Skip to content
Politica

Più a destra di Orban. La sinistra tedesca in crisi a Netanyahu perdona tutto

La ministro degli Esteri Baerbock giustifica le bombe israeliane sui campi profughi, il cancelliere Scholz manda armi. E gli elettori...
Germania

Nemmeno l’attacco alle basi Unifil da parte di Netanyahu è riuscito a produrre nell’Unione Europea una reazione comune degna. Il premier spagnolo ha chiesto l’embargo delle armi, Parigi ha convocato l’ambasciatore israeliano, mentre l’Italia si è limitata a una foto pubblicata dal ministro Antonio Tajani su Facebook in posa truce, e al silenzio di Mattarella. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, ignorando l’affronto che quell’attacco ha rappresentato per i partner europei, ha annunciato nuove armi a Israele senza condizioni, come se nulla fosse.

Nel frattempo, il Partito Democratico è paralizzato tra chi protesta insieme ai pro-Palestina e chi invece critica l’Unifil per non aver ridotto la forza di Hezbollah (come se fosse quello il suo compito). Molti intellettuali progressisti evitano di attaccare l’amministrazione Biden per paura di favorire Donald Trump, e si sono defilati.

È evidente che la vera sconfitta di tutta questa vicenda, che ha reso il diritto internazionale carta straccia, è la sinistra socialdemocratica europea. Una sinistra lacerata da fratture sempre più insanabili. Si pensi al discorso tenuto lunedì dalla ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, del partito dei Verdi, sempre più legato all’establishment conservatore e liberista, in crisi di consensi, in merito ai bombardamenti su Unifil: ha ribadito con tono glaciale il diritto di Israele a difendersi sempre e comunque, giustificando senza mezzi termini le uccisioni di civili palestinesi. Razionalizzando così dei crimini di guerra: i “luoghi civili” meritano di perdere il loro “status di protezione” perché, spiega Baerbock, “i terroristi ne abusano”.

Nel caso dei Grünen tedeschi, ci troviamo di fronte a un partito che è woke nella cultura, green nell’economia, austeritario nella finanza e ultratlantista in politica estera. Si fa gioco di qualsiasi convenzione sulla guerra e accetta come vera la versione di Netanyahu sull’uso degli ospedali da parte di Hamas, ancora non provata dai fatti. Ma tutta la coalizione rosso-verde di Berlino non solo non fa nulla per fermare Netanyahu, ma ne sostiene attivamente l’operato, giustificandone i crimini. “È questo ciò che rappresenta la Germania”, spiega la ministra, mentre un suo collega, sempre dei Verdi, ha definito “disgustosa e terribile” la partecipazione di Greta Thunberg a una manifestazione pro-Palestina, prontamente sgomberata dalla polizia (e l’attivista è costretta a riparare in Italia, tra gli operai della GKN, per trovare un clima sereno).

Nel frattempo, la Germania è caduta in recessione e affronta una crisi industriale senza precedenti nel XXI secolo. La sinistra conservatrice, anti-immigrati e negazionista climatica di Sahra Wagenknecht, e l’ultradestra autoritaria di AfD incombono. I dissidenti israeliani, stanchi del clima illiberale in Israele, si ritrovano arrestati come antisemiti in Germania, proprio come Thunberg. Tuttavia, il cancelliere Scholz è imperterrito: durante un intervento del 7 ottobre ha chiarito, per rassicurare l’opposizione cristiano-democratica, che la Germania continuerà a fornire armi a Israele senza condizioni.

Per affrontare i timori di nuovo terrorismo islamista e l’ascesa dell’estrema destra, la Germania sembra dirigersi verso un autoritarismo filo-israeliano sempre più impopolare. Secondo un sondaggio di agosto, il 68% dei tedeschi è contrario all’invio di aiuti militari a Israele, mentre praticamente tutto l’arco politico è favorevole (con una variazione significativa: i meno contrari sono proprio i Verdi).

Una posizione che si avvicina più a quella dell’ungherese Viktor Orbán che a quella di Parigi o Madrid o persino di Roma. A dircelo è Claudio Cerasa, direttore dell’orgogliosamente ultra-sionista quotidiano Il Foglio, che rispondendo a un lettore sostenitore della rappresaglia su Gaza dice: “Sull’aiuto a Israele, Scholz dà una lezione all’Italia meloniana”. Cerasa intende bacchettare la premier Meloni per aver assicurato che di armi a Israele non ne inviamo più, anzi boh, comunque quelle che arrivano non fanno male a nessuno.

E qui sta il paradosso: per quanto riguarda il Medio Oriente, il Governo italiano post-fascista, pur contrario all’embargo verso Tel Aviv, pur restio a riconoscere lo stato della Palestina, è sì molto più a destra rispetto ai governi socialdemocratici di Irlanda, Spagna e Belgio, il che è comprensibile, ma molto più a sinistra rispetto ai rosso-verdi tedeschi, e questo è inquietante, per chi sogna un’unità europea a sinistra.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.