Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

La lunga faida tra l’Arabia Saudita e il Qatar appare giunta a un nuovo culmine negli ultimi giorni, dopo che da Riad sono rimbalzate le voci legate a un ipotetico progetto infrastrutturale con cui la petromonarchia wahabita punterebbe a segnalare dal punto di vista fisico l’inconciliabile opposizione al piccolo e prospero emirato, arrivando a trasformarlo di fatto in un’isola attraverso lo scavo di un canale interno ai suoi confini.

Saud al-Qahtani, consigliere del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, ha infatti comunicato via Twitter che il progetto “Isola di Salwa”, come è stato denominato, è oramai entrato nella fase dei dettagli. Dopo aver chiuso il confine terrestre e aver rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar 14 mesi fa, l’Arabia Saudita rinfocola la competizione con Doha ai massimi livelli e lancia una sfida geopolitica, dato che lo scavo del canale non avrà ripercussioni soltanto sui rapporti diplomatici tra i due Paesi.

I dettagli sul “canale della discordia”

“Il canale”, scrive l’Agi, “si estenderebbe da Salwa a Khor al-Adeed, per una lunghezza di 60 chilometri e si estenderebbe sull’unico confine terrestre del Qatar. L’opera dovrebbe avere una profondità tra i 15 e i 20 metri e sarebbe larga 200 metri, permettendo così il passaggio di navi mercantili fino a 33 metri di larghezza e 295 metri di lunghezza. Questo canale potrebbe essere realizzato in 12 mesi utilizzando le tecniche recentemente usate in Egitto per allargare il Canale di Suez”.

Sulle spone del canale l’Arabia Saudita porterebbe pressione diretta al Qatar attraverso la costruzione di una base militare e, al tempo stesso, negherebbe ostentatamente a Doha qualsiasi diritto di navigazione su un tratto di acque destinato a rientrare completamente sotto la sovranità di Riyadh. Inoltre, pare che Riyadh si sia accordata con gli Emirati Arabi Uniti per l’inserimento nel progetto di un sito di smaltimento per scorie nucleari provenienti dalle centrali di entrambi i Paesi.

Il costo complessivo del progetto, segnala il Guardiandovrebbe aggirarsi sui 750 milioni di dollari. Tuttavia, l’impermeabilità di entrambi i governi alle richieste di maggiori dettagli da parte dei media internazionali porta a dubitare della reale possibilità che il progetto possa decollare in tempi brevi.

Progetto reale o guerra psicologica tra Arabia Saudita e Qatar?

L’unica conferma per il canale di isolamento del Qatar, in primo luogo, è arrivato da una fonte vicina al principe ereditario: Mbs, tuttavia, è ben lungi dall’essere il dominus della politica saudita che era sino a qualche mese fa, dato che l’anziano Re Salman ha di recente spinto per esercitare sino in fondo tutte le sue prerogative monarchiche

Salman ha bloccato per sua iniziativa la quotazione in borsa di una frazione del capitale del colosso petrolifero Aramco, infliggendo così un durissimo colpo alle speranze di riforme di Mohammad bin Salman, fondate sulla volontà di finanziare coi proventi ottenuti in borsa il programma di riforme Saudi Vision 2030. “Nell’immediato i Saud non possono contare sui cento miliardi di dollari freschi che sarebbero entrati nelle casse del regno”, ha scritto Mauro Indelicato. “A medio – lungo termine il ritorno d’immagine negativo rischia di far naufragare sul nascere il progetto Vision 2030”.

In questo contesto, per i vertici di Riyadh un rinfocolamento delle tensioni internazionali potrebbe contribuire a compattare un fronte interno sempre più precario. La statunitense Arabia Foundation, citata dal Washington Postsegnala che il rilancio dell’opposizione a Doha rientra in tali schemi: un’operazione di guerra psicologica volta a stemperare una tensione interna giunta a livelli apicali. 

In Medio Oriente, le parole dei leader sono seconde in ambiguità solo ai loro silenzi. Nello scenario del “canale della discordia”, le fonti ufficiali tacciono e si mantengono guardinghe. Segno che, in ogni caso, qualcosa nei sottofondi del potere di Riyadh si sta muovendo. E non è detto che le operazioni coperte siano funzionali alle dichiarazioni pubbliche, anzi: molto spesso, in casa Saud, è vero l’esatto opposto.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY