La parata militare sulla Piazza Rossa, in questo 9 maggio che segnava l’ottantesimo anniversario della vittoria alleata sulla Germania hitleriana, non è stata importante per ciò che è stato detto. Era scontato che Vladimir Putin esaltasse il ruolo dell’Urss nella sconfitta inflitta al nazifascismo e condannasse (anche giustamente) i tentativi di riscrivere la storia, che elogiasse i soldati impegnati nella guerra in Ucraina (1.500 reduci sono sfilati sulla Piazza) e sostenesse, esagerando per ovvie ragioni di propaganda, che tutti i russi son compatti nel sostenere la cosiddetta “operazione speciale”.
La vera sostanza della parata di quest’anno non era in ciò che si diceva ma in ciò che veniva mostrato. A cominciare dalla vicinanza tra Putin e colui che era stata chiaramente eletto al rango di ospite d’onore, il presidente cinese Xi Jinping, l’unico accolto all’arrivo da un vice-premier (Tat’jana Golikova, l’economista preposta alla Salute e alle Politiche sociali) e l’unico cui sia stata dedicata una pompa esagerata al momento dell’incontro al Cremlino (video). quello che il presidente russo ha voluto seduto accanto a sé sulla tribuna d’onore.
Russia e Cina ancora a braccetto
L’idillio (o la sua rappresentazione) peraltro, era cominciato anche prima dell’arrivo di Xi a Mosca. Putin aveva annunciato quasi con soddisfazione che la Russia è diventata il primo acquirente di automobili cinesi (più di 1 milione di veicoli nel 2024, con i produttori cinesi che hanno riversato in Russia il 30% delle loro esportazioni fino a detenere il 63% del mercato russo), felicitandosi peraltro perché le aziende cinesi stanno investendo nella costruzione di impianti produttivi in terra russa. Frutto di una politica russa di dazi (loro non li chiamano così ma la sostanza è quella) destinati a crescere progressivamente fino al 2030 che ha convinto i cinesi a produrre in parte sotto l’ala di Mosca. Prendi questa, Trump! Ma non solo. Voci incontrollate, e all’ultimo ovviamente smentite, annunciavano proprio per il 9 maggio la firma dell’accordo per il gasdotto Power of Siberia 2, dopo complesse trattative che durano da anni e che la reciproca necessità (l’economia cinese avrebbe bisogno di energia a costo primeggiato e quella russa avrebbe bisogno di incassare i proventi del gas) può forse avvicinare alla conclusione ma non accelerare più di tanto.
E quindi, per quanto giustamente si ricordi che quella tra Russia e Cina è un’alleanza complessa e non priva di punti critici, resta il fatto che il patto Putin-Xi ancora tiene alla grande, come i dati sull’interscambio commerciale confermano: nel 2024 ha raggiunto la cifra record di 245 miliardi di dollari (più 68% rispetto al 2021) e le forniture energetiche russe alla Cina hanno fruttato, tra l’inizio dell’invasione dell’Ucraina e il maggio 2024, oltre 190 miliardi di dollari.
Il senso politico
Non di solo pane vive l’uomo, e nemmeno le nazioni vivono di solo commercio. Ma un dato è sicuro: chi ha scritto per anni che la Russia si stava riducendo a mero vassallo della Cina, o chi ha sperato che le aperture al negoziato di Trump portassero a quello che i colti chiamano “decoupling” (disaccoppiamento) tra Mosca e Pechino si sono sbagliati. Conta assai poco che la Cina sia stata molto prudente rispetto all’invasione russa dell’Ucraina e, anzi, abbia pure cercato di fare da mediatrice. Assai meglio dei cosiddetti esperti l’ha capito Volodymyr Zelensky, che negli ultimi mesi non fa che criticare Pechino, sperando di eccitare gli spiriti di Donald Trump.
La ragione è semplice: cautela o meno, alla Cina la Russia va benissimo così. Aggressiva, bellicosa, capace di tenere impegnati gli Usa e la Ue al tempo stesso, proprio nella fase in cui sia gli uni sia l’altra l’hanno messa nel mirino, dal punto di vista economico, soprattutto, ma non solo. Mentre l’Europa svuotava gli arsenali per rifornire Kiev (e ora si copre di debiti per riempirli nuovamente, senza darsi uno straccio di politica estera comune) la Cina riarmava (249 miliardi di dollari per la Difesa stanziati nel 2025: bruscolini rispetto al trilione deciso da Trump ma pur sempre un 7,2% del Pil cinese di incremento). Mentre Biden se la prendeva con Putin, Xi si faceva sempre più aggressivo nel Mar Cinese Meridionale. Il tutto mentre la svolta high-tech chiesta da Xi Jinping, ben raccontata in queste pagine da Federico Giuliani, comincia a impensierire il primato Usa, dall’intelligenza artificiale alla robotica alle nuove tecniche per la mobilità.
E, com’è ovvio, alla Russia va più che bene di poter accedere a un mercato tecnologicamente evoluto, capace di rifornirla di gran parte di ciò che l’Occidente da tre anni si rifiuta di vederle. Tanto più che quasi il 90% dell’interscambio tra Russia e Cina è ora regolato in rubli o yuan. Così la cosiddetta “amicizia senza limiti” tra Russia e Cina, che ogni tanto Putin e Xi vantano, sarà pure “illusoria”, come scrivono gli esperti. Ma intanto c’è, non pare incline al tramonto. E sulla Piazza Rossa sono sfilati anche i soldati cinesi, insieme con quelli di altri 12 Paesi.
Il che porta a sottolineare la differenza di tono tra questa parata e quelle degli anni scorsi. Quella del 2022 fu cupa, torva, all’ombra dell’invasione cominciata pochi mesi prima e rivelatasi assai più complicata del previsto. Una parata con cui ancora Putin cercava di convincere i russi (in quel periodo se ne andò dal Paese più di un milione di persone) che la guerra era stata una necessità imposta dall’esterno, e non una decisione del Cremlino. Quella del 2023 si svolse sotto la cappa della preoccupazione, proprio mentre prendeva il via la tanto temuta (e in Occidente esaltata) offensiva ucraina. Quella del 2024 fu la parata della cautela, dello scampato pericolo (l’offensiva ucraina era fallita) e dell’avanzata nel Donbass. Quest’anno la parata è stata tutta all’insegna dell’orgoglio, dello scampato pericolo e, anzi, della convinzione di essere sulla strada della vittoria. È ciò che pensa il 72% dei russi, stando alle ricerche del Levada Center. Ma la sensazione è che, nonostante fonti dello stesso Cremlino diano per prossimo un incontro Trump-Putin, gli eventi puntino piuttosto verso un prolungamento del conflitto. Come se tre anni di tragedia non bastassero ancora.
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