tra il 2017 e l’agosto 2019, i quali hanno portato dietro le sbarre 120 cittadini cinesi e consentito di salvare 57 vittime, anch’esse cinesi.
Il progetto di cooperazione tra Manila e Pechino
I rapimenti di cittadini cinesi residenti nelle Filippine a opera di criminali cinesi è una pratica tristemente nota e diffusa, tanto che le autorità locali parlano di “proporzioni allarmanti”. Da qui l’idea di stringere una partnership con la Cina, che si è detta disponibile a inviare i suoi uomini sul posto. Il tema è strettamente collegato ai casinò e ai cosiddetti pogo filippini, cioè gli operatori che forniscono servizi di gioco d’azzardo online a giocatori che si trovano al di fuori delle Filippine. I pogo impiegano poco meno di 140 mila lavoratori cinesi, che si aggiungono alla manovalanza, sempre cinese, presente all’interno dei casinò, dove si sono verificati numerosi rapimenti perpetuati a danno di turisti provenienti dall’ex Impero di Mezzo. Cosa possono fare i poliziotti provenienti da Pechino? Un’insieme di attività coordinate con le forze filippine, senza tuttavia esercitare funzioni di contrasto, compresa la sorveglianza. Stiamo parlando, ripetiamolo, di un programma congiunto, eppure molti filippini sono preoccupati perché temono che la propria sovranità possa essere violata, nonostante le rassicurazioni del protocollo.
Timori e altri casi
La Cina non è nuova a cooperazioni del genere. Pochi mesi fa Pechino ha stretto un accordo con la Serbia nell’ambito della Nuova Via della Seta. Dal momento che Belgrado ha aderito al progetto infrastrutturale cinese, è probabile che da qui ai prossimi anni la presenza di cittadini con gli occhi a mandorla presenti nel Paese balcanico possa aumentare a vista d’occhio. E così il Dragone si è offerto di mandare alcuni poliziotti cinesi nella capitale serba per aiutare le forze dell’ordine locali a gestire il flusso di turisti e uomini d’affari cinesi. All’interno di partnership simili, uomini cinesi sono stati inviati anche in Italia: tre gruppi di ufficiali cinesi sono stati distribuiti tra Roma e Milano, e un quarto è in arrivo. Dall’altra parte, otto poliziotti italiani sono finiti a Pechino, Shanghai, Guangzhou e Chongqing. Alla luce di ciò, è giustificato il timore delle Filippine? Sulla carta diremmo di no, anche se è bene sempre ricordare il rapporto di forza che intercorre tra la Cina e i Paesi del Sud-Est Asiatico, dei veri e propri nani al confronto del Dragone. Quest’ultimo, secondo alcuni, potrebbe approfittare di tale ed evidente vantaggio per fare il bello e il cattivo tempo. E ricordiamoci che tra Filippine e Cina è aperta la contesa riguardante il Mar Cinese Meridionale.