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Le recenti sanzioni votate dall’ultimo Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro la Pyongyang sono piuttosto dure. Esse prevedono una riduzione del 30% sulle esportazioni di petrolio greggio e raffinato nel Paese; un divieto alle esportazioni di gas naturale e dei materiali tessili nordcoreani nonché uno stop ai nuovi permessi di lavoro rivolto ai cittadini della Corea del Nord nel mondo (oltre 90.000 le persone che lavorano attualmente all’estero). Questo è il risultato di una mediazione serrata tra gli Stati Uniti, Cina e Federazione Russa e, nonostante le sanzioni imposte, è molto diverso da ciò che gli USA avrebbero voluto imporre al regime. 

L’iniziale bozza redatta dalla diplomazia americana comprendeva il congelamento dei beni di Kim Jong-un e il divieto di viaggiare all’estero a lui e a tutti i funzionari coreani, oltre ad ulteriori sanzioni. La bozza autorizzava gli stati membri delle Nazioni Unite a ispezionare le navi nordcoreane nelle acque internazionali e a imporre un embargo petrolifero totale, che avrebbe gettato il Paese nella miseria. Un’iniziativa bloccata sul nascere dal presidente russo Vladimir Putin e dal Ministro degli Esteri Lavrov.





Russia e Cina vogliono la stabilità nella regione

Ciò che Russia e Cina non vogliono è una guerra nella penisola coreana e l’instabilità nella regione. “Le priorità di Russia e Cina sono chiare – spiega l’analista geopolitico Pepe Escobar su AsiaTimesstabilità a Pyongyang, nessun cambio di regime, nessuna drastica alterazione della scacchiera geopolitica né una profonda crisi dei rifugiati”. Importante in questo senso comprendere ciò che è successo la scorsa settimana all’Eastern Economic Forum di Vladivostok, che ha avuto luogo a soli 300 chilometri dai test missilistici di Pyongyang.

Appuntamento ignorato dall’opinione pubblica occidentale ma evento chiave per comprendere cosa accadrà nell’imminente futuro. “Ciò che Russia e Cina propongono – osserva l’esperto – sono essenzialmente dei colloqui a 5 + 1 (Corea del Nord, Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud, più gli Stati Uniti), in territorio neutrale, come confermato dai diplomatici del Cremlino. A Vladivistok Putin ha disinnescato a suo modo l’isteria militare avvertendo che fare un passo oltre le sanzioni significherebbe un invito al cimitero”.

Cooperazione con Pyongyang e nuove infrastrutture

Mosca e Seul hanno concordato l’istituzione di una piattaforma commerciale trilaterale che coinvolga Pyongyang al fine di investire nelle infrastrutture e nei collegamenti in tutta la penisola coreana e con l’Estremo Oriente russo. E il primo paese a voler incrementare la cooperazione con Pyongyang è proprio la vicina Corea del Sud. Il Primo Ministro sudcoreano Moon Jae-In ha proposto la costruzione di “nove ponti” di cooperazione tra Seul e la Corea del Nord che riguardano il “gas, le ferrovie, le costruzioni navali, la creazione di gruppi di lavoro, l’agricoltura e altri tipi di cooperazione”.

Moon ha aggiunto che tale cooperazione trilaterale mira alla creazione di progetti comuni nell’Estremo oriente russo. Come racconta Escobar, Moon sa che “lo sviluppo di tale area promuoverà la prosperità dei due paesi e contribuirà anche a cambiare la Corea del Nord, creando la base per l’attuazione di accordi trilaterali”.

Una ferrovia che colleghi Seul al Continente

Durante il Forum si è parlato molto anche di trasporti e nuove infrastrutture. Seul vorrebbe una rete ferroviaria che la colleghi al Continente; penalizzata dall’isolamento della Corea del Nord, la Corea del Sud, infatti, mira alla costruzione di linea ferroviaria trans-coreana che la colleghi alla Cina e alla Federazione Russa. Mosca è assolutamente favorevole alla soluzione prospettata. 

Il presidente Vladimir Putin ha sottolineato che “l’attuazione di queste iniziative non solo sarebbe economicamente vantaggioso, ma consentirebbe di rafforzare la fiducia e la stabilità nella penisola coreana”. La strategia di Cina e Russia è quella di integrare e coinvolgere la Corea del Nord nello sviluppo di importanti reti di comunicazione e cooperazione; per farlo però serve la stabilità politica, non la guerra. 

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