Mentre in alcuni Paesi all’avanguardia la vaccinazione procede speditamente, non è così per altre Nazioni. Nei territori più poveri non c’è traccia di vaccino: 130 nazioni sono attualmente senza dosi. Una circostanza quest’ultima che evidenzia le disuguaglianze nel mondo, ma al tempo stesso crea delle preoccupazioni per la salute. Infatti senza piano di vaccinazione globale nessun Paese potrà ritenersi al sicuro. Per quanto riguarda l’Italia, oltre al rallentamento della campagna vaccinale interna preoccupa anche la carenza di vaccini in Africa.

A che punto è la vaccinazione nel mondo?

Da quando è partita la campagna di vaccinazione contro il coronavirus, nei Paesi più industrializzati è scattata la corsa per munirsi della maggior disponibilità possibile di dosi destinati ad immunizzare la popolazione. In questo contesto è emersa la capacità di alcune Nazioni nel sensibilizzare i propri cittadini in modo esemplare, raggiungendo un importante numero di adesioni. Tutto questo unitamente all’efficiente attività di individuazione delle strutture adeguate per lo svolgimento delle operazioni di vaccinazione. A brillare in questo contesto particolarmente delicato è stata Israele. Qui, dal 20 dicembre ad oggi, l’81,8% della popolazione ha ricevuto la prima dose e il 33% la seconda. E gli effetti iniziano a farsi vedere: i contagi sono diminuiti quasi del 50% e le ospedalizzazioni del 31%. A marzo in questo Paese, potrebbe essere raggiunta anche l’immunità di gregge. Bene anche negli Emirati Arabi Uniti dove è stata sottoposta a vaccinazione il 54,3% della popolazione (considerando però soltanto la prima dose).

Segue poi la Gran Bretagna con il 25, 4% dei vaccinati e gli Stati Uniti con il 17,4%. E l’Italia? Il nostro Paese è largamente indietro. Qui la campagna vaccinale è partita il 27 dicembre del 2020 come in tutti gli altri Paesi europei, dove si è dovuto fare i conti anche con dei rallentamenti dovuti alla riduzione delle dosi da parte di alcune aziende. Si sono creati dunque degli intoppi di cui si sta pagando lo scotto. Fino al 23 febbraio scorso, in Italia i cittadini vaccinati risultavano solamente il 3,7% dell’intera popolazione. Una situazione molto grave che rischia non solo di far contare in avanti ancora casi di contagio e decessi, ma anche di bloccare l’intero comparto economico.

E i Paesi più poveri?

Ci sono nel mondo 130 Nazioni che non hanno ancora ricevuto alcuna dose di vaccino per debellare il coronavirus. A dirlo è stato nei giorni scorsi il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Si tratta di Paesi poveri che non hanno né gli strumenti né il denaro necessario per affrontare la campagna di vaccinazione. Appunto per questo motivo è stata costituita la piattaforma Covax, programma globale per la fornitura dei vaccini contro il Covid-19,  il cui obiettivo è quello di garantire l’equa distribuzione dei vaccini a tutte le Nazioni. Covax, sotto la guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)  coinvolge anche la Global Vaccine Alliance (Gavi) e la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi).


Ad aderirvi sono stati in totale 190 Paesi, tra beneficiari e donatori. Il risultato da raggiungere entro l’anno è quello di fornire più di due miliardi di dosi nelle nazioni più povere. Un obiettivo necessario se si vuol garantire l’immunità di gregge a livello globale. Diversamente sarebbero a rischio anche i territori in cui la vaccinazione al momento procede con successo. “Fino a quando il virus non sarà controllato ovunque – si legge nell’editoriale di “Nature” del 13 gennaio scorso – ogni nazione è a rischio di ulteriori epidemie. E finché Covax non avrà il sostegno che merita, ci sono poche speranze di vaccinare un quinto più vulnerabile dell’umanità. Non solo, ciò avrebbe un costo umano evidente, ma, senza di esso, ci vorrà più tempo prima che la pandemia finisca”.

Il peso della Gran Bretagna nella gestione dei vaccini Covax

Dell’importanza di dotare i Paesi più poveri dei vaccini anti Covid, se n’è discusso anche nella video conferenza dei capi di governo del G7 del 20 febbraio scorso. La riunione è stata presieduta dal premier britannico Boris Johnson. Ed è forse anche per questo che il tema riguardante i piani di vaccinazione è stato inserito tra i principali punti all’ordine del giorno. Londra sulla distribuzione delle dosi si sta giocando un’importante battaglia politica. Dopo aver impresso una decisa accelerazione a livello interno, adesso il governo di Johnson aspira ad essere capofila nel progetto Covax. Se da un lato è vero che saranno gli americani a finanziare maggiormente il programma, con 4 miliardi di Dollari pronti ad essere sborsati, dall’altro è dalla Gran Bretagna che partiranno buona parte delle dosi destinate a Covax.

I dati forniti dalla Bbc sono eloquenti: fino ad oggi Gavi per il programma Covax ha concluso accordi per la fornitura di 342 milioni di dosi di vaccini. Di queste, 340 sono della multinazionale inglese AstraZeneca: “Londra vuole dare un impulso geopolitico molto forte sul fronte dei vaccini – ha spiegato su InsideOver l’opinionista Pierluigi Fagan – L’obiettivo è arrivare prima degli altri sia nella campagna interna di vaccinazione che in quella internazionale”. La distribuzione delle dosi verso i Paesi del terzo mondo dovrebbe partire a marzo, le prime nazioni ad essere raggiunte potrebbero essere Afghanistan, Haiti e Somalia.

Il pericolo per l’Italia

Antonio Guterres ha più volte ribadito l’allarme: “Il 75% delle dosi sono distribuite in 10 Paesi”. Una situazione molto grave, che diventa drammatica guardando il contesto africano. Qui soltanto tre nazioni hanno iniziato ad avere i primi vaccini: il Marocco, che risulta il Paese del continente più fornito, l’Algeria e l’Egitto. Tutti gli altri Paesi africani al momento non hanno nemmeno una dose. Eppure non si può certo dire che il virus abbia risparmiato l’Africa. Non c’è stata, secondo i dati dell’Oms, la temuta ecatombe e il rapporto tra popolazione e decessi per Covid in alcuni casi è stato anche più basso che in Europa. Il morbo però gira e ogni giorno fa registrare migliaia di nuovi casi di contagio.

Per l’Italia non è un buon segno. Il nostro Paese sta già affrontando una campagna di vaccinazione a rilento e, nell’attesa che i piani per il raggiungimento dell’immunità di gregge decollino, deve anche guardarsi da quanto potrebbe accadere al di là del Mediterraneo. L’Africa nel 2021 rischia di sprofondare, a causa della crisi economica generata dalle misure anti Covid, in una vera e propria voragine sociale. Una circostanza che ha già innescato diversi allarmi circa nuove impennate di sbarchi dalle coste nordafricane. Se nel continente dirimpettaio non dovessero arrivare vaccini per ancora diversi mesi, i fronti di rischio per l’Italia aumenterebbero.

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