Procuratrice ribelle e sanzioni Usa:ecco la doppia sfida di Maduro

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

Da quando il 19 agosto scorso l’Assemblea Costituente venezuelana eletta dal 41% degli elettori della Repubblica Bolivariana ha ufficialmente sostituito il precedente Parlamento e ha assunto il suo incarico di revisione della carta fondamentale del Paese si è aperta una nuova fase nelle dinamiche concernenti la grave crisi politico-economica del Venezuela.

A oltre due settimane dalla fine della fase più violenta delle proteste che hanno insanguinato il Venezuela a partire dallo scorso marzo non si può non rilevare come le prime settimane di agosto abbiano consegnato a Nicolas Maduro una chiara vittoria politica: il Presidente, infatti, è riuscito a restare in sella e a resistere agli scontri di piazza portati avanti dall’ala più radicale della Mesa de la Unidad Democratica (MUD), facente riferimento a personalità estremamente ambigue come Henrique Capriles e Leopoldo Lopez. Eventi come il fallito tentativo eversivo del 6 agosto alla base militare di Paramacay hanno di fatto segnalato l’inconsistenza dell’influenza delle forze anti-Maduro in un settore chiave come quello delle forze armate, mentre al tempo stesso l’ala più profondamente avversa al governo bolivariano dell’opposizione politica ha dovuto constatare come la sua linea oltranzista sia andata incontro a un completo fallimento, eloquentemente simboleggiato dalle deludenti marce del 12 agosto, che a Caracas hanno riunito solamente 1.000 persone. A quasi due anni dalla travolgente vittoria alle elezioni legislative, la MUD ha pagato fortemente l’incapacità dei suoi leader di capitalizzare sul piano politico il consenso ottenuto e la loro decisione unilaterale di spingersi avanti in un vero e proprio braccio di ferro con Maduro, che ha finito per spingere il Presidente a trovare nella difesa del proprio incarico una giustificazione per compattare attorno a sé il supporto di un movimento chavista oltremodo scettico nei suoi confronti.



Il ripiego della MUD ha corrisposto con la deflagrazione del caso dell’ex Procuratrice Generale Luisa Ortega Diaz, fuggita in Colombia nel mese di agosto dopo essersi lasciata alle spalle velenose accuse nei confronti di Maduro e del suo governo: in particolare, la Ortega dichiara di possedere le prove del coinvolgimento di numerosi rappresentanti delle istituzioni venezuelane nel grande scandalo di tangenti Odebrecht, puntando il dito principalmente contro Diosdado Cabello, ex Presidente dell’Assemblea Nazionale, accusato di aver intascato 100 milioni di dollari dal conglomerato brasiliano. Tuttavia, da tali accuse non sembrerebbe essere esente la stessa Ortega, oggigiorno divenuta agli occhi dei principali media internazionali la nuova, concreta nemesi di Maduro: il suo sostituto alla carica di Procuratore Generale, Tarek Wiliam Saab, ha infatti avviato un’indagine di accertamento dell’operato del suo ufficio nel corso degli ultimi mesi e ha rivelato come, di fatto, la stessa Ortega si sia spesa apertamente per difendere, in seno al governo della Repubblica Bolivariana, la posizione di influenza di numerose compagnie coinvolte nelle corruttele latinoamericane, accusandola apertamente di negligenza.