Una mossa studiata a lungo. Come riporta Il Corriere di oggi, dietro il golpe che in queste ore sta agitando il Venezuela c’è un piano preciso da parte degli Stati Uniti per detronizzare un Nicolas Maduro alla frutta. La rottura di Juan Guaido, che ieri si è proclamato presidente ad interim, non doveva cadere nel vuoto e doveva incassare l’approvazione, come poi in parte è successo, della comunità internazionale. 

Come riporta il quotidiano di via Solferino, infatti, “da settimane gli americani stanno facendo pressioni sull’esercito e sulla polizia del Venezuela perché abbandonino Maduro e aprano la strada a una transizione pacifica verso un assetto democratico”. Ieri il segretario di Stato Mike Pompeo si è spinto ancora più in là, facendo un appello ai soldati venezuelani: “Mi rivolgo ai militari e alle forze di sicurezza perché appoggino la democrazia e proteggano i cittadini venezuelani”. Che, in poche parole, significa: l’esercito si schieri al fianco del nuovo presidente ad interim. Questo sostegno, fino ad ora, non sembra esser arrivato.

Quel che è certo è che la comunità internazionale si è spaccata. Se da una parte Guaido ha incassato il sostegno dei Paesi occidentali, dall’altra Maduro viene difeso da Turchia e Russia. Il punto di riferimento di Trump è però il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, con il quale si sta confrontando da tempo su questo dossier.

Non appena è arrivato a Davos, il leader brasiliano ha detto: “Spero che in Venezuela il governo cambi rapidamente”. Parole che suonano come una profezia, dopo quello che è accaduto ieri. Già perché Trump e Bolsonaro hanno qualcosa in comune: sono due grandi avversari della sinistra e stanno cercando di fare di tutto per eliminarla. In ogni modo, tanto che ieri fonti vicine alla Casa Bianca hanno detto: “La nostra speranza è che Maduro capisca il messaggio, e accetti una transizione pacifica del Venezuela verso la democrazia e la libertà. Altrimenti tutte le opzioni sono sul tavolo”. Comprese quelle militari, quindi. 

Ma non solo. Ieri le stesse fonti delle Casa Bianca facevano sapere: “Finora le nostre sanzioni hanno toccato appena la superficie. C’ è molto di più che possiamo fare”. Come riporta La Stampa, infatti, “l’amministrazione ha già avvertito le raffinerie americane nel Golfo del Messico, dove durante il 2018 sono continuati ad affluire circa 500mila barili di petrolio venezuelano al giorno, che questo rubinetto potrebbe chiudersi. Ciò toglierebbe al regime una larga parte delle sue risorse economiche, obbligandolo a cercare in fretta nuovi mercati in Asia. Non è escluso, però, che gli Usa facciano ricorso al blocco navale, per impedire ogni commercio e decretare il collasso del Paese”.

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