Tra gli ambienti neocon americani non tramonta il sogno di un regime change nella Repubblica Islamica dell’Iran. Progetto difficilmente realizzabile poiché Teheran rappresenta un alleato della Federazione Russa in Siria e un importante partner commerciale, anche in ottica della Nuova Via della Seta, per Pechino. Ciò nonostante, gli accaniti oppositori dell’accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Iran vogliono spingere il presidente Donald Trump a minacciare un embargo economico senza precedenti contro Teheran, sperando di scalzare l’attuale assetto governativo figlio della Rivoluzione islamica del 1979. Un progetto scritto nero su bianco in un memorandum che è stato resto noto e divulgato in queste ore. 

Sanzioni ed embargo economico globale

Il documento, intercettato e pubblicato da Foreign Policy,  viene definito una “versione del ventunesimo secolo dell’embargo su Cuba di John F. Kennedy”. Secondo tale documentazione, il presidente Trump dovrebbe dichiarare al Congresso il mese prossimo che l’accordo sul nucleare non è più nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti; a quel punto gli Usa minaccerebbero Teheran con un “embargo economico globale” se non verranno rispettate determinate condizioni nell’arco di 90 giorni, tra cui l’apertura di siti militari a ispettori internazionali. L’embargo comporterebbe il ripristino delle vecchie sanzioni economiche nonché misure aggiuntive, tra cui importanti restrizioni alle esportazioni di petrolio.

Secondo quanto rivela FP, il memorandum sarebbe stato redatto da Richard Goldberg, un ex funzionario del Congresso che ha lavorato a lungo per i repubblicani nonché sostenitore della linea dura contro l’Iran. Il documento sarebbe arrivato nelle mani dei funzionari dell’amministrazione Trump e dei legislatori repubblicani nel Congresso.

Le parole di Tillerson e di Trump

Giovedì scorso il Segretario di Stato Usa Rex Tillerson ha dichiarato ai giornalisti che l’amministrazione Trump deve ancora prendere una decisione in merito all’Iran. “Il presidente Trump è stato chiaro, dobbiamo prendere in considerazione la totalità delle minacce iraniane, non solo le capacità nucleari” – ha affermato, parlando in una conferenza stampa congiunta con il Ministro degli esteri britannico Boris Johnson, a Londra. “A nostro avviso, l’Iran non si sta attenendo a certe aspettative nell’ambito dell’accordo”.

Trump seguirà le istruzioni impartite dal memorandum? Le sue recenti dichiarazioni, espresse poco dopo il viaggio in Florida, farebbero presupporre di sì. “Vedrete cosa farò presto in ottobre. L’accordo con l’Iran non è equo per questo Paese. Si tratta di un accordo che non sarebbe mai dovuto essere siglato, loro hanno violato così tanti punti diversi e lo spirito di questo accordo” – ha sottolineato il tycoon. 

Perché il piano dei neocon contro l’Iran non può funzionare

Nonostante le ambizioni degli ambienti neo-conservatori Usa, difficilmente il prospettato “embargo senza precedenti” può realmente funzionare. Il motivo lo spiega l’analista geopolitica Pepe Escobar su Asia Times: “Dopo un incontro con il presidente Putin a Sochi mercoledì scorso, il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif è andato subito al sodo; l’accordo sul nucleare non è negoziabile. In nessun modo il partenariato strategico sino-russo, così come gli europei coinvolti nei negoziati di Vienna (Regno Unito, Francia e Germania) butteranno all’aria il piano congiunto d’azione globale (JCPOA).Tutte le sanzioni possibili unilaterali statunitensi non sarebbero semplicemente seguite da tutti gli altri membri della squadra negoziale” – spiega Escobar.

“Gli europei e gli asiatici continueranno a investire in Iran. La Cina, l’India, il Giappone e la Corea del Sud continueranno a comprare petrolio e gas iraniani, pagandoli nelle loro rispettive valute o effettuando operazioni di swap” – aggiunge l’esperto. Per tutte queste ragioni il piano dei neocon contro l’Iran è destinato a fallire.